Non c’è alcun dubbio sul fatto che il trend dei prezzi del Bitcoin, nel corso del 2025, abbia lasciato di stucco un po’ tutti. L’anno che ha visto le quotazioni della criptovaluta numero uno al mondo schizzare fino al record della storia, attorno a $126.000, agli inizi di ottobre, si è concluso infatti con un flop.
La moneta più ’anziana’ dell’intero universo delle criptovalute ha terminato l’anno scorso in rosso, a quota $88.242, in calo su base annua del 6%, e con un tonfo del 30% rispetto ai massimi testati appena due mesi prima. Tutto, a causa di diversi fattori.
La rimonta degli ultimi giorni è tuttavia lampante: i prezzi del Bitcoin sono rimbalzati fino a sfiorare la soglia di $96.000, riavvicinandosi alla soglia psicologica cruciale di 100.000 dollari, a conferma della volatilità che continua a contraddistinguere questo tipo di investimenti, e mentre la carrellata di stime sembra non avere fine. La domanda, d’altronde, martella un po’ tutti, patiti e non del mondo crypto. Come andranno le cose quest’anno e anche nel lungo termine ai prezzi del Bitcoin? Le previsioni sono numerose, e tra queste spicca anche la più “pazza”, che comunque vale la pena di prendere in considerazione, in quanto sfornata da un gigante della finanza made in USA.
Vale la pena intanto riassumere cosa è accaduto al Bitcoin nelle ultime settimane del 2025, quando i sell hanno provocato una forte caduta.
A pesare sono state sia una serie di liquidazioni a catena di posizioni precedentemente accumulate sugli asset digitali con il ricorso alla leva finanziaria, sia, più in generale, una rotazione degli investitori che, in un contesto di crescente incertezza economica, hanno ridotto l’esposizione agli asset più volatili per fare cassa, o per spostarsi verso strumenti ritenuti più stabili.
Gli acquisti che sono tornati a riaffacciarsi in queste ultime sedute hanno portato ora le quotazioni ad agguantare il record degli ultimi due mesi.
Il valore attuale dei prezzi è però poca cosa rispetto a quello previsto da alcuni analisti, che hanno sfornato una stima da urlo.
Cos’è VanEck, il gigante della finanza che ha sfornato la pazza previsione sul Bitcoin
L’outlook sui prezzi del Bitcoin - che diversi investitori, anche i più bullish - definiranno folle, è stato formulato da VanEck, società di gestione di investimenti globale che ha sede a New York, e che è conosciuta soprattutto per l’emissione di ETF.
Si tratta di un vero e proprio gigante del mondo della finanza, che affonda le sue radici nel 1955 - anno in cui è stato fondato -, i cui ETF incidono per più del 75% sugli asset che gestisce (AuM).
Lo stesso gruppo si definisce tra i primi gestori patrimoniali statunitensi che hanno offerto agli investitori l’accesso ai mercati internazionali, riconoscendo fin da subito il potenziale trasformativo degli investimenti in oro, mercati emergenti, ETF e asset digitali.
Oggi VanEck individua sia opportunità di investimento core che soluzioni più specializzate, concepite per migliorare la diversificazione dei portafogli.
Sempre oggi il colosso ritiene che le quotazioni del Bitcoin voleranno entro il 2050 fino a quota $2,9 milioni, rispetto agli attuali $96.000 circa. Un boom che, nel caso in cui si manifestasse, sarebbe pari a oltre +2.920%.
VanEck punta su prezzi del Bitcoin a $2,9 milioni entro il 2050
Per quanto riguarda la view che il gruppo ha sui prezzi del Bitcoin, vale la pena precisare che si tratta di una previsione di lungo termine, che si basa sui tre seguenti punti chiave.
- La valutazione strutturale (CAGR del 15%): “nel nostro scenario base, il prezzo di Bitcoin raggiunge 2,9 milioni di dollari entro il 2050, sostenuto dalla sua adozione come valuta di regolamento per il 5–10% del commercio globale e come asset di riserva pari al 2,5% dei bilanci delle banche centrali ”.
- Il ruolo strategico all’interno dei portafogli di investimento: “individuiamo un’allocazione strategica dell’1–3% per portafogli diversificati. Per gli investitori caratterizzati da una maggiore tolleranza al rischio, la nostra analisi suggerisce che allocazioni fino al 20% abbiano storicamente ottimizzato l’indice di Sharpe, sfruttando il profilo di rendimento convesso di Bitcoin”. A tal proposito, vale la pena di ricordare che l’indice di Sharpe, che prende il nome dal premio Nobel William F. Sharpe, è un parametro molto utilizzato per valutare gestori e portafogli di investimento. Il suo valore viene calcolato - come spiegano gli analisti di Pictet - sottraendo il tasso di rendimento senza rischio di un titolo dal rendimento medio atteso dell’investimento, dividendo poi il risultato per la deviazione standard (volatilità) dei rendimenti degli investimenti. L’ indice, spiega Pictet Asset Management, presenta un valore che è direttamente proporzionale al grado di efficienza del portafoglio: “ Maggiore è l’indice di Sharpe, più efficiente sarà la gestione di un portafoglio ”. Se invece “l’indice è negativo, significa che c’è un rendimento inferiore rispetto al rendimento privo di rischio”.
- Il costo opportunità: “in un contesto in cui i Paesi sviluppati affrontano un super-ciclo del debito sovrano ”, aggiunge VanEck riferendosi alla propria previsione super bullish sui prezzi del Bitcoin, “il rischio di avere un’esposizione nulla al più affermato asset di riserva non sovrano potrebbe oggi superare il rischio di volatilità associato alla posizione stessa”.
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La previsione bullish scommette su Bitcoin fino a oltre $53 milioni
Nell’esaminare la tabella stilata da VanEck, in particolare da Matthew Sigel, responsabile della divisione di ricerca sugli asset digitali e da Patrick Bush, analista senior della divisione di investimenti e di asset digitali, si mettono in evidenza anche lo scenario ribassista per i prezzi del Bitcoin (Bear) e lo scenario bullish, con quest’ultimo che corrisponde a una previsione ancora più pazza.
Previsione ultra bullish di VanEck sui prezzi del Bitcoin
Prezzi del Bitcoin boom fino a $2,9 milioni entro il 2050? E' solo lo scenario di base di VanEck (Fonte VanEck).
A fronte di uno scenario di base che punta a un boom delle quotazioni della criptovaluta fino a $2,9 milioni, l’outlook bearish, ovvero ribassista e dunque più pessimistico, è di prezzi pari a $130.000, dunque comunque superiori rispetto a quelli attuali, mentre la view bullish, ovvero rialzista, è di prezzi che schizzano fino a $53,4 milioni.
I due esperti di VanEck fanno tuttavia due riflessioni.
La prima, per smentire chi è tentato di commentare la loro previsione come esagerata o, per l’appunto folle, è quella con cui viene spiegato che l’outlook presentato ha un nome ben specifico, rientrando nelle Capital Market Assumptions (CMA), ovvero in quelle che VanEck definisce “ aspettative di lungo periodo in termini di rendimenti, volatilità e correlazioni delle diverse asset class”, praticamente stime che “costituiscono la base per le decisioni strategiche di asset allocation”.
Nel caso specifico del Bitcoin, Sigel e Bush puntualizzano che “ le nostre CMA a 25 anni sul Bitcoin sono pensate per investitori istituzionali che valutano il ruolo dell’asset all’interno di portafogli diversificati”.
Inoltre, “il quadro presentato fa una distinzione tra i driver strutturali di valutazione e le considerazioni cicliche di allocazione, fornendo sia ipotesi di rendimento di lungo periodo, sia indicazioni operative per l’implementazione nel breve termine”.
In questa situazione, “sebbene i movimenti di prezzo nel breve periodo restino influenzati dalle condizioni di liquidità e dalle posizioni a leva, il framework CMA è ancorato a dinamiche di adozione di lungo periodo e a fattori di bilancio”.
Nel motivare la propria previsione, gli analisti di VanEck fanno notare anche che alcuni modelli standard di valutazione delle azioni (come i parametri DCF e il P/E) non hanno la capacità di individuare l’utilità di asset di riserva non sovrani come il Bitcoin.
L’approccio di VanEck si basa invece sulla penetrazione del Bitcoin in due specifici mercati, noti come total addressable markets (TAMs): il Global Medium of Exchange (MoE, mezzo di scambio globale) e gli asset di riserva delle banche centrali (Central Bank Reserve Assets).
Ed è sulla base di questo ragionamento che, nello scenario di base, i prezzi del Bitcoin sono visti scattare fino a $2,9 milioni entro il 2050, il che implica un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 15% rispetto ai livelli attuali.
Bitcoin e criptovalute hanno iniziato il 2026 con un buon slancio. Addio alla zona di paura?
In un analisi ad hoc dedicata alla criptovaluta numero uno al mondo, Marc Des Ligneris, Senior Portfolio Manager di CoinShares, ha fatto già notare che “il mercato delle criptovalute ha iniziato l’anno con un buon slancio, dopo un 2025 in cui ha le performance sono state inferiori rispetto ad altri risk assets”, a causa non di fattori “macroeconomici, bensì da dinamiche idiosincratiche, in particolare da prese di profitto da parte di detentori di lunghissimo periodo”.
Il gestore ha scritto che “è importante sottolineare, inoltre, che i deflussi dagli ETF registrati nel quarto trimestre 2025 non riflettono una vera uscita di capitale dal mercato”, visto che sono “riconducibili quasi esclusivamente allo smontaggio di strategie di basis carry trade, ovvero posizioni long sugli ETF coperte da posizioni short sui futures CME”.
La verità è anzi che, “durante il mese di dicembre 2025 — nonostante le consistenti richieste di rimborso — abbiamo osservato un aumento delle posizioni nette: le vendite di ETF sono state più che compensate dalla chiusura delle posizioni corte sui futures”.
Tra l’altro il senior fund manager di Coinshares ha ricordato che anche che, per il 2026, “ i consulenti di Bank of America sono stati finalmente autorizzati a raccomandare un’allocazione fino al 4% in Bitcoin a tutta la clientela, un fattore che dovrebbe sostenere ulteriormente questa tendenza”.
Des Ligneris ha citato infine il fattore delle ipotetiche riserve di Bitcoin del Venezuela - che potrebbe detenere fino a $60 miliardi in Bitcoin, indicando lo scenario alternativo di un possibile loro sequestro dagli Stati Uniti, che tuttavia non li immetterebbero sul mercato, creando così “un effetto strutturalmente favorevole sulle valutazioni”.
Per non parlare del messaggio di miglioramento che arriva dai mercati dei derivati:
“Gli indicatori dei derivati su Bitcoin hanno mostrato chiari segnali di miglioramento nelle ultime due settimane. La volatilità implicita, lo skew e i funding rate si sono normalizzati e il Crypto Fear and Greed Index è uscito temporaneamente dalla zona di ’paura’, indicando un significativo miglioramento del sentiment complessivo di mercato”.
Insomma, magari la previsione di VanEck è fin troppo ottimistica. Ma, in generale, aumenta il numero degli esperti che scommettono sulla ripresa dell’asset digitale.