La criptovaluta di Trump perde l’80%. Ma lui guadagna $350 milioni

Claudia Cervi

18 Aprile 2025 - 07:51

Con la memecoin $TRUMP, oltre 800.000 investitori hanno perso circa 2 miliardi di dollari. Ma Trump ne ha incassati 350 milioni. Ecco cosa c’è davvero dietro il suo progetto crypto.

La criptovaluta di Trump perde l’80%. Ma lui guadagna $350 milioni

La criptovaluta di Trump perde l’80% ma lui guadagna $350 milioni. Cosa succede veramente? Appena rimesso piede alla Casa Bianca, Donald Trump è entrato a gamba tesa nel mercato delle criptovalute con un token tutto suo. Il tempismo è stato perfetto. A pochi giorni dal giuramento come 47esimo presidente degli Stati Uniti, il 18 febbraio 2025, il lancio di $TRUMP su Solana ha scatenato una corsa sfrenata all’acquisto, alimentata dall’hype e da un’ondata speculativa senza precedenti.

Risultato? Milioni di dollari raccolti in tempi record, una capitalizzazione da capogiro... e poi il tonfo. E mentre oltre 800.000 piccoli investitori si trovano con il conto in rosso, Trump ha incassato 350 milioni di dollari. Ma non è stato l’unico ad aver fiutato l’affare: anche la first lady ha lanciato il suo memecoin personale - $MELANIA.

Ma cosa c’è davvero dietro questa operazione?

Cos’è $TRUMP e come funziona

Nato nel gennaio 2025, in contemporanea con l’insediamento ufficiale alla Casa Bianca, $TRUMP è un memecoin creato sulla blockchain Solana. Nessun valore intrinseco, nessuna attività sottostante, nessun diritto economico per chi lo detiene: solo propaganda, merchandising politico e un enorme effetto mediatico.

La strategia è stata chiara fin da subito. Il 20% dei token è stato venduto al pubblico attraverso il sito ufficiale, accettando anche carte di debito e criptovalute. L’altro 80% è rimasto nelle mani della CIC Digital LLC, società collegata alla Trump Organization, con un sistema di lock-up per evitare vendite massive. Ma la vera chiave del progetto è il legame con World Liberty Financial, un altro token crypto, non negoziabile, lanciato in parallelo. A differenza di $TRUMP, World Liberty rappresenta un canale diretto di guadagni per la famiglia Trump, che ha diritto al 75% dei ricavi netti generati dalle sue vendite.

Come se non bastasse, anche Melania Trump ha voluto la sua parte: pochi giorni dopo il lancio del token del marito, ha annunciato su X il suo personale memecoin, sempre su Solana. $MELANIA ha raggiunto in poche ore una valutazione di 1,6 miliardi di dollari. Nessun dettaglio sulla distribuzione o sulle finalità economiche, ma sembra chiaro che l’obiettivo è quello di monetizzare l’enorme visibilità politica e sfruttare la narrazione cripto-friendly della nuova amministrazione.

Quanto vale $TRUMP?

$TRUMP oggi vale circa 7,50 dollari, ma il suo debutto sul mercato è stato un autentico boom. Partito da un prezzo iniziale attorno ai 10 dollari, ha raggiunto 74,59 dollari nel giro di poche ore, per poi chiudere la seduta del 19 febbraio a 44 dollari. Il primo giorno di contrattazione la capitalizzazione ha sfiorato gli 11 miliardi, rendendo di fatto il token tra le criptovalute più capitalizzate al mondo. Il traino mediatico e l’effetto Trump hanno attirato centinaia di migliaia di investitori retail e curiosi del settore crypto, pronti a scommettere sul nuovo presidente “criptoentusiasta”.

Grafico $TRUMP Grafico $TRUMP Fonte Coinmarketcap

Ma l’effetto è stato breve. Dopo il picco iniziale, il prezzo ha iniziato una discesa rapida: a fine gennaio 2025 il token viaggiava già sotto i 40 dollari e oggi vale meno di 10 dollari. Un calo dell’80% dai massimi, che ha “bruciato” miliardi di dollari di capitalizzazione in meno di un mese, o meglio, trasferito denaro dagli investitori più sprovveduti a quelli più accorti. Alcuni exchange hanno temporaneamente sospeso la negoziazione a causa dell’elevata volatilità. Secondo le stime, almeno 2 miliardi di dollari sarebbero stati persi da piccoli investitori.

Durante questo progressivo declino, non sono però mancati degli slanci rialzisti: il 14 febbraio, ad esempio, quando Trump ha annunciato l’introduzione di dazi reciproci anche verso i Paesi alleati, il token è schizzato in alto di oltre il 31%, salvo poi cancellare i progressi e riprendere il cammino al ribasso nei giorni successivi. Un copione simile si è ripetuto il 2 marzo, quando il presidente è tornato a parlare dell’idea di creare “riserve strategiche” in criptovalute. Il token ha reagito con un balzo del 27,43% - lo stesso giorno Bitcoin è tornato temporaneamente sopra i 90.000 dollari con un balzo del +9,53%.

Grafico Bitcoin Grafico Bitcoin Fonte Tradingview

Chi ha guadagnato da questi continui saliscendi? La risposta è semplice: Donald Trump. Solo nelle prime tre settimane dal lancio, ha incassato oltre 350 milioni di dollari grazie alla vendita diretta dei token. A questi si aggiungono circa 100 milioni di dollari in commissioni maturate attraverso il progetto. Poi c’è il potenziale ritorno futuro derivante dal rilascio progressivo degli 800 milioni di token detenuti da CIC Digital.

Nel frattempo, le autorità di vigilanza tacciono. Nessuna indagine è stata aperta, nessun provvedimento è stato preso. La nomina di Paul Atkins – noto per la sua visione ultraliberista e pro-cripto – alla guida della SEC ha dato un segnale preciso: deregulation totale. L’obiettivo è trasformare gli Stati Uniti nella “capitale mondiale delle criptovalute”, anche a costo di lasciare gli investitori senza tutele.

In questo scenario, $TRUMP resta una creatura ibrida: non è una vera criptovaluta, non è un’azione, non è un prodotto finanziario regolato. È un simbolo. Politico, mediatico, e perfettamente in linea con lo stile del suo creatore. Ma dietro ai riflettori e ai meme, ci sono soldi veri, rischi reali e, forse, il primo esperimento su larga scala di una cripto-presidenza.

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