La classifica dei cantanti più ricchi d’Italia nel 2026

Emanuele Di Baldo

6 Settembre 2026 - 13:50

Un podio che racconta tanto dei gusti degli italiani in materia di musica ma soprattutto della vena imprenditoriale degli artisti

La classifica dei cantanti più ricchi d’Italia nel 2026

C’è una regola non scritta nello showbiz italiano: il palco regala applausi, ma a fine anno a parlare sono i bilanci. E la fotografia del 2026, ricostruita sui conti depositati per l’esercizio 2025, racconta una classifica tutt’altro che scontata. Vasco Rossi domina gli incassi, Ultimo firma il vero colpo grosso sugli utili e Fedez tiene il podio grazie a una struttura societaria da imprenditore navigato. Va fatta, però, un’avvertenza doverosa: sono numeri di società, non stime del patrimonio personale degli artisti.

I dati arrivano dall’elaborazione che ogni anno Open realizza sui bilanci delle società riconducibili ai cantanti, depositati in gran parte ad agosto nei registri delle Camere di Commercio e rilanciati anche dal Corriere della Sera. Una radiografia che permette di guardare oltre streaming e copertine, entrando nel territorio meno romantico di ricavi, utili, immobili e prevendite.

Incassi o guadagni? La classifica cambia a seconda di come la leggi

Il punto di partenza è una distinzione che nel linguaggio comune si tende a schiacciare sotto l’unica parola «guadagni». I ricavi indicano il totale delle entrate generate dall’attività (biglietti, diritti, prestazioni, eventi). Gli utili sono invece ciò che resta dopo aver sottratto costi di produzione, personale, promozione, imposte e ammortamenti. È qui che la graduatoria si sdoppia.

Sul fronte dei ricavi comanda Vasco Rossi con 12,859 milioni di euro (dati Open su bilancio Giamaica Srl 2025). Ma se si guarda a quanto resta in cassa, il primato passa a Ultimo, con un utile netto di 3,325 milioni, davanti a Fedez e proprio a Vasco.

Diventa chiaro, quindi, come una società che fattura di più non è automaticamente quella che «arricchisce» di più il suo artista. Tutto dipende dal peso dei costi e da come è strutturata l’attività.

Vasco Rossi, il re degli incassi che vale una holding immobiliare

Dietro i concerti e i diritti musicali del rocker di Zocca c’è Giamaica Srl, presieduta dalla storica manager Daniela Fregni e con in consiglio anche la moglie del cantante, Laura Schmidt. Nel 2025 la società ha incassato 12,859 milioni di euro, in linea con l’anno precedente e spinti soprattutto dal tour «Vasco 2025», che secondo la relazione di bilancio ha totalizzato 610.000 spettatori in 12 date sold out negli stadi italiani.

Il margine, però, si è assottigliato: l’utile netto è sceso dai 2,306 milioni del 2024 a 1,850 milioni. Il resto del bilancio spiega perché la parola «cantante» sia ormai riduttiva ma, anzi, possa essere sostituita da “imprenditore”. Giamaica controlla quattro immobiliari negli Stati Uniti (due a Los Angeles e due a Miami, tutte in lieve perdita nel 2025), iscrive terreni e fabbricati per 11,938 milioni, partecipazioni in controllate per 9,245 milioni e altri titoli per 6,506 milioni. Il patrimonio netto tocca i 23,566 milioni di euro, di cui 21,395 immediatamente distribuibili ai soci che ne facessero richiesta.

Ultimo, il sorpasso sugli utili (con un aiutino fiscale)

La vera sorpresa arriva da Ultimo Entertainment Srl, controllata al 90% da Nicolò Moricone (con i fratelli Lorenzo e Valerio al 5% ciascuno). Il 2025 è stato il miglior esercizio della sua storia: valore della produzione a 10,149 milioni, in balzo dai 7,653 milioni del 2024, e utile record a 3,325 milioni dai 2,373 dell’anno prima.

A fare la differenza è stata la capacità di contenere i costi organizzativi rispetto a Vasco e Fedez, complici due leve fiscali. Nel bilancio compare un tax credit musica da 31.640 euro riconosciuto dal Ministero della Cultura, e la società ha aumentato di due unità il personale a tempo indeterminato sfruttando la maxi deduzione per gli incrementi occupazionali introdotta dal governo. Un dettaglio pesa sul futuro: negli incassi 2025 non risultano compresi i proventi del maxi concerto del 4 luglio 2026 a Tor Vergata, il live a pagamento con il record di sempre per la musica italiana (250.000 paganti), che con ogni probabilità finiranno nel bilancio 2026.

Fedez, meno cantante e più impresa

Il caso di Federico Lucia è quello che meglio racconta la mutazione del cantante in azienda. Il suo perimetro ruota su tre realtà, saldamente nelle mani dei genitori Annamaria Berinzaghi e Franco Lucia: la holding Zedef (il nome d’arte letto al contrario), la società operativa Doom (Dream of ordinary madness entertainment) e la piccola Autoscontri, che noleggia auto per set pubblicitari, cinematografici ed eventi. Insieme generano ricavi per 11,824 milioni e utili per 2,534 milioni.

Nella holding le immobilizzazioni finanziarie si sono ridotte in un anno da 11,955 a 7,906 milioni, mentre risulta acceso un mutuo ipotecario con Banca Sella Patrimoni da 1,858 milioni, in scadenza il 23 maggio 2039. Negli ultimi anni la struttura è stata semplificata: la vecchia Zdf è stata fusa in Doom ed è stata messa in liquidazione Happy Seltz, la società nata attorno alla bibita Boem, oggi controllata da Leonardo Maria Del Vecchio.

Renato Zero, il grande assente pronto a rientrare

Chi nel 2024 dominava la classifica con oltre 17,8 milioni di fatturato quest’anno è sparito dai vertici. La Tattica Srl di Renato Zero nel 2025 ha fatturato appena 691.811 euro, chiudendo in rosso per 418.826 euro, con l’unico segno positivo nelle disponibilità liquide salite a 11,131 milioni. La spiegazione è un anno sabbatico dai concerti, dedicato alla scrittura e registrazione del nuovo album L’Ora Zero, uscito nell’ottobre 2025 e cuore del tour in corso.

L’arretramento, però, è solo contabile. In bilancio figurano già le prevendite del tour 2026, che hanno generato un afflusso finanziario di oltre 9,4 milioni di euro, iscritti tra gli acconti e non ancora tra i ricavi perché gli spettacoli devono essere realizzati. L’incasso, quindi, già c’è, mentre il ricavo verrà riconosciuto solo con i concerti. Se il calendario sarà completato, Renato Zero tornerà con ogni probabilità sul podio della prossima graduatoria.

Un mercato che vale mezzo miliardo (e batte il cinema)

Questi bilanci vivono dentro un settore in piena salute. Secondo il Report FIMI 2026, la musica registrata in Italia ha chiuso il 2025 a quota 513,4 milioni di euro (+10,7%), ottavo anno consecutivo di crescita e valore più che raddoppiato rispetto al 2019.

Per la prima volta la discografia supera il box office cinematografico nazionale, fermo a 496,5 milioni.

Il motore resta lo streaming, che con oltre 340 milioni vale due terzi del mercato (gli abbonamenti premium da soli fanno 234,4 milioni, +14,1%), mentre il fisico cresce a 74,7 milioni (+21,9%) trainato dal vinile e l’export di royalties supera i 32 milioni. Va detto, però, che i big della classifica costruiscono i propri bilanci soprattutto su concerti e diritti, che seguono logiche diverse da quelle del disco venduto in streaming.

Il quadro, insomma, non è chiuso. Nel 2026 il primato degli incassi potrebbe restare a Vasco e quello degli utili confermare Ultimo, ma il maxi concerto di Tor Vergata e il ritorno live di Renato Zero sono già pronti a rimescolare le carte.

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