In Malesia ci sono troppi centri commerciali. Oltre mille, secondo gli ultimi dati ufficiali, per una popolazione di circa 33 milioni di abitanti. La maggior parte di questi mall, alcuni enormi e presi d’assalto dai grandi brand globali, altri più piccoli e contenitori di attività minori, quali gallerie, negozi di artigianato e oggettistica varia, si trova nell’area metropolitana della capitale del Paese: Kuala Lumpur.
Negli ultimi anni, soprattutto in seguito alla pandemia di Covid, la passione malese nei confronti di simili strutture ha però portato ad un eccesso di spazi commerciali, costringendo molti complessi a fare i conti con uno scarso afflusso di clienti. Se in passato la massiccia presenza dei mall era una chiara ed evidente testimonianza dell’ottima forma goduta dal consumismo, l’attuale panorama commerciale del Paese coincide con un eccesso di offerta che lascia dietro di sé una scia di corridoi vuoti, negozi chiusi e un silenzio inquietante.
La Malesia ha più spazi commerciali pro capite di qualsiasi altro paese del Sud-est asiatico. Il punto è che la costruzione di colossi dello shopping sta continuando senza sosta. Gli esperti del settore avvertono che questa corsa del commercio al dettaglio sarà sempre meno sostenibile, e che il panorama è già ampiamente saturo. Su X e Instagram gli utenti malesi hanno più volte pubblicato foto e video di centri commerciali deserti, evidenziando il netto contrasto tra le nuove strutture scintillanti e la mancanza di clienti.
La bolla malese dei centri commerciali
Secondo un rapporto del National Property Information Centre (NAPIC), citato da Al Jaazera, nel 2023 la superficie commerciale in Malesia ha raggiunto i 17,69 milioni di metri quadrati, in crescita rispetto ai 16,51 milioni del 2019. Nonostante questa espansione, i tassi di occupazione di questi spazi, a livello nazionale, sono stati inferiori rispetto al periodo precedente la pandemia, attestandosi al 77,4% (dati del 2023).
Certo, c’è chi non soffre problemi del genere. L’Exchange TRX Mall, che vanta 125.000 metri quadrati di spazio affittabile e un parco sul tetto di 10 acri, è stato inaugurato a novembre con una capienza del 95%. Situato sotto il secondo edificio più alto della Malesia, l’Exchange 106, il complesso può contare su numerosi ristoranti e punti vendita di marchi prestigiosi che hanno attirato grandi folle fin dalla sua apertura.
Le sfide che i rivenditori devono affrontare nel mercato ipersaturo del Paese, ha scritto the Rakyat Post, sono aggravate dalla performance economica nazionale e dalla flessione del ringgit rispetto al dollaro statunitense. E così, per sopravvivere, alcuni proprietari di centri commerciali hanno iniziato a fare ricorso ad approcci poco ortodossi, come ad esempio riconvertire le aree vuote in attività di mining di criptovalute.
Un fenomeno preoccupante
Lontano dalla Malesia, a Hong Kong sta accadendo qualcosa di simile. Nel quartiere Tsim Sha Tsui, fino a qualche tempo fa il finto centro commerciale classico Heritage del 1881 era solito attirare code di turisti dalla Cina continentale, desiderosi di fare shopping nelle boutique gestite da marchi come Tiffany, Cartier e Chopard. Adesso, ha evidenziato The Strait Times, solo tre delle oltre 30 unità del complesso, di proprietà della CK Asset Holdings del miliardario Li Ka Shing, sono occupate.
Nella vicina Canton Road, un negozio precedentemente affittato da Omega di Swatch Group per circa 1,3 milioni di dollari singaporiani al mese è stato affittato a una banca per l’80% in meno. In Russell Street, a Causeway Bay, un fast-food a tema Transformers ha preso il posto di Burberry.
Cosa è successo? A Kuala Lumpur sembrerebbe semplicemente esserci un’offerta eccessiva di mall. A Hong Kong, invece, il tracollo dei mall è da imputare prevalentemente al calo della spesa di fascia alta in Cina. La stessa che ha scosso la fiducia degli investitori nei marchi di lusso in tutto il mondo, e che ha fatto segnalare alle aziende di un certo livello una discesa repentina delle vendite nell’intera regione.
Da nessuna parte la portata del calo di questa domanda è però più evidente che a Hong Kong, che per molti anni era stata la destinazione preferita dai nuovi ricchi cinesi desiderosi di acquistare borse firmate e orologi svizzeri. I centri commerciali non vanno più di moda? Non necessariamente. Sono troppi e devono affrontare la realtà. Che è ben diversa rispetto a quella di una decina di anni fa.