La “grande truffa” della Norvegia: la paladina del green che si arricchisce vendendo petrolio e gas

Federico Giuliani

11/11/2024

La Norvegia è il quinto esportatore di petrolio e il terzo di gas naturale al mondo. E l’Unione Europea è uno dei suoi migliori clienti.

La “grande truffa” della Norvegia: la paladina del green che si arricchisce vendendo petrolio e gas

La Norvegia ama descriversi come nazione paladina delle energie rinnovabili. Sventola con orgoglio dati e cifre. Come gli ultimi relativi al numero di veicoli elettrici circolanti sulle sue strade, che ha superato quello dei mezzi a benzina.

La Federazione stradale norvegese, al 16 settembre, ha rilevato 2,8 milioni di auto immatricolate: 754.303 erano elettriche, 753.905 a benzina. Il primato, certo, è ancora dei motori diesel, con quasi un milione di veicoli, circa il 35% del totale, ma la strada intrapresa da Oslo sembrerebbe la più green possibile. Anche perché i norvegesi sono inoltre soliti adottare pompe di calore per riscaldare le proprie abitazioni e attingere elettricità da una rete che funziona quasi interamente con fonti rinnovabili.

La Norvegia presenta tuttavia due facce: accanto al volto green ce n’è uno molto più inquinante. Già, perché nessuno lo fa presente, ma questo Paese estrae più petrolio a persona di russi, iraniani, nordamericani e sauditi. “La Norvegia afferma di essere un leader del clima, ma in realtà è un’ipocrita del clima”, ha tuonato Frode Pleym, il capo della filiale norvegese del gruppo di campagna Greenpeace.

Il Guardian lo ha addirittura definito “uno stato petrolifero verde”, perché è vero che i norvegesi stanno adottando tecnologie pulite più velocemente di chiunque altro, ma è altrettanto vero che i suoi leader politici e industriali trivellano senza sosta per trovare combustibili fossili da vendere all’Europa.

Il paradosso della Norvegia

Siamo dunque di fronte ad un paradosso: da un lato c’è chi considera la Norvegia una nazione eroina del clima, dall’altro chi la condanna come una regina del carbonio e dei combustibili fossili. Almeno sulla carta, hanno ragione entrambe le campane.

Per capire da dove arriva la double face norvegese bisogna tornare indietro nel tempo. La Norvegia è effettivamente il paese più ricco del mondo non classificato come paradiso fiscale. L’exploit della nazione scandinava è coinciso con la scoperta e il successivo sfruttamento delle sue vaste riserve petrolifere.

Quel che ha sempre distinto Oslo dagli altri Stati è la modalità adottata dal governo locale per gestire la ricchezza: anziché sfruttare il ricavato dalla vendita dell’oro nero (e del gas) per rimpinguare le tasche di grandi aziende o azionisti vari, la Norvegia ha inserito i ricchi guadagni ottenuti vendendo combustibili fossili in un contenitore trasformatosi nel più grande fondo sovrano del mondo.

Il fondo sovrano norvegese detiene oltre un trilione di dollari in attività ed è usato dai politici come salvadanaio dal quale attingere per salvaguardare la ricchezza della popolazione presente e delle generazioni future, oltre che per accelerare il passaggio verso un’economia pulita.

E però il governo norvegese continua a concedere licenze per progetti di estrazione di combustibili fossili nonostante i severi avvertimenti scientifici secondo cui ci sarebbero già abbastanza piattaforme petrolifere, pozzi di gas e miniere di carbone...

Lo Stato petrolifero verde

La Norvegia si difende spiegando che i suoi combustibili fossili sono prodotti in modo più pulito e con standard etici più elevati rispetto a quelli lavorati dagli altri attori che dominano la produzione di petrolio. Gli attivisti per il clima ribattono però che è ingiusto che Oslo, diventata estremamente ricca grazie alla sua industria petrolifera, trivelli ancora.

Qualche mese fa Elisabeth Saether, segretaria di stato del ministero del Petrolio norvegese, ha dichiarato che il Paese sta lavorando per ridurre le sue emissioni di produzione «già basse» e per eliminare gradualmente i combustibili fossili a livello globale, ma ha anche specificato che «il mondo avrà ancora bisogno di petrolio e gas».

La Norvegia ha ridotto le sue emissioni di gas serra solo dell’11% dal 1990 - quattro volte meno della Germania - nonostante il suo strepitoso successo nell’elettrificare l’economia e farla funzionare con le energie rinnovabili. Non solo: un quarto del pil del paese deriva da petrolio e gas, e il suo più grande cliente, l’Unione europea, ha promesso di diventare il primo continente al mondo a impatto climatico zero entro i prossimi anni.

Ricordiamo infine che Oslo è il quinto esportatore di petrolio e il terzo di gas naturale al mondo. E che l’Ue è uno dei suoi principali mercati di esportazione di energia: il gas norvegese soddisfa circa un quarto della domanda di Bruxelles.