La militarizzazione delle città americane: dopo Washington tocca a Chicago

Roberto Vivaldelli

12/09/2025

L’amministrazione Trump, dopo Washington DC, è pronta a «militarizzare» anche la città di Chicago: è scontro con i sindaci democratici.

La militarizzazione delle città americane: dopo Washington tocca a Chicago

Negli ultimi anni, le città americane hanno assistito a un crescente coinvolgimento delle forze militari e federali nelle operazioni di sicurezza interna motivate dall’exploit dei crimini violenti nell’era post-covid.

Un’inchiesta del giornalista investigativo Ken Klippenstein, pubblicata di recente su Substack, ha portato alla luce un documento riservato del Department of Homeland Security (DHS) che rivela piani per un intervento militare a supporto delle operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) a Chicago.

Questo caso, insieme a precedenti episodi come il dispiegamento della Guardia Nazionale a Washington, D.C., evidenzia un trend: l’uso di risorse militari per affrontare questioni di sicurezza interna.

Il memo del DHS e l’operazione di Chicago

Secondo il documento ottenuto da Klippenstein, datato 27 agosto 2025, il DHS ha richiesto “supporto immediato del Dipartimento della Difesa” per le attività di Enforcement and Removal Operations (ERO) dell’ICE nell’area metropolitana di Chicago. Il memo, indirizzato da Andrew Whitaker, Executive Secretary del DHS, ad Anthony Fuscellaro del Dipartimento della Difesa, sottolinea la necessità di infrastrutture militari, come accesso alle autostrade, carburante e altri nodi logistici, con la base navale di Great Lakes, a circa 30 miglia dal centro di Chicago, come punto di appoggio.

Un’équipe militare di supporto sarebbe già arrivata il 2 settembre 2025, in preparazione di un’operazione della durata di un mese.Il documento giustifica la richiesta citando ordini esecutivi del presidente Trump, che descrivono l’immigrazione al confine meridionale come un’“invasione” e una “emergenza nazionale”. L’obiettivo dichiarato è “proteggere il popolo americano contro l’invasione, terroristi stranieri e altre minacce alla sicurezza nazionale e pubblica”.+

Le reazioni

L’annuncio di un possibile dispiegamento militare ha suscitato immediate reazioni da parte delle autorità locali. Il governatore dell’Illinois, JB Pritzker, e il sindaco di Chicago, Brandon Johnson, hanno espresso ferma opposizione. Johnson ha dichiarato che la città “non vuole né ha bisogno di un’occupazione militare”, mentre Pritzker ha accusato l’amministrazione Trump di cercare pretesti per giustificare interventi armati, citando un episodio a Washington, D.C., in cui un uomo è stato accusato di un reato grave per aver lanciato un panino contro un agente dell’ICE, un caso poi archiviato da una giuria.

Anche all’interno delle forze armate si registrano dissensi. Membri della Guardia Nazionale dell’Illinois, come Demi Palecek, hanno descritto la missione come una “macchia” sulla reputazione del corpo, sottolineando il ruolo della Guardia come forza di supporto alle comunità locali in situazioni di emergenza, non come strumento per operazioni percepite come teatro politico.

Il precedente di Washington, D.C.

Il caso di Chicago non è isolato. Washington, D.C. sta vivendo un’esperienza simile con l’ordine esecutivo di Trump che ha «federalizzato» la polizia locale e dispiegato circa 2.000 membri della Guardia Nazionale da vari stati per un’operazione di contrasto alla criminalità. Sebbene i dati ufficiali indichino una riduzione della criminalità durante questo periodo, le statistiche mostrano che il calo era già in corso prima dell’intervento federale.

L’ordine è scaduto senza essere rinnovato dal Congresso, ma ha lasciato strascichi, con proposte legislative repubblicane per ridurre ulteriormente l’autonomia della città, come l’abolizione dell’attorney general eletto o la modifica delle leggi locali. La sindaca di Washington, Muriel Bowser, ha difeso l’autonomia della città, opponendosi a queste proposte e sostenendo che solo la piena statualità potrebbe garantire al Distretto di Columbia un controllo effettivo sulle proprie leggi e risorse.

Focus sulla sicurezza interna

Del resto, gli Stati Uniti stanno ridefinendo la loro strategia militare, spostando l’attenzione dalla competizione con potenze globali come Cina e Russia alla protezione del territorio nazionale e dell’emisfero occidentale, secondo un’esclusiva di Politico.

Una bozza della nuova National Defense Strategy (NDS), consegnata al Segretario alla Difesa Pete Hegseth, evidenzia questa svolta, dando priorità alla sicurezza interna e regionale, in linea con la Dottrina Monroe, rispetto al contrasto con rivali globali: un segnale significativo di cambiamento rispetto alle priorità degli ultimi anni.

Argomenti