La Cina alla prova della sicurezza alimentare

Federico Giuliani

27 Marzo 2024 - 07:07

Una delle priorità del presidente cinese Xi Jinping coincide dunque con la salvaguardia della sicurezza alimentare della Cina.

La Cina alla prova della sicurezza alimentare

La Cina, secondo Paese più popoloso al mondo, deve quotidianamente sfamare oltre 1,4 miliardi di abitanti. Garantendo loro, non più soltanto la minima sussistenza per svoltare la giornata, bensì una dieta sempre più ricca e in linea con lo sviluppo nazionale.

Per riuscire in una missione sempre più ardua, il Dragone deve aggiungere al cibo prodotto internamente ingenti importazioni provenienti dall’estero. Non solo: deve fare i conti con stime e proiezioni per niente rosee. Un rapporto dell’Istituto per lo sviluppo rurale dell’Accademia cinese delle scienze sociali, ad esempio, afferma che entro il 2025 il gigante asiatico potrebbe avere un deficit di grano di circa 130 milioni di tonnellate, circa il 20% della produzione prevista per il 2024.

Altri numeri aiutano meglio a comprendere la situazione nella quale si trova la Repubblica Popolare Cinese. Con meno del 10% della terra arabile del pianeta, la Cina produce un quarto del grano mondiale e nutre un quinto della popolazione del pianeta. I dati dell’Ufficio nazionale di statistica cinese hanno mostrato che, nel 2022, la produzione di grano nazionale ha raggiunto il livello record di 686,53 milioni di tonnellate raccolte (in aggiunta a circa 140 milioni importate), e questo nonostante vari ostacoli, tra cui le condizioni meteorologiche estreme e i problemi derivanti dalla pandemia di Covid-19.

La Cina, ha fatto presente il think tank Council of Foreign Relations, si trova poi al primo posto a livello mondiale nella produzione di cereali (come mais, grano e riso), frutta, verdura, carne, pollame, uova e prodotti della pesca. Ciò nonostante, il Dragone è un importatore netto di prodotti agricoli dal 2004.

Dalla soia al mais, dal grano al riso, passando per i prodotti lattiero-caseari, Pechino importa più di qualsiasi altro Paese. Come se non bastasse, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2020 il tasso di autosufficienza alimentare della Cina è passato dal 93,6% al 65,8%.

Il nodo alimentare

Una delle priorità del presidente cinese Xi Jinping coincide dunque con la salvaguardia della sicurezza alimentare del Paese. In seguito alle tensioni internazionali, infatti, il governo cinese teme che le forniture e le importazioni di cibo possano essere utilizzate come armi da altre nazioni per colpire lo stomaco della loro nazione. Ma perché la Cina ha bisogno di importare cibo nonostante le quantità di prodotti agroalimentari che riesce a sfornare?

Ci sono varie ragioni. La prima: le richieste dietetiche sempre più sofisticate del popolo cinese, guidate da una crescente classe media residente in città che persegue alimenti più sicuri, più diversificati e di qualità superiore.

La seconda: sebbene le autorità cinesi abbiano migliorato gli standard nazionali di sicurezza alimentare, la prolungata mancanza di rigide norme sul tema ha creato una sfiducia generalizzata viva ancora adesso.

Terza ragione: le importazioni di certi alimenti tendono ad essere più economiche rispetto alle operazioni locali a causa dei costi più elevati e della minore efficienza nella coltivazione di determinati prodotti alimentari in loco. Ad esempio, il costo per coltivare la soia in Cina è 1,3 volte più grande rispetto a quello rilevato negli Stati Uniti, e la resa è inferiore del 60%.

Priorità assoluta

In ogni caso, carestie e crisi alimentari nel corso della storia hanno fatto crollare dinastie imperiali cinesi e creato rivolte popolari. È per questo che, dal 1949 ad oggi, i leader del Partito Comunista Cinese hanno dato priorità alla sicurezza alimentare, concetto diventato un prerequisito indispensabile ai fini del mantenimento del potere.

I leader cinesi considerano la sicurezza alimentare parte integrante della sicurezza nazionale L’approccio di Xi al tema in questione è formato da due punti chiave. Da un lato la Cina ambisce a raggiungere l’autosufficienza – in questo caso in campo alimentare ma vale per tanti altri ambiti – facendo leva sull’offerta interna. Il governo ha quindi provveduto a fare scorte di alimenti chiave come mais, riso, grano e carne di maiale, e migliorato le condizioni per la loro produzione autoctona. Dall’altro, il Dragone ha però anche cercato di diversificare le fonti di importazione e di promuovere la cooperazione agricola globale.

Il China Food Import Report 2023 ha evidenziato il fatto che la Cina è diventata il più grande Paese importatore di prodotti alimentari al mondo, con un valore totale delle importazioni del 2023 pari a 139,62 miliardi di dollari, con una crescita su base annua del 3,1%. Si prevede che quest’anno il valore totale delle importazioni alimentari della nazione raggiungerà i 140 miliardi di dollari.

Per la cronaca, ha fatto presente il China Daily, i primi due Paesi d’origine per valore delle importazioni sono gli Stati Uniti e il Brasile, che rappresentano rispettivamente il 12,1% e il 9,2% del totale delle importazioni alimentari globali della Cina, seguiti dalla Nuova Zelanda al terzo posto, con il 7,8%.

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