La Germania si riarma: ecco cosa prevedono le nuove regole fiscali tedesche

Raphael Raduzzi

1 Aprile 2025 - 06:48

La riforma costituzionale tedesca fatta per permettere maggiori spese militari potrebbe scontrarsi col nuovo patto di stabilità, fortemente voluto dalla Germania stessa.

La Germania si riarma: ecco cosa prevedono le nuove regole fiscali tedesche

Ed infine è successo ciò che nessuno, qualche anno fa, si sarebbe mai aspettato dalla Germania: una riforma della costituzione per permettere maggior debito ed un nuovo fondo da 500 miliardi di euro in 20 anni, sempre a debito.

Segno dei tempi che cambiano e soprattutto di una Germania, tornata a circa un trentennio di distanza, ad essere di nuovo il ‘malato d’europa’. Sul piano energetico a causa della distruzione dei gasdotti nord-stream. Sul piano politico con delle inedite elezioni anticipate e col vento in poppa dei nuovi populisti di AfD. E sul piano economico grazie ad una doppia recessione – 2023/2024 – che l’ha relegata alla recessione.

A mali estremi, nuove soluzioni direbbe qualcuno. E così il neo-cancelliere in pectore, Friedrich Merz, è riuscito a proporre e a far votare dal vecchio parlamento e dal senato federale addirittura una modifica al grundgesetz, la legge costituzionale tedesca. Le nuove disposizioni vanno a modificare quanto già era stato inserito nel 2009, in piena crisi post-Lehman brothers ed all’apice della popolarità delle politiche di austerity, quando era stato inserito il cosiddetto ‘freno al debito’: un limite all’indebitamento strutturale dello 0,35% annuale.

La novità votata da cristiano-democratici, socialdemocratici e verdi prevede ora che in questa soglia non vengano conteggiate tutte le spese per difesa, servizi segreti, ma anche per la difesa degli stati aggrediti in contrasto al diritto internazionale (leggasi Ucraina, non Palestina). Inoltre, viene istituito un nuovo fondo da 500 miliardi per le infrastrutture, di cui 100 miliardi destinati alle solite spese green – compromesso ottenuto dall’ex ministro dell’economia Habeck – a debito fino al 2045.

Sembra ormai passata un’era geologica da quando il ministro delle finanze, Lidner, con un partito del 3% ed ora rimasto clamorosamente fuori dal Bundestag, imponeva nel dicembre del 2023, non solo l’impostazione del nuovo patto di stabilità e crescita, ma pure le ultime contrattazioni finali. Da ricordare quando riuscì ad imporre al povero Giorgetti che gli aggiustamenti strutturali del deficit fossero di almeno lo 0,25% e non dello 0,20% come previsto nelle bozze pre-consiglio. Imposizione teutonica giusto per rimarcare chi comanda(va).

Ma è quello stesso patto di stabilità e crescita fortemente voluto dalla Germania, che ora potrebbe andare fin troppo stretto alla nuova Germania. Perché è vero che un’altra tedesca, la presidente della Commissione Von der Leyen, ha appena dato la possibilità agli stati europei di una maggiore flessibilità nel percorso di aggiustamento strutturale del deficit per un importo massimo dell’1,5% del PIL annuale, per massimo 4 anni.

Dall’altro lato però, il percorso di medio termine, che il nuovo patto di stabilità e crescita impone, deve tendere a ridurre il debito fino al 60% del PIL e con le nuove proiezioni il debito tedesco veleggia verso il 100% del pil. Il bazooka da 500 miliardi potrebbe dunque rimanere lettera morta, soprattutto a causa dei mantra che per anni hanno tenuta imbrigliata l’Europa. Insomma, chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.