La mossa della Turchia sulle auto elettriche cinesi: tariffe del 40% sugli EV made in China

Federico Giuliani

15/06/2024

La tariffa aggiuntiva turca sarà fissata a un minimo di 7.000 dollari per veicolo con effetto dal 7 luglio. Ecco che cosa succede tra Ankara e Pechino.

La mossa della Turchia sulle auto elettriche cinesi: tariffe del 40% sugli EV made in China

Sembrava che tra Cina e Turchia potesse prendere forma un asse elettrico tale da consentire agli EV made in China di raggiungere un mercato strategico, situato a cavallo tra Oriente e Occidente, e da lì avvicinarsi all’Europa. Ankara ha invece fatto sapere di voler imporre una tariffa aggiuntiva del 40% sulle importazioni di veicoli cinesi nel Paese per arrestare un possibile deterioramento della bilancia delle partite correnti e proteggere le case automobilistiche nazionali.

L’annuncio è arrivato direttamente dal ministero turco del Commercio, secondo cui “verrà imposta una tariffa aggiuntiva sulle importazioni di veicoli passeggeri convenzionali e ibridi dalla Cina al fine di aumentare e proteggere la quota in diminuzione della produzione nazionale”. La tariffa aggiuntiva turca sarà fissata a un minimo di 7.000 dollari per veicolo, con effetto dal 7 luglio, come risulta da una decisione presidenziale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del Paese.

Nel 2023, la Turchia ha imposto ulteriori tariffe sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina e introdotto alcune norme relative alla manutenzione e ai servizi per i veicoli elettrici. Il governo guidato da Recep Tayyip Erdogan sta inoltre incoraggiando una maggiore produzione ed esportazione per ridurre il cronico deficit delle partite correnti, che lo scorso anno si è attestato a 45,2 miliardi di dollari.

Cosa succede tra Turchia e Cina

La situazione può essere letta nell’ottica distinta dei due attori protagonisti della partita. Da un lato abbiamo la Cina, che sta affrontando crescenti pressioni commerciali in tutto il mondo a causa delle sue crescenti esportazioni di veicoli elettrici, considerate da molti Paesi un ostacolo alla libera concorrenza nonché un modo adottato da Pechino per scuotere l’economia nazionale ancora alle prese con segnali di malessere.

Negli ultimi giorni, tra l’altro, alcune grandi case automobilistiche del Dragone avevano bussato alla porta di Ankara per sondare il terreno in vista della possibile costruzione in Turchia di stabilimenti e fabbriche (in un passo che dovrebbe aiutare le stesse aziende ad aumentare le vendite sui mercati europei). Stando ad alcune indiscrezioni, tra il governo turco e l’accoppiata BYD/Chery erano in corso trattative avanzate, così come si era fatta avanti anche SAIC Motor (che possiede MG e Great Wall Motor).

Dall’altro lato abbiamo la Turchia, nel 2022 diventata 19a economia più grande del mondo con un pil pari a 905 miliardi di dollari ma ancora classificata come un’economia emergente e in via di sviluppo dal Fondo monetario internazionale (FMI). Da decenni, inoltre, il Paese sta cercando di sostenere gli investimenti esteri per rilanciare la propria economia. L’anno scorso gli afflussi di investimenti diretti esteri (IDE) sono stati pari a 10,6 miliardi di dollari, in diminuzione rispetto ai 13,7 miliardi registrati nel 2022.

L’eventuale presenza di grandi aziende cinesi potrebbe teoricamente aiutare Ankara a tamponare l’emergenza, anche se il governo deve fare un’attenta valutazione tra rischi e benefici di una simile mossa. Ed è forse per questo che il ministero del Commercio nazionale ha optato per l’inserimento di tariffe sulle EV cinesi.

I rapporti tra Ankara e Pechino

La visita di tre giorni, dal 3 al 5 giugno scorsi, del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan in Cina avrebbe dovuto segnare un netto miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Ankara e Pechino, un deciso passo in avanti a livello di investimenti bilaterali, nonché uno sprint per la possibile adesione turca al blocco dei BRICS.

Fidan ha poi viaggiato fino a Urumqi, nella provincia cinese dello Xinjiang, affermando che Ankara considera il popolo turco-uiguro - la minoranza etnica cinese che vive qui - un importante ponte tra la Cina e il mondo islamico. Anche questo spinoso dossier, dunque, sembrava essere risolto. La mossa turca sulle EV potrebbe invece cambiare i contorni dello scenario.

È pur vero che la Cina resta il secondo partner commerciale della Turchia (tra i due Paesi c’è un volume commerciale che si avvicina ai 50 miliardi di dollari), e che dunque la Turchia sa bene di non poter tirare troppo la corda. Il quotidiano cinese Global Times, intanto, ha fatto sapere che Pechino è disposto ad espandere le importazioni di prodotti agricoli turchi e a rafforzare la cooperazione nella cultura, nell’istruzione, nel turismo e in altri campi, compresa l’aviazione.

Gli aerei passeggeri costruiti dalla Commercial Aircraft Corporation of China (COMAC) potrebbero inoltre presto trasportare turisti cinesi ad Ankara e Istanbul. Nel nome del progetto Middle Corridor di Ankara e della Belt and Road Initiative di Xi Jinping. Auto elettriche permettendo.