Per i Paesi dell’America Latina è sempre più difficile mantenere l’equilibrio tra gli Stati Uniti e la Cina. Un po’ come sta accadendo alle nazioni del sud-est asiatico, anche qui gli attori protagonisti della regione si sono improvvisamente ritrovati stretti tra due fuochi.
Un fuoco in ascesa, quello cinese, con il Dragone che negli ultimi due decenni ha sviluppato solidi rapporti con vari governi locali. L’altro in parziale ritirata, quello statunitense, distratto da dossier più strategici e convinto, fino a poco fa, che il Sud America avesse ormai ben poco da offrire alla causa.
Il risultato è che, in seguito all’affermazione dei Brics nell’opinione pubblica, alla polarizzazione tra il mondo a trazione occidentale e il resto del pianeta, e al desiderio di riscatto del cosiddetto Sud Globale, ecco che i territori al di sotto degli Stati Uniti sono tornati ad essere rilevanti. O meglio: hanno riacquisito una strategicità nell’ottica del confronto Usa-Cina.
Pechino ha tutto l’interesse di approfondire legami economici strategici con i protagonisti della regione latinoamericana, molti dei quali caratterizzati da casse pubbliche disastrate e croniche crisi politiche interne, ma ricchi di terre rare, risorse energetiche e prodotti alimentari. E pronti ad accontentare il gigante asiatico in cambio di prestiti e investimenti.
Prestiti e investimenti: la Cina si consolida in America Latina
Come ha evidenziato il Council on Foreign Relations, la Cina è il principale partner commerciale del Sud America nonché, grazie alla Belt and Road Initiative, una delle principali fonti di investimenti diretti esteri e prestiti nei settori locali dell’energia e delle infrastrutture.
L’ascesa del Dragone è stata impressionante. Nel 2000, il mercato cinese rappresentava meno del 2% delle esportazioni dell’America Latina, ma la rapida crescita del gigante asiatico e il conseguente incremento della sua domanda hanno guidato il successivo boom delle materie prime della regione. Nel corso dei successivi otto anni, il commercio è cresciuto a un tasso medio annuo del 31%, raggiungendo un valore di 180 miliardi di dollari nel 2010. Nel 2021, erano già stati raggiunti i 450 miliardi di dollari, una cifra rimasta sostanzialmente invariata nel 2022 ma che potrebbe superare i 700 miliardi di dollari da qui al 2035.
Nello specifico, le esportazioni dell’America Latina verso la Cina riguardano principalmente soia, rame, petrolio e altre materie prime di cui il Paese ha bisogno per guidare il suo sviluppo industriale. In cambio, la regione latinoamericana importa principalmente prodotti manifatturieri ad alto valore aggiunto. Come se non bastasse, dal 2023, il governo cinese può contare su accordi di libero scambio con Cile, Costa Rica, Ecuador e Perù, mentre 21 nazioni dell’America Latina hanno aderito alla Belt and Road Initiative.
Nel 2022, gli investimenti diretti esteri cinesi in America Latina e nei Caraibi ammontavano a circa 12 miliardi di dollari, ovvero circa il 9% dei totali in loco. Nel frattempo, la China Development Bank di proprietà statale e la Export-Import Bank of China risultano essere tra i principali finanziatori della regione; tra il 2005 e il 2020, insieme hanno prestato circa 137 miliardi di dollari ai governi latinoamericani (spesso in cambio di petrolio) utilizzati per finanziare progetti energetici e infrastrutturali.
Nuove dinamiche, nuovi equilibri
La crescente influenza della Cina in America Latina, ha ben evidenziato The Diplomat, sta rimodellando le dinamiche commerciali della regione. Gli interessi brasiliani dell’agroindustria e del minerale di ferro, ad esempio, stanno diventando fortemente dipendenti da Pechino, ormai il loro referente principale. A proposito di Brasile, nel 2022, le esportazioni brasiliane oltre la Muraglia hanno raggiunto la cifra impressionante di 89,72 miliardi di dollari, con il colosso del Sud America trasformatosi in un fornitore chiave di prodotti agricoli per il Dragone, tra cui la carne bovina.
Segnaliamo, inoltre, l’interesse della Cina per le miniere di litio argentine. Aziende come Ganfeng Lithium e Xi Jin Mining stanno effettuando investimenti significativi, cambiando le dinamiche delle catene di approvvigionamento critiche per i veicoli elettrici e altre tecnologie. In Venezuela, invece, la strategia della Cina prevede l’offerta di linee di credito garantite da materie prime. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito, citando ogni singola nazione della regione.
Ma perché, al netto delle ragioni economiche, il governo cinese è così interessato all’America Latina? Innanzitutto troviamo il desiderio della Cina di espandere la propria sfera di influenza attraverso quella che chiama cooperazione Sud-Sud. Dopo di che tiene banco il dossier Taiwan con Pechino che intende raccogliere sempre più “amici” con i quali isolare diplomaticamente l’isola (definita dai cinesi una sorta di provincia ribelle) in campo internazionale.
E gli Usa? Come detto, hanno perso terreno. Per i motivi sopra sintetizzati ma anche per via della loro narrazione, troppo spesso incentrata su questioni come l’immigrazione illegale, il narcotraffico e i diritti umani. Questioni che, talvolta ancorati a investimenti, prestiti e commercio, imbarazzano o complicano la vita ai governi latinoamericani. Sul fronte opposto, l’approccio diretto e pragmatico della Cina elude simili nodi spinosi. Ed è proprio così che il Dragone sta riuscendo a guadagnare spazio di manovra nel vecchio cortile di casa degli Usa.