La potenza di fuoco di Orcel, spiegata. Da dove vengono tutti i soldi di UniCredit?

Laura Naka Antonelli

18/12/2024

Orcel snobba la doppia ira di Italia e Germania e punta dritto sui due dossier Banco BPM e Commerzbank. Il bazooka a sua disposizione che blinda anche i dividendi.

La potenza di fuoco di Orcel, spiegata. Da dove vengono tutti i soldi di UniCredit?

Il messaggio di Andrea Orcel è chiaro: UniCredit non si farà certo intimidire da qualche nein arrivato dalla Germania o dalle minacce varie già propinate dal governo Meloni. La banca italiana continuerà ad andare dritta per la sua strada, determinata a centrare i due obiettivi messi nel mirino: Commerzbank e Banco BPM.

Il CEO lodato più volte per essere riuscito a trasformare UniCredit in una macchina che macina utili e dividendi, ribattezzato il Ronaldo dei banchieri e noto per essere allergico alle dinamiche della politica italiana e per adattarsi soltanto alle logiche del mercato, è determinato a fare gol nelle reti delle due banche, diventate ufficialmente nell’arco di pochi mesi prede illustri di Piazza Gae Aulenti.

Ma la domanda è d’obbligo: UniCredit ha una potenza di fuoco tale da riuscire a conquistare sia la banca tedesca che l’istituto di credito capitanato dal collega Giuseppe Castagna? Tale anche da continuare a fare la gioia degli azionisti con dividendi sempre più ghiotti?

Qual è il forziere che sta consentendo a Orcel di muoversi con tale sicurezza, secondo alcuni con fin troppa spavalderia, sfidando non solo i governi di Germania e di Italia, ma anche il contesto sicuramente più incerto per tutte le banche, in vista di ulteriori tagli dei tassi di interesse che, secondo gli esperti, la BCE di Christine Lagarde sarà inevitabilmente costretta ad annunciare?

Una cosa è certa: evidentemente, in questi ultimi anni in cui è stato assediato se non assillato costantemente dalla domanda sulla possibilità di riconsiderare una mossa su MPS-Banca Monte dei Paschi di Siena, banca senese mollata all’altare alla fine del 2021, Orcel ha studiato attentamente il mercato, fiutando la sua preda ideale.

Alla fine, ne ha trovate due: Commerzbank e Banco BPM.

Commerzbank: per UniCredit davvero solo un investimento?

Va precisato che, anche dopo essere salito al 28% nel capitale della prima e pur in attesa dell’ok della BCE per portare la sua quota al 30% circa, UniCredit ha chiarito che quella lanciata nel gruppo tedesco rimane una operazione di investimento.

Qualcuno ricorderà tuttavia, giustamente, che il banchiere aveva proferito anche la parola fusione. E, di fatto, Orcel non ha fatto mai mistero della sua ambizione di trasformare Piazza Gae Aulenti in una vera banca per l’Europa.

Lo ha rimarcato anche alla metà di settembre quando, nel commentare il blitz su Commerzbank, si era così espresso:

“Per ora siamo solo azionisti. Ma una fusione di entrambe le banche potrebbe portare a un notevole valore aggiunto per tutti gli stakeholder e creerebbe un concorrente molto più forte sul mercato bancario tedesco. I clienti privati potrebbero essere meglio supportati e le medie imprese tedesche potrebbero essere rafforzate con finanziamenti e sostenute in modo più completo a livello internazionale. Nei quasi 20 anni trascorsi da quando abbiamo rilevato HVB, abbiamo dimostrato, nonostante tutte le crisi economiche, di essere un partner affidabile per i nostri clienti in Germania”.

Attacco più frontale contro Banco BPM

L’attacco sferrato a Banco BPM è stato in ogni caso decisamente più frontale visto che, in questo caso, a essere annunciata è stata una OPS, ovvero una offerta pubblica di scambio: l’annuncio ha mandato in fibrillazione tutte le banche italiane potenzialmente interessate dalla manovra di Orcel e lo stesso governo Meloni, che è arrivato a brandire anche l’arma del golden power, tutto intento a mettere in sicurezza il progetto già sbandierato di un terzo polo bancario in Italia imperniato su MPS, banca perennemente in cerca di un cavaliere bianco che se l’accolli. Cavaliere bianco che, secondo le intenzioni di Meloni & Co. dovrebbe essere proprio Banco BPM.

Non sono mancati di conseguenza affondi vari dal governo italiano, che hanno messo in discussione anche il DNA italiano di UniCredit.

Dal canto suo, la preda direttamente interessata dalla questione, ovvero BAMI, sostenuta a quanto pare dalla maggioranza di governo e ulteriormente puntellata dai suoi maggiori azionisti, che non sono italiani, ma i francesi di Crédit Agricole, ha tirato fuori le unghie, auspicando l’intervento della Consob contro l’OPS di UniCredit, che si sarebbe azzardata a presentare un’offerta diventata tra l’altro anche a sconto, e non di poco.

Il CEO di BAMI Giuseppe Castagna ha contestato anche quanto affermato da Orcel, dicendosi perplesso di quel “distribution yield doppio rispetto al nostro” che una nuova banca, frutto di una fusione tra UniCredit e Banco BPM, assicurerebbe agli azionisti di questi ultimi.

Di fatto, il dubbio rimane e riguarda gli stessi azionisti di UniCredit, che in questi ultimi anni sono stati ricompensati con dividendi sempre più ghiotti.

Dubbi che tuttavia, a conferma di come il Ronaldo dei Banchieri sappia il fatto suo, gli stessi numeri incisi nel bilancio di UniCredit, così come gli stessi commenti di diversi analisti, ritengono a quanto pare infondati.

La parola chiave è capitale in eccesso. Dividendi blindati?

L’espressione chiave, per capire la strategia messa a punto da Orcel e la potenza di fuoco che la finanzierebbe è “excess capital”, ovvero capitale in eccesso. Capitale in eccesso che UniCredit vanta e che, ancora prima della diffusione dell’ultima trimestrale e dei risultati di bilancio relativi ai primi nove mesi del 2024 è stata rimarcata dalla stessa divisione di ricerca di Goldman Sachs.

Agli inizi di luglio, nell’annunciare la decisione di alzare il target price di UniCredit dai precedenti 44,50 a 45,50 euro (il tp sarebbe stato ulteriormente aumentato a 49 euro alla fine dello stesso mese) confermando il rating “buy”, Goldman Sachs aveva menzionato proprio questo fattore, mettendo in evidenza l’ampio capitale in eccesso di Piazza Gae Aulenti, tra i più alti tra tutte le banche europee, rispetto al valore della capitalizzazione di mercato (17% rispetto al 7% in media del settore bancario).

Occhio, tuttavia: nell’affrontare la prospettiva di una possibile operazione di M&A, ovvero di mergers and acquisitions, praticamente di un risiko bancario - quando non erano ancora note le mire di UniCredit su Commerzbank e Banco BPM - Goldman Sachs aveva scritto anche di intravedere opportunità nell’Europa centrale e orientale (CEE), attraverso operazioni di bolt-on, dunque attraverso acquisizioni di società più piccole, caratterizzate da chiari limiti finanziari.

Ancora prima, a marzo di questo anno, era stato lo stesso CEO di UniCredit Andrea Orcel ad aprire in modo più significativo all’opzione di perseguire operazioni M&A quando, in occasione di un evento di Morgan Stanley, si era dimostrato fiducioso nei confronti della capacità della banca di utilizzare il capitale in eccesso, quantificato in 9-10 miliardi di euro ante Basilea IV e a 6-7 miliardi dopo l’introduzione di Basilea IV. “Sarei deluso di doverlo solo restituire. Sarebbe deludente se i rigidi criteri stabiliti da Unicredit per valutare potenziali acquisizioni impedissero alla banca di impiegare almeno una parte dell’ampio capitale in eccesso in questo modo”, aveva detto l’AD di Piazza Gae Aulenti, commentando la prospettiva di impiegare il capitale in eccesso soltanto per remunerare gli azionisti con una pioggia di dividendi e di operazioni di buyback.

Orcel aveva anche detto che qualsiasi acquisizione avrebbe dovuto garantire un tasso di rendimento interno aggiustato per il rischio pari ad almeno il 15%: condizione sine qua non che è stata ribadita anche con il lancio dell’OPS su Banco BPM.

Nell’annunciare lo scorso 25 novembre l’OPS su Banco BPM, il banchiere è ritornato sulla questione del capitale in eccesso della banca, rassicurando i suoi azionisti in merito alla futura corresponsione dei dividendi.

L’offerta su Piazza Meda, ha precisato Orcel, “ non ha impatto sulla distribuzione del dividendo 2024 ”, così come neanche sui dividendi che saranno erogati nel 2025 e nel 2026.

Vero è che l’operazione “mette in stand-by il piano di buyback azionario ”. Il piano sarà comunque rilanciato alla fine dell’OPS sul Banco, prevista nel giugno del 2025, mentre rimane fermo l’impegno dei vertici a “restituire il capitale in eccesso entro il 2027”.

Dividendi dunque blindati a favore degli stakeholders di UniCredit, secondo il CEO di Piazza Gae Aulenti, che ha ribadito che l’operazione su Piazza Meda comporterà un utilizzo del capitale pari a 70 punti base, rimarcando che il capitale è in ogni caso “in eccesso”, per l’appunto, e che dunque non ci saranno “variazioni significative sulla situazione patrimoniale e sulla politica dei dividendi”.

Ma che dire nel caso dell’investimento effettuato su Commerzbank che, con l’annuncio di oggi, si è fatto ancora più importante?

Nello stesso comunicato con cui è stato reso noto l’ennesimo agguato della banca sul gruppo tedesco, è stato rimarcato che la posizione accumulata sulla banca tedesca “rimane al momento solo un investimento e non ha alcun impatto sull’offerta pubblica di scambio con Banco BPM”.

Di conseguenza, non sono previsti forti impatti neanche sui dividendi. Tra l’altro, è da un po’ che la banca italiana si è coperta dal rischio legato all’investimento effettuato nel capitale di Commerzbank.

Nell’ultimo comunicato sul dossier non è mancata infatti la seguente partecipazione: “ L’esposizione economica di UniCredit è quasi completamente coperta , dimostrando prudenza nell’approccio e garantendo piena flessibilità e opzionalità”.

Il bazooka di Andrea Orcel per la conquista di Commerzbank e Banco BPM

Al di là delle dichiarazioni del CEO, sono gli stessi numeri del bilancio a certificare che UniCredit disporrebbe di una potenza di fuoco tale da finanziare i due dossier lanciati su Banco BPM e Commerzbank.

L’ultima trimestrale ha messo in evidenza una situazione di “continua eccellente redditività” e di “creazione di valore per gli azionisti, con un RoTE del 19,7% nel terzo trimestre del 2024, in rialzo di 1,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente, e un utile per azione di €1,58, in rialzo di quasi il 22 per cento rispetto all’anno precedente”.

Sempre nel terzo trimestre del 2024, i ricavi netti sono saliti del 2,6% su base annua a €6 miliardi, grazie a un margine di interesse NII pari a €3,6 miliardi, €1,9 miliardi di commissioni, e €165 milioni di accantonamenti per perdite su crediti (LLP).

Occhio in particolare, a fronte di un NII destinato a scendere in quanto non più sostenuto dai rialzi dei tassi di interesse lanciati in precedenza dalla BCE, alla forza delle commissioni, che nel terzo trimestre del 2024 sono salite dell’8,5 su base annua, evidenziando di nuovo, ha spiegato UniCredit, “i benefici apportati dalla nostra diversificazione e da fabbriche prodotto di elevata qualità, così come il maggiore appetito della clientela per la nostra ampliata offerta di prodotti”.

La crescita delle commissioni ha interessato l’intero periodo dei primi nove mesi del 2024, con un rialzo che è stato pari a +7,2% su base annua, o del 8,7% “escludendo l’impatto della riduzione delle commissioni sui conti correnti in Italia e dei maggiori costi legati alle cartolarizzazioni”.

Imponente si è confermata per l’ennesima volta la generazione di capitale, che ha permesso a UniCredit di conservare una posizione di leadership, con un CET1 ratio pari al 16,1%.

Di fatto, nel terzo trimestre la banca ha assistito a una generazione organica di capitale record pari a €3,5 miliardi, che ha fatto salire la potenza di fuoco a nei primi nove mesi del 2024 a 10,11 miliardi, o 357 punti base.

Il risultato è stato tale da permettere a UniCredit di alzare la guidance sulla generazione organica di capitale del 2024 a circa 400 punti base da oltre 350 punti base.

Non solo. UniCredit ha fatto notare che “ il CET1 ratio è già al netto dei €7,7 miliardi accantonati per le distribuzioni nei nove mesi del 2024 e, anche, al netto dell’impatto derivante dagli investimenti strategici relativi agli impegni sul prezzo per le acquisizioni della joint venture assicurativa, di Aion/Vodeno e di Alpha Bank Romania, e all’investimento in Commerzbank ”.

UniCredit: la trasformazione vincente dal 2021 al 2024 grazie al CEO Andrea Orcel UniCredit: la trasformazione vincente dal 2021 al 2024 grazie al CEO Andrea Orcel UniCredit continua a confermarsi una macchina macina utili e dividendi, blindata da una forte generazione organica di capitale (Fonte UniCredit).

Altre indicazioni positive sulla solidità della banca sono state le seguenti: nel terzo trimestre del 2024 le attività finanziarie totali (TFA) di UniCredit sono ammontate a €807,9 miliardi, in crescita dell’1% su base trimestrale e del 6,7% su base annua.

La raccolta gestita (AuM + AuA) è ammontata a €162,7 miliardi, in crescita del 4,7% trim/trim e in rialzo del 17,1% a/a, mentre la raccolta amministrata (AuC) è stata pari a €204,4 miliardi, in rialzo del 3% trim/trim e in rialzo del 20,1% su base annua.

Il patrimonio tangibile di Gruppo si è attestato a €56,6 miliardi, in rialzo del 1,3% su base trimestrale, salendo del 1,7% su base annua, mentre il valore contabile tangibile per azione di Gruppo si è attestato a €35,8, in rialzo del 4,4% su base trimestrale e del 13,8% su base annua.

I numeri positivi sono stati rimarcati dal CEO Andrea Orcel, che si è così espresso, commentando la decisione della banca di migliorare la guidance:

“È chiaro che abbiamo ricostruito la nostra capacità di trasformarci, adattarci ed eccellere, sostenuta da una chiara, coerente ed essenziale visione strategica. A dimostrazione della fiducia che riponiamo nella nostra crescita sostenibile e di qualità, aumenteremo il nostro dividendo al 50% dell’utile netto a partire dal 2025, in rialzo rispetto al 40% attuale, data la solidità dei nostri utili e della nostra generazione organica di capitale. Nell’arco del ciclo, continueremo a dimostrare una redditività solida e distribuzioni eccellenti”.

Nessun pericolo per l’impatto dell’investimento in Commerzbank, allora già noto. Orcel ha commentato la mossa ricordando che la banca continuerà a essere cauta e che le opzioni verranno tutte considerate sulla base di “criteri stringenti”:

“Durante il trimestre, abbiamo impiegato parte del nostro capitale in eccesso e abbiamo fatto un investimento in Commerzbank che potrebbe o meno, infine, condurre ad una combinazione completa. Questo è in linea con il nostro approccio disciplinato verso le opzioni inorganiche, che continuiamo a valutare secondo criteri finanziari stringenti, mantenendo al contempo opzionalità per il futuro”.

Quella disciplina di Orcel nel muoversi entro i limiti della banca è dimostrata anche dal processo di contenimento dei costi da parte di UniCredit.

Di fatto, nel corso del terzo trimestre del 2024 i costi operativi si sono attestati a €2,3 miliardi, in calo dello 0,3% su base trimestrale e del 1,4% su base annua.

Il commento degli analisti sui doppi dossier UniCredit-Banco BPM e UniCredit-Commerzbank

Tra l’altro, proprio le operazioni lanciate su Commerzbank e Banco BPM potrebbero tradursi in un ulteriore contenimento dei costi a capo di una banca che, come ha messo in evidenza Alessandro Boratti, analista di Scope Ratings, rischia di pagare in misura maggiore le conseguenze del taglio dei tassi di interesse da parte della BCE. UniCredit è infatti “più esposta ai cambiamenti” dei tassi, a causa della sua “presenza relativamente limitata nel mercato dell’asset managment e delle bancassurance” (motivo per cui la vera preda di Orcel, stando a quanto si è vociferato in queste ultime settimane, non sarebbe neanche Banco BPM, quanto Anima Holding, target già puntato da altri importanti attori della finanza italiana, Banco incluso, suo azionista di maggioranza.

Secondo gli analisti di JPMorgan, una eventuale fusione con Commerzbank, dunque una operazione in Germania in cui UniCredit è già presente con la sua divisione HypoVereinsbank, potrebbe creare sinergie nei mercati dei capitali e in altri settori in cui entrambe le banche, UniCredit e Commerzbank, operano. Sul fronte della raccolta bancaria, invece, il matrimonio tra i due istituti comporterebbe un vantaggio “limitato”.

Bloomberg Intelligence ha dal canto suo calcolato che un ipotetico takeover di Commerzbank da parte di UniCredit potrebbe creare un gigante di un valore di 78 miliardi di euro, consentendo alla banca italiana di assistere a una crescita dell’EPS (utile per azione) pari al 10% e di migliorare anche la sua qualità degli asset. Ancora, un 15% di risparmio dei costi potrebbe essere garantito dalla combinazione tra la base dei costi di HVB con quella di Commerzbank.

Con il suo fiore all’occhiello Anima, Banco BPM potrebbe inoltre colmare parte del divario che persiste ancora soprattutto sul fronte dell’asset management tra UniCredit e la prima banca italiana Intesa SanPaolo.

Il gioco potrebbe dunque valere la candela, soprattutto in un contesto in cui la BCE non spingerà più la redditività del settore bancario. Tutt’altro, visto che ulteriori tagli del costo del denaro sembrano essere stati già incisi nella pietra.

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