La Russia prende il controllo della Rockwool (e non solo). Così Putin conquista le aziende estere

Giorgia Paccione

14 Gennaio 2026 - 16:27

Un decreto del Cremlino affida allo Stato il controllo delle filiali russe di Rockwool e Can-Pack. Un segnale forte alle multinazionali straniere presenti nel Paese.

La Russia prende il controllo della Rockwool (e non solo). Così Putin conquista le aziende estere

La Russia alza ulteriormente il livello dello scontro economico con l’Occidente e stringe la presa sulle aziende straniere ancora operative nel Paese. Con un decreto firmato dal presidente Vladimir Putin, le filiali russe del gruppo danese Rockwool e del produttore di imballaggi Can-Pack sono state poste sotto amministrazione esterna forzata, di fatto sottraendo il controllo degli asset alle case madri. Una mossa che si inserisce nella strategia del Cremlino di rafforzare la sovranità industriale e rispondere alle sanzioni internazionali, ma che riaccende le preoccupazioni di investitori e governi europei.

Rockwool, leader mondiale nei materiali isolanti in lana di roccia, ha comunicato di non avere più il controllo delle proprie attività in Russia. Le quattro fabbriche presenti nel Paese (localizzate nella regione di Mosca, a Vyborg, a Troitsk e nella zona economica speciale di Alabuga in Tatarstan) sono ora gestite da una direzione esterna nominata dallo Stato russo.

Una direzione esterna ha preso il controllo della filiale russa di Rockwool e quindi non controlliamo più i nostri asset nel Paese”, ha dichiarato il gruppo in una nota al mercato, aggiungendo di essere “poco ottimista” sulla possibilità che la decisione venga revocata.

L’impatto finanziario delle attività russe di Rockwool

Dal punto di vista economico, il colpo non è marginale. Nel 2025 le attività russe di Rockwool hanno generato ricavi per 261 milioni di euro, una quota rilevante per il gruppo danese. Gli analisti stimano che questi impianti contribuissero per circa il 7% alle vendite complessive e per circa il 14% all’EBIT.

Proprio per questo, la notizia ha avuto un impatto immediato in Borsa: le azioni Rockwool hanno perso circa l’8% in una sola seduta, riflettendo i timori su utili futuri e svalutazioni.

La società ha annunciato che le quattro entità russe verranno deconsolidate “a partire da oggi” e che il valore netto delle attività sarà svalutato. Al 31 dicembre, l’esposizione complessiva in Russia ammontava a circa 469 milioni di euro.

Secondo gli analisti, l’impatto sul bilancio è gestibile, ma la perdita di siti produttivi moderni e ad alta redditività rischia di pesare nel medio periodo. Ancora più delicato, però, è il tema del know-how: gli stabilimenti sequestrati erano considerati tra i più performanti del gruppo e ospitavano tecnologie proprietarie ritenute strategiche.

Non solo Rockwool: un messaggio all’Occidente

Il decreto presidenziale non riguarda solo il gruppo danese. Anche Can-Pack, società polacco-americana attiva nella produzione di lattine in alluminio per bevande, ha visto le proprie attività russe passare sotto controllo statale.

Dal 2010 l’azienda opera in Russia con due impianti nelle regioni di Mosca e Rostov e detiene circa il 30% del mercato interno delle lattine. Anche in questo caso, la gestione è stata affidata a una società russa designata, segnando un’ulteriore stretta sulle imprese estere rimaste nel Paese.

La mossa del Cremlino appare dunque come un messaggio chiaro alle multinazionali occidentali: operare in Russia significa accettare un rischio politico elevato, che può tradursi nella perdita del controllo degli asset.

Rockwool ha assicurato che “difenderà fermamente” i propri diritti legali, richiamando anche il trattato bilaterale sugli investimenti tra Danimarca e Russia, e ha annunciato il coinvolgimento del governo danese e dell’Unione europea. Tuttavia, il contesto geopolitico rende complessa qualsiasi prospettiva di soluzione nel breve periodo.

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