La produzione industriale italiana è ancora in crisi

Alberto De Pasquale

11/06/2024

Nelle grandi economie dell’Ue cresce solo in Francia e Spagna, mentre l’Italia fa segnare l’ennesimo calo legato (anche) alle difficoltà della Germania.

La produzione industriale italiana è ancora in crisi

Da una parte c’è la Germania, con le sue difficoltà. Dall’altra, una debole domanda interna rallentata dall’inflazione. E nel mezzo c’è la crisi della produzione industriale italiana, che riguarda principalmente i beni di consumo durevoli e lo scorso aprile ha fatto segnare un calo tendenziale per il quindicesimo mese consecutivo. La Germania è arrivata invece al suo decimo mese consecutivo di flessione: la crisi produttiva tedesca sta durando da meno tempo di quella italiana, anche se è più marcata rispetto alle previsioni. Tra settembre e dicembre 2023 la Germania ha subìto un calo medio della produzione industriale del 4,5% rispetto all’analogo periodo del 2022, mentre negli stessi quattro mesi l’Italia ha avuto una flessione “solo” del 1,5%. Tuttavia, c’è poco da rallegrarsi perché i destini dell’industria italiana e di quella tedesca sono decisamente legati.

Secondo l’Istat, in Italia nei primi quattro mesi del 2024 soltanto il comparto alimentare e il settore della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati sono riusciti ad aumentare i volumi prodotti negli stessi mesi del 2023. Tutto il resto della produzione è stato in calo: in generale del 3,3% e per alcuni ambiti a livelli davvero pesanti. È il caso soprattutto delle industrie tessili, dell’abbigliamento e di pelli e accessori, che nei primi quattro mesi di quest’anno hanno prodotto il 9,9% in meno rispetto al periodo gennaio-aprile 2023. Ma un’altra crisi produttiva evidente è legata alla fabbricazione dei mezzi di trasporto, in flessione del 5,4% sullo scorso anno.

Il calo della produzione industriale italiana riguarda principalmente i beni di consumo (-4,8% tra gennaio e aprile 2024 rispetto al 2023) e in particolare quelli durevoli (-8,7%). Una flessione di questo tipo è solitamente rivelatrice di una bassa capacità di spesa, dovuta all’inflazione e alla scarsa capacità di risparmio, e di aspettative incerte per il futuro da parte di consumatori e imprese.

In Italia la produzione industriale è in sofferenza soprattutto nel settore della moda e dei motori, tra i più sensibili alla domanda estera e alle condizioni geopolitiche. Ma anche nella meccanica, che è considerata un fiore all’occhiello dell’industria nazionale e risente negativamente di ogni rallentamento economico che si verifica in Germania, essendo molto legata alle filiere industriali tedesche. Berlino è reduce da un calo del Pil dello 0,3% nel 2023 – unico caso tra le economie del G7 – e da performance negative soprattutto per il settore dell’industria. Nel 2024 potrebbe arrivare una crescita minima, ma più lenta rispetto a quanto previsto inizialmente: di appena lo 0,3%, secondo quanto stimato dalla Bundesbank. Una ripresa lunga che sta aggravando le sorti dell’industria italiana.

Secondo i dati Eurostat, l’italiana e la tedesca sono le due principali economie europee maggiormente in difficoltà con la produzione industriale. Vanno bene, invece, Francia e Spagna. Escluso il calo tendenziale dello 0,7% a febbraio, nel 2024 la Francia sta facendo registrare mese dopo mese valori della produzione leggermente in aumento rispetto agli stessi periodi del 2023: +0,9% a gennaio, +0,4% a marzo e +1% ad aprile. La Spagna sta facendo ancora meglio, crescendo del 3,7% su base annua a febbraio e dell’1,1% ad aprile.

Negli ultimi anni l’economia tedesca aveva prosperato anche grazie ai bassi tassi d’interesse, l’energia russa a basso costo e alla forte domanda di esportazioni in Cina. Lo scenario totalmente stravolto dopo il 2020 con la pandemia e il 2022 con il conflitto in Ucraina ha portato al rallentamento della “locomotiva d’Europa”, che nel frattempo ha anche abbandonato definitivamente il nucleare, un ulteriore fattore che potrebbe aver aggravato la crisi della produzione industriale tedesca.