L’intervista rilasciata dal presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, in occasione del «60 Minutes» della CBS, ha alimentato la paura legata a una forte posticipazione dei primi tagli ai tassi d’interesse da parte della banca centrale statunitense.
Guardando ai dati sul mercato del lavoro condivisi alla fine della scorsa settimana, si nota una straordinaria resilienza, che si rispecchia perfettamente nello stato di salute economica degli Stati Uniti. Questa solidità, confermata anche dal comunicato stampa rilasciato in occasione del FOMC, è il principale motivo che rema contro i tagli dei tassi.
Mentre il mercato sconta una forte posticipazione dei primi tagli, in molti si domandano se il tasso d’interesse reale attuale sia effettivamente il tasso neutrale per l’economia.
Nascono nuovi timori a seguito delle parole di Powell
Il clima di sfiducia legato alla possibilità che la Federal Reserve possa mantenere inalterato il livello dei tassi d’interesse per un lungo periodo è stato alimentato dal discorso tenuto dal presidente della banca centrale statunitense, Jerome Powell, durante l’intervista al «60 Minutes» della CBS.
Sebbene Powell si sia espresso in termini molto positivi riguardo all’operato della banca centrale nel contrastare l’inflazione e avvicinarla all’obiettivo del 2%, ha sottolineato che il lavoro non è ancora concluso. Parlando del taglio dei tassi d’interesse, ha evidenziato il rischio di «agire troppo presto» e ha indicato che, in occasione della riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) del 19-20 marzo, è improbabile che si raggiunga un livello di fiducia sufficiente per un taglio dei tassi.
Tuttavia, il presidente Jerome Powell non ha escluso questa possibilità nel corso del 2024, mostrandosi invece alla ricerca del momento più opportuno per attuarlo.
Uno sguardo al mercato del lavoro
I dati condivisi alla fine della scorsa settimana riguardanti il mercato del lavoro negli Stati Uniti fungono da importante indicatore per le borse. Secondo le stime del Dipartimento del Lavoro degli USA, si registra un incremento di 353mila nuovi posti di lavoro non agricoli, un dato superiore alle previsioni (consensus) e un mantenimento dei vecchi livelli del tasso di disoccupazione. Questo rappresenta senza dubbio un segnale di forte resilienza da parte del mercato del lavoro.
Cosa sta accadendo all’economia USA?
Dalla dichiarazione ufficiale della Fed, emerge una particolare attenzione riguardo al tasso d’inflazione, che rimane elevato nonostante l’attenuazione registrata nell’ultimo anno. Questo fenomeno è attribuito alla forte solidità dell’economia statunitense. Sulla base di queste osservazioni, la commissione ha deciso di mantenere invariato il livello dei tassi della Fed tra il 5,25% e il 5,5%, dimostrando comunque un impegno deciso nel raggiungere l’obiettivo d’inflazione del 2% e il livello di piena occupazione.
Analizzando i dati, non emergono squilibri particolari sui tassi d’interesse, considerando che le aspettative inflazionistiche restano stabili. Ciò potrebbe indicare che il tasso d’interesse attuale rifletta effettivamente una condizione di neutralità, suggerendo quindi che la Fed non veda motivi concreti per ridurlo.
Il tasso d’interesse reale, depurato dall’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC), si mantiene ai massimi degli ultimi vent’anni, e nonostante ciò, l’economia continua a mostrare una sostanziale assenza di problemi strutturali.
Cosa sta accadendo sui mercati?
Mentre il mercato azionario prosegue nel registrare performance eccezionali, il mercato obbligazionario ha intrapreso un nuovo ciclo di rialzo nei rendimenti dei Treasury statunitensi, che ha comportato una diminuzione dei loro prezzi.
Questa dinamica è stata evidenziata da un marcato apprezzamento del dollaro USA. Ciò riflette appieno le aspettative degli investitori, che vedono nuovamente nei titoli di stato USA dei buoni rendimenti, spostando così l’interesse di nuovo verso il dollaro. Questo scenario sembra più simile a quello della prima metà del 2023 piuttosto che alla seconda parte dell’anno precedente.
Quindi ha senso aspettarsi dei tagli oppure no?
Le recenti dichiarazioni di Jerome Powell marcano un notevole cambio di direzione rispetto alla comunicazione tenuta durante l’FOMC di fine 2023.
In meno di un anno, il mercato ha interpretato tre diversi scenari: inizialmente il concetto di «higher for longer», seguito dall’ipotesi di un «soft landing» che prevedeva due tagli dei tassi nel 2024, con il primo atteso in primavera, e ora l’idea che l’atteso «soft landing» della Fed potrebbe trasformarsi in un «non atterraggio» a causa della robustezza dell’economia statunitense, come suggerito dagli ultimi dati relativi al mercato del lavoro.
In aggiunta, si notava una divergenza tra le politiche della BCE, guidata da una Christine Lagarde più aggressiva e determinata nel perseguire l’obiettivo della banca centrale, e quelle della Fed, con Jerome Powell sembrava più incline ai tagli dei tassi. Adesso, le due posizioni sembrano essere tornate a convergere, allineandosi maggiormente con la visione della presidente della BCE.
Nonostante molti operatori di mercato possano interpretare queste evoluzioni come l’ennesimo bluff dei banchieri centrali, è importante riconoscere che le loro dichiarazioni sembrano essere fondate su una base comune: i dati economici. La dipendenza dai dati da parte delle banche centrali rende difficile mantenere una linearità e coerenza nelle dichiarazioni, generando incertezza nei mercati.