Il 2023 di Maserati, come ordini e ricavati, si è chiuso agli stessi livelli del 2022. Anche se nella seconda parte dell’anno il marchio è andato in sofferenza, consegnando da giugno a dicembre il 28% di vetture in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
I numeri del brand di Stellantis sono il riflesso di una crisi che va avanti da mesi e sta costringendo oltre 2.200 lavoratori dello stabilimento torinese di Mirafiori e 220 di quello di Modena a prolungati periodi di cassa integrazione.
Nel 2023 Maserati ha consegnato in totale 26.600 vetture, terminando l’anno sostanzialmente allo stesso livello del 2022, quando erano state 25.900 (+0,7%). I numeri dicono però che nella seconda metà dell’anno c’è stata un’evidente flessione: nel secondo semestre Maserati ha consegnato 11.300 vetture, mentre nello stesso periodo del 2022 erano state 15.700, in calo, come detto, del 28%. Il marchio, quindi, non solo non è riuscito a crescere nell’ultimo anno, ma sta anche iniziando a perdere terreno.
Eppure, i numeri che realizza oggi Maserati sono molto più alti di quelli a cui era abituata in passato, quando preferiva mantenersi su una produzione ridotta, tipica dei marchi di lusso. Nei primi anni 2000, a circa dieci anni dall’acquisizione da parte di Fiat, Maserati era a tutti gli effetti un brand di nicchia, con pochi modelli prodotti e vendite annue che non superavano le 5 mila unità.
Per il marchio del Tridente tutto è cambiato a partire dal 2013, con il lancio di nuovi modelli e l’intenzione di competere con i brand premium tedeschi. La strategia, inizialmente, ha ripagato: nel 2017 Maserati ha fatto registrare i suoi volumi più alti di sempre, con il picco di oltre 51 mila unità vendute, di cui il 28% solamente in Cina. Proprio nel 2017 la Cina era diventata il suo mercato principale, superando anche gli Stati Uniti, grazie alla berlina Quattroporte e soprattutto al primo SUV della Casa, Maserati Levante.
Negli ultimi dieci anni Maserati ha adottato un modello di business molto diverso da quello degli altri marchi della cosiddetta Motor Valley, il rinomato distretto dei motori in Emilia-Romagna. Per dare un’idea, nel 2022 Maserati ha prodotto oltre 30 mila vetture: più del doppio delle 13 mila di Ferrari e oltre il triplo delle 9 mila di Lamborghini (appartenente al Gruppo Volkswagen). Ma mentre il Cavallino Rampante nel 2023 ha festeggiato l’aumento di consegne e ricavi e anche Lamborghini ha battuto i propri record di vendite, fatturato e redditività, Maserati non riesce più a crescere. Nel 2022 ha venduto la metà delle auto che vendeva nel 2017 negli Stati Uniti, mentre ha registrato cali delle immatricolazioni del 60% nel Regno Unito e fino al 66% in Cina, in quello che era uno dei mercati più promettenti.
Dopo alcune settimane di cassa integrazione a dicembre e gennaio, i 220 lavoratori dello stabilimento Maserati a Modena, dove si produce la sportiva MC20, ne affronteranno un altro a marzo. Recentemente Stellantis ha anche annunciato il prolungamento della cassa integrazione per gli oltre 2.200 operai dello stabilimento torinese di Mirafiori, delle linee della 500 elettrica e delle Maserati, per l’intero mese di marzo. Dal 31 marzo, inoltre, a Mirafiori terminerà la produzione del SUV Levante: su circa 33 Maserati totali prodotte al giorno a Mirafiori, 25 sono modelli Levante. Lo stop produttivo porta “di fatto quasi a zero la produzione di Maserati a Mirafiori”, hanno spiegato i sindacati. Intanto, secondo l’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, Maserati “resterà italiana e continuerà a essere prodotta in Italia”.