La rotazione settoriale sta scegliendo i nuovi leader di mercato. 2 titoli da tenere d’occhio nel prossimo trimestre

Redazione Money Premium

1 Agosto 2026 - 08:41

In un contesto in cui la volatilità e le incertezze macroeconomiche continuano a comprimere i range, l’attenzione agli aspetti tecnici e alle stime di crescita di medio periodo rimane essenziale.

La rotazione settoriale sta scegliendo i nuovi leader di mercato. 2 titoli da tenere d’occhio nel prossimo trimestre

L’indice S&P 500 ha trascorso le ultime settimane confinato in un intervallo ristretto, incapace di compiere progressi significativi nonostante il flusso continuo di dati sugli utili, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, le aspettative legate alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale e le oscillazioni dell’inflazione.

Dal picco del 2 giugno il benchmark ha perso soltanto circa il 3 percento, un movimento contenuto che ha generato una configurazione tecnica definita “molla compressa”: le trendline convergenti delineano un triangolo di consolidamento la cui base di supporto ha retto per quattro sedute consecutive.

Cosa sta accadendo con la rotazione settoriale?

Il prezzo rimane appena al di sotto della media mobile a 21 giorni, collocata intorno a 7.490 punti, e di quella a 50 giorni, intorno a 7.470, mentre la media a 200 giorni si trova ben più in basso, a quota 7.012. Questa geometria lascia aperta la possibilità di una ripartenza verso l’estremità superiore del range, ma richiede un monitoraggio costante perché la rottura, quando arriverà, potrebbe imprimere una direzione netta al mercato.

All’interno di questa quiete apparente, i flussi di capitale non sono rimasti immobili. Si è verificata una chiara rotazione settoriale: dal mese di giugno il comparto sanitario ha guadagnato oltre il 14 percento e quello finanziario più del 10 percento, mentre la tecnologia ha registrato un evidente ritardo. Non si è trattato di un deflusso generalizzato dal mercato, bensì di uno spostamento verso aree percepite come più difensive in un contesto di incertezza oppure, secondo un’interpretazione più ottimista, verso i nuovi potenziali leader di un mercato rialzista.

Quando l’indice S&P 500 uscirà dalla sua consolidazione, non è scontato che questi due settori mantengano la leadership, ma storicamente le rotazioni in corso durante le fasi di compressione tendono a anticipare i protagonisti della fase successiva.

Eli Lilly

Tra le opportunità che emergono con maggiore chiarezza figura Eli Lilly. Il titolo farmaceutico ha trascorso sette mesi imprigionato sotto la soglia psicologica e tecnica dei 1.200 dollari, livello che aveva funzionato da resistenza nel dicembre precedente. A luglio ha finalmente superato quella barriera e sta ora lavorando il breakout attraverso una bandiera discendente stretta, posizionata esattamente sopra la vecchia resistenza, in quella che tecnicamente si definisce un throwback da manuale. Il prezzo si colloca al di sopra di tutte le principali medie mobili, disposte nell’ordine rialzista più favorevole: la media a 21 giorni sopra quella a 50, e quest’ultima sopra la media a 200 giorni.

Il rapporto tra Eli Lilly e l’S&P 500 sta raggiungendo nuovi massimi, anche se non ha ancora completato un breakout definitivo. I volumi non hanno ancora mostrato un’espansione significativa, ma potrebbero aumentare non appena il titolo si allontanerà dai livelli estivi e prospetterà nuovi massimi. Dal punto di vista fondamentale, l’azione viene scambiata a 34,2 volte gli utili prospettici, un multiplo elevato in termini assoluti, ma giustificato da una crescita dei ricavi stimata al 31 percento per l’anno fiscale in corso e da un incremento degli utili per azione del 43 percento.

I risultati che saranno pubblicati ad agosto potrebbero rappresentare il catalizzatore capace di spingere la bandiera verso l’alto nel breve termine. L’esposizione attuale in portafogli di crescita è già pari al 2 percento, aumentata dall’1 percento il 5 giugno, mentre nei modelli dividend yield raggiunge il 3 percento; un’eventuale conferma del breakout potrebbe giustificare un ulteriore incremento dell’allocazione.

Enova International

Sul versante finanziario emerge invece Enova International, società che presenta un profilo diametralmente opposto sul piano valutativo. Leader online dietro marchi come CashNetUSA, NetCredit e OnDeck, il titolo si trova appena al di sotto del massimo delle 52 settimane dopo un’ascesa quasi verticale tra giugno e luglio.

Invece di correggere, sta digerendo i guadagni all’interno di un pennant stretto, con volumi che si espandono nelle sedute rialziste e con il rapporto rispetto all’S&P 500 che spinge verso nuovi massimi. Il prezzo rimane ben al di sopra delle medie mobili, anch’esse allineate in ordine rialzista. Il breakout dalla bandiera rialzista è già stato confermato da volumi crescenti.

Le valutazioni risultano decisamente più contenute: 13,1 volte gli utili prospettici a fronte di una crescita dei ricavi stimata al 18 percento e al 22 percento nei prossimi due anni fiscali, e di un incremento degli utili per azione del 33 percento e del 20 percento.

Dopo un ritorno totale del 136 percento negli ultimi dodici mesi, il titolo non è ancora presente nei portafogli, a differenza di Interactive Brokers, che pure è emerso dallo stesso screening. L’eventuale ingresso in Enova International rappresenterebbe un’esposizione a un prestatore non-prime rivolto a consumatori e piccole imprese, un segnale di secondo ordine che parla delle condizioni del credito e che trova conferma nella forza già evidente del settore finanziario misurata attraverso l’XLF.

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