Quando guardi il grafico delle azioni Leonardo tutto sembra tornare.
Quando guardi la narrativa che gli sta dietro, qualcosa inizia a stonare.
Perché se il grafico appare quasi accademicamente rialzista, il contesto geopolitico che lo giustificherebbe sembrerebbe invece andare nella direzione opposta.
Qual è dunque la chiave di lettura corretta? E soprattutto, quale elemento potrebbe spiegare quello che né il grafico né la narrativa macro riescono a giustificare da soli, sia nel presente che nel possibile futuro del titolo? Ecco un quadro più completo, per chi vuole provare a capirlo prima degli altri.
Un grafico troppo perfetto per essere un caso
Osservando l’andamento delle azioni LDO, si nota un quadro tecnico piuttosto delineato, quasi da manuale. Il titolo si muove all’interno di un canale ascendente ben riconoscibile, che rispetta minimi e massimi con una precisione che potrebbe far riflettere chiunque segua i mercati da un po’ di tempo. Una regolarità così marcata, in un contesto dominato da algoritmi e trading ad alta frequenza, potrebbe non essere del tutto casuale.
Un canale rialzista di questo tipo tenderebbe a raccontare due cose contemporaneamente: un interesse all’acquisto strutturalmente superiore a quello alla vendita, ma anche la presenza costante di operatori pronti a portare a casa profitto non appena il prezzo si avvicina alla parte alta del canale. È una convivenza delicata, che potrebbe spiegare perché il titolo sale, ma raramente in linea retta.
Cosa racconta davvero l’RSI
A rafforzare questa lettura ciclica interviene l’RSIa 14 periodi, che sembrerebbe alternare con una certa regolarità le zone di ipervenduto vicine a 30 e quelle di ipercomprato vicine a 70. Un ciclo che potrebbe piacere molto a chi fa trading di breve termine, ma che potrebbe risultare frustrante per chi detiene il titolo con un orizzonte più lungo e vorrebbe vedere una crescita più lineare, senza le classiche fasi di raffreddamento.
Eppure, secondo una lettura più macro, questa ciclicità positiva non avrebbe ragione di esistere. Mi spiego meglio.
Il paradosso geopolitico
Ed è qui che la faccenda si complica. Il titolo Leonardo è storicamente associato all’intensificarsi delle tensioni internazionali. Con il conflitto in Ucraina che sembrerebbe mostrare segnali di affievolimento, e con il fronte in Medio Oriente che parrebbe muoversi, almeno sulla carta, verso ipotesi di tregua, ci si potrebbe aspettare che il mercato inizi a scontare questo scenario con una certa cautela sul titolo.
Invece l’analisi tecnica racconterebbe l’esatto contrario. Ed è un paradosso che potrebbe incuriosire chiunque segua i mercati con un minimo di rigore logico.
Come mai gli interessi di vendita non sembrerebbero trovare terreno fertile? Una possibile spiegazione potrebbe risiedere in qualcosa che non emerge immediatamente né dal grafico né dai titoli dei giornali, ma piuttosto dai bilanci e dal portafoglio ordini.
I conti, non le guerre
Al netto del contesto bellico, ciò che tenderebbe a guidare realmente gli investitori istituzionali sarebbero i numeri. Se il mercato continuasse a scontare una crescita degli utili legata a commesse già acquisite e a un piano di riarmo europeo che potrebbe avere un orizzonte pluriennale, allora la fine, anche solo parziale, di un conflitto non basterebbe da sola a giustificare una rotazione di portafoglio in uscita dal titolo. Il backlog di Leonardo avrebbe già superato i €70 miliardi, e il piano industriale al 2030 parlerebbe di ordini complessivi per €142 miliardi. Se il mercato continuasse a scontare questa crescita, la fine anche solo parziale di un conflitto non basterebbe da sola a giustificare una rotazione di portafoglio in uscita dal titolo.
C’è poi un ulteriore elemento che potrebbe rafforzare questa lettura. Con il prezzo del petrolio che si sarebbe mosso verso l’area dei $70 al barile, la pressione inflattiva potrebbe risultare più contenuta, e con essa anche quella sui tassi. In teoria, questo potrebbe tradursi in margini potenzialmente più ampi, sia in termini nominali che reali, per società industriali con contratti di lungo periodo come Leonardo.
Una divergenza su un titolo a Piazza Affari che nessuno parla
Che il mercato stia già scontando davvero questo scenario resta però un’ipotesi, non una certezza.
Il dettaglio che potrebbe non essere casuale
A rendere ancora più interessante la lettura ci sarebbe un dettaglio temporale.
Nella giornata di giovedì il titolo ha chiuso con un rialzo del 6,52%, un movimento tutt’altro che ordinario, e per di più avvenuto proprio in prossimità dei minimi sia della trend line ascendente che dell’RSI. Una coincidenza che, sommata al resto, potrebbe suggerire che il mercato stia leggendo la situazione in modo diverso da come la racconterebbe la sola cronaca geopolitica.
Quindi ...
Nessuno di questi elementi, singolarmente preso, potrebbe fornire una risposta definitiva su dove sia diretto il titolo nei prossimi mesi. Il grafico racconta una storia, i bilanci potenzialmente un’altra, e la geopolitica una terza ancora, non sempre allineata alle prime due.
Chi detiene Leonardo in portafoglio, o sta valutando di farlo, potrebbe trovarsi di fronte a un caso interessante di scollamento tra narrativa e numeri, uno di quei momenti in cui vale la pena capire cosa si sta davvero guardando prima di prendere una decisione.
Come sempre, nessun grafico e nessun bilancio possono sostituire una valutazione attenta e personale del rischio.