La corsa di Mosca e Pechino per una valuta Brics (agganciata all’oro?)

Federico Giuliani

31 Dicembre 2024 - 06:40

L’obiettivo dei Brics è chiaro: ridurre l’immenso potere del dollaro. Dalla moneta agganciata all’oro all’opzione digitale: ecco le possibili mosse future del gruppo.

La corsa di Mosca e Pechino per una valuta Brics (agganciata all’oro?)

Lavori in corso in casa Brics per la creazione di una valuta agganciata all’oro da utilizzare per frenare l’enorme potere Usa alimentato dal dollaro. Sono in realtà settimane, anzi mesi, che si parla della creazione di una moneta comune ai Paesi di questo club; un evento storico che, quando e se avverrà, accelererà il processo di dedollarizzare l’economia globale.

Lo scorso luglio, i Brics hanno annunciato l’intenzione di creare un nuovo sistema di pagamento in grado di competere con il sistema interbancario internazionale SWIFT e promuovere l’obiettivo dichiarato del blocco: ridurre il peso del biglietto verde. Al di là di annunci e ambizioni, per adesso l’indizio più caldo coincide con l’uscita di Yury Ushakov, ex ambasciatore russo negli Stati Uniti che ha confermato le intenzioni dei Brics. L’alto funzionario ha specificato che la creazione della nuova valuta avrebbe richiesto l’utilizzo di tecnologie digitali all’avanguardia tra cui la blockchain.

Il futuro sistema dovrebbe essere impostato per facilitare sia i pagamenti transfrontalieri che i regolamenti, e non dovrebbe richiedere dollari per poter funzionare. Ulteriori commenti fatti da Elvira Nabiullina, a capo della Banca Centrale della Russia, suggeriscono che ben 159 Paesi avrebbero espresso interesse nel prendere parte a questo ipotetico sistema, segnalando un forte interesse mondiale nei confronti di modi di fare trading che non dipendano dal dollaro statunitense.

La corsa contro il tempo dei Brics per una moneta comune

L’interesse sulla fantomatica moneta dei Brics è tornata al centro dell’attenzione globale dopo le minacce del presidente eletto Usa, Donald Trump. Il tycoon ha fatto sapere che, quando tornerà alla Casa Bianca, a gennaio, “chiederà ai Paesi Brics un impegno” a “non creare una nuova valuta comune né a sostenere alcuna altra valuta per sostituire il potente dollaro statunitense”. In caso contrario, ha proseguito Trump, “gli applicheremo dazi al 100% e imporremo loro di dire addio al mercato americano. Lo stesso accadrà a chiunque intenda non usare il dollaro nel commercio internazionale.”

Il dollaro viene usato per circa l’80% del commercio globale. Non solo: è la valuta principale impiegata per determinare il prezzo di materie prime, come petrolio e oro, e la sua stabilità fa sì che gli investitori spesso si riversino sul biglietto verde nei periodi di incertezza. Washington ha tratto ovviamente vantaggio dall’enorme influenza geopolitica derivante dalla cosiddetta dollarizzazione, che comprende la possibilità di imporre sanzioni ad altre nazioni e di limitare il loro accesso al commercio e ai capitali.

I Paesi Brics, che di recente si sono allargati fino a includere Iran, Egitto, Etiopia ed Emirati Arabi Uniti, hanno accusato gli Usa di aver «militarizzato» il dollaro, sfruttando la valuta in modo tale che i rivali siano costretti a operare all’interno di un quadro definito dagli interessi della Casa Bianca.

Le discussioni su una nuova moneta comune dei Brics hanno preso piede dopo che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno imposto sanzioni alla Russia in seguito all’offensiva di Mosca in Ucraina nel 2022. Chiaro il motivo di questo passo: il timore che altre nazioni Brics (anche la Russia fa parte del club) possano essere prese di mira in caso di rottura con l’Occidente.

Una valuta agganciata all’oro?

Al netto delle minacce di Trump, non conosciamo notizie di effettivi progressi della creazione di una valuta comune dei Brics. C’è chi sostiene, tuttavia, che ogni possibile moneta usata da questi Paesi sarà agganciata all’oro. Forse non è un caso che oltre il 20% delle riserve auree mondiali, secondo un recente rapporto del World Gold Council, sia controllato dai Brics...

In ogni caso, al vertice dei Brics tenutosi lo scorso anno in Sud Africa il blocco ha concordato di valutare la possibilità di creare una moneta comune per ridurre al minimo l’esposizione ai rischi legati al dollaro. I leader dei Brics hanno tuttavia sottolineato che ci vorranno probabilmente molti anni prima che ciò si concretizzi. Ci sono infatti molte sfide che il blocco deve superare. I membri del gruppo, per esempio, si trovano in diverse fasi di sviluppo economico e hanno tassi di crescita molto diversi. L’opzione più probabile, ha scritto DW, consisterebbe nella creazione di una moneta comune utilizzata esclusivamente per il commercio, valutata in base a un paniere di valute e/o materie prime come l’oro o il petrolio.

La valuta Brics, ipotizzano alcuni, potrebbe funzionare in modo simile ai Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del Fondo Monetario Internazionale (FMI) (ovvero un asset finanziario internazionale, valutato sui tassi di cambio giornalieri di dollaro, euro, yuan, yen e sterlina). Alcuni hanno invece suggerito che un’alternativa potrebbe essere una valuta digitale. Insomma, sul tavolo ci sono tante opzioni, moltissime indiscrezioni, ma ancora poche certezze. Se non che il tempo stringe, e che il ritorno di Trump alla Casa Bianca rischia di scuotere i Brics...

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