La Cina perfora un pozzo profondo 1 chilometro con una trivella da 500 tonnellate per trovare minerali

Alessandro Nuzzo

18 Giugno 2026 - 20:50

Si chiama Gangtie Jiliang e usa una tecnica simile al temperamatite per perforare la roccia dura arrivando fino a 1 chilometro di profondità.

La Cina perfora un pozzo profondo 1 chilometro con una trivella da 500 tonnellate per trovare minerali

La Cina ha presentato quella che viene già considerata una delle macchine minerarie più avanzate mai costruite. Pesa quanto circa 500 automobili, è dotata di una testa di taglio larga 8,1 metri e scava verticalmente nella roccia dura grazie a una tecnica ispirata al funzionamento di un semplice temperamatite. Si chiama Gangtie Jiliang, che significa «Spina dorsale d’acciaio», ed è già entrata in funzione in un progetto estrattivo nella provincia di Liaoning, nel nord-est della Cina.

La trivella è stata progettata dalla China Railway Construction Heavy Industry Corporation (CRCHI), che l’ha inaugurata nell’aprile del 2025. I media cinesi l’hanno soprannominata la «portaerei sotterranea». Il motivo è semplice: si tratta della prima macchina al mondo capace di scavare pozzi verticali in roccia dura a profondità superiori al chilometro utilizzando una testa di taglio che copre l’intera sezione del pozzo, senza la necessità di ricorrere agli esplosivi.

In passato erano già stati realizzati pozzi profondi circa un chilometro, ma le tecnologie disponibili utilizzavano sistemi di taglio parziale che incontravano notevoli difficoltà negli strati rocciosi più duri man mano che aumentava la profondità. La Gangtie Jiliang, invece, è stata progettata proprio per affrontare queste condizioni estreme, mantenendo elevati livelli di efficienza anche nelle rocce più resistenti.

Due intuizioni hanno rivoluzionato il settore delle perforazioni

L’innovazione principale nasce da un’intuizione apparentemente semplice. Per decenni gli utensili da taglio sono stati montati in posizione perpendicolare rispetto alla superficie della roccia, ritenendo questa configurazione la più efficace. Gli ingegneri cinesi hanno invece preso spunto dal funzionamento di un temperamatite. Inclinando leggermente le lame rispetto alla superficie da tagliare, proprio come avviene quando si tempera una matita, hanno ottenuto una significativa riduzione dell’usura e un aumento dell’efficienza di perforazione. La testa di taglio conica integra inoltre un sofisticato sistema di autocorrezione dell’allineamento che mantiene stabile la perforazione durante le operazioni.

Risolto il problema della perforazione della roccia dura, restava da affrontare un’altra sfida: la rimozione dei detriti dal fondo del pozzo. Anche in questo caso la soluzione è arrivata da un principio semplice. Gli ingegneri si sono ispirati alla pompa a catena, un dispositivo utilizzato da secoli per sollevare l’acqua attraverso piccoli movimenti continui. È stato così realizzato un sistema verticale composto da un tubo di trasporto lungo 25 metri, un collettore rotante capace di spazzare il fondo del pozzo a 360 gradi e un elevatore che trasporta in superficie il materiale scavato. L’impianto riesce a movimentare fino a 120 metri cubi di roccia frantumata ogni ora, l’equivalente del carico di circa dieci camion.

La possibilità di raggiungere profondità sempre maggiori è fondamentale per il futuro dell’industria mineraria. Molti giacimenti superficiali sono infatti prossimi all’esaurimento, mentre risorse strategiche come litio, rame, nichel, terre rare e minerale di ferro si trovano sempre più in profondità. I metodi tradizionali di estrazione risultano spesso lenti, costosi e potenzialmente pericolosi.

La Gangtie Jiliang rappresenta quindi una risposta concreta a questa esigenza, consentendo di scavare più in profondità e accedere a grandi quantità di materie prime. Si tratta di una notizia particolarmente importante per la Cina, che già controlla circa il 70% del mercato globale delle frese a scudo. Con questa nuova tecnologia verticale, Pechino punta ora a rafforzare ulteriormente la propria posizione strategica nell’accesso alle materie prime critiche del sottosuolo e nelle tecnologie necessarie per estrarle.

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