La crisi demografica in Europa è ad un punto di svolta?

Redazione Money Premium

25 Maggio 2024 - 06:39

L’UE e i suoi stati membri hanno tentato di implementare politiche pro-natalità e di incentivare l’immigrazione qualificata, anche se tali politiche hanno finora mostrato limitati successi.

La crisi demografica in Europa è ad un punto di svolta?

L’Europa si trova ad affrontare una sfida demografica significativa, evidenziata da un declino della popolazione che potrebbe segnare un punto di svolta storico. La popolazione dell’Unione Europea, che al momento conta 448 milioni di persone, è prevista in calo, con una stima di picco di 453 milioni nel 2026. Questo scenario rappresenta un cambiamento significativo rispetto alle tendenze passate e suggerisce una contrazione senza precedenti in tempo di pace, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite.

Uno dei fattori più critici di questo fenomeno è il persistente calo dei tassi di fertilità in molte delle 27 nazioni dell’UE. Ad esempio, il tasso di fertilità è sceso a 1,46 nel 2022, con alcuni paesi che mostrano cifre ancora più basse, come la Spagna con 1,16, l’Italia con 1,24 e la Polonia con 1,29. Questi tassi sono ben al di sotto del livello di sostituzione di 2,1, necessario per mantenere stabile la popolazione senza l’aiuto dell’immigrazione.

Parallelamente, la popolazione in età lavorativa (20-64 anni) dell’UE, che è fondamentale per il sostegno delle finanze pubbliche e la crescita economica, è diminuita da un picco di 270 milioni nel 2011 a circa 261 milioni nel 2023. Questo segmento della popolazione ha raggiunto il picco del 61,4% della popolazione totale nel 2008, scendendo poi al 58% nel 2023.

Queste dinamiche demografiche hanno implicazioni dirette per le economie nazionali. Per esempio, la Germania, che ha visto il picco della sua popolazione in età lavorativa nel 1998, ha perso circa 2 milioni di persone in questa fascia di età e si prevede che perderà altri 5 milioni nel prossimo decennio. Di conseguenza, il paese sta già sperimentando carenze di manodopera che potrebbero costare all’economia tedesca circa 49 miliardi di euro di produzione persa nel 2024, secondo stime del Institut der Deutschen Wirtschaft.

La maggior parte dei paesi dell’UE ha adottato misure per mantenere le persone al lavoro più a lungo, come l’aumento dell’età pensionabile per riflettere l’aspettativa di vita più lunga in Italia, Portogallo e Grecia. Tuttavia, nel 2022 solo il 6 per cento delle persone di età pari o superiore a 65 anni era occupata nell’UE rispetto a un quarto in Giappone, secondo i dati dell’OCSE.

L’impatto economico è aggravato dal fatto che le ore lavorate totali nell’UE sono previste in calo nei prossimi cinque anni. Questo è in netto contrasto con le aspettative di crescita negli Stati Uniti, dove le ore lavorate sono previste in aumento. Inoltre, la produttività del lavoro nell’UE, che è debole da oltre un decennio, ha registrato un calo dal 2022, allargando il divario con gli Stati Uniti.

L’immigrazione e l’aumento dei tassi di occupazione, in particolare tra le donne - la cui partecipazione alla forza lavoro tra le persone di età compresa tra 20 e 64 anni è aumentata di quasi 10 punti percentuali dal 2009 al 70 per cento nel 2023 - hanno finora compensato il declino demografico generale.

Il FMI prevede che le ore totali lavorate in Europa scenderanno nei prossimi cinque anni, mentre si prevede che continueranno ad aumentare negli Stati Uniti.

Per rispondere a queste sfide, l’UE e i suoi stati membri hanno tentato di implementare politiche pro-natalità e di incentivare l’immigrazione qualificata, anche se tali politiche hanno finora mostrato limitati successi nel contrastare il declino delle nascite. L’immigrazione rimane un argomento politicamente sensibile, con un aumento previsto dei partiti populisti anti-immigrazione nelle prossime elezioni del Parlamento europeo.

Dubravka Šuica, Vicepresidente della Commissione Europea per la democrazia e la demografia, sottolinea la necessità di un maggiore senso di urgenza tra i policymaker per affrontare questi cambiamenti demografici, proponendo la creazione di ministeri della demografia e consigli dedicati a livello nazionale ed europeo. Šuica evidenzia i rischi di scenari negativi se le tendenze demografiche non vengono mitigate, inclusa la minaccia alla competitività, la pressione su bilanci e servizi pubblici, e il rischio che molti settori subiscano carenze di manodopera.

Anche l’educazione e l’addestramento delle risorse umane esistenti sono visti come essenziali per sostenere la produttività del lavoro e quindi la crescita economica. Il «European Year of Skills» è uno degli sforzi per colmare le carenze di competenze e adattarsi a un mercato del lavoro in evoluzione.

L’Europa si confronta con sfide demografiche senza precedenti. La capacità dell’UE di adattarsi a questi cambiamenti sarà cruciale per il suo futuro economico e sociale. Investimenti significativi in educazione e formazione sono essenziali per sostenere la produttività e la crescita economica, mentre politiche innovative potrebbero essere necessarie per affrontare efficacemente il problema demografico in atto.