Chiara, scura, o magari rossa, artigianale oppure dei grandi marchi che si contendono le fette più consistenti del mercato.
Tradizionalmente in Italia si produce (e si beve) soprattutto vino, anche se la birra non vuole essere da meno. In Europa siamo l’ottavo Paese produttore e uno dei principali importatori.
La forza del mercato non si discute, anche se qualcosa di recente sta cambiando: emergono nuove tendenze nel consumo, soprattutto tra i giovani, e non mancano novità significative, anche a livello occupazionale. Poche settimane fa Heineken, uno dei colossi del settore e leader di mercato in Italia, ha annunciato che taglierà tra i 5 mila e i 6 mila posti di lavoro nei prossimi due anni (su un totale di circa 87 mila), con l’obiettivo di contenere i costi in un contesto difficile.
Il mercato italiano della birra
Per capire cosa sta succedendo all’industria è utile consultare il più recente report di Assobirra, la più rappresentativa associazione italiana del settore. Partiamo da un’osservazione: negli ultimi anni si sta bevendo meno birra. Dopo i risultati positivi del 2022, che ha segnato un netto superamento dei valori registrati durante gli anni della pandemia, il classico “rimbalzo” dopo una fase di crisi, dal 2023 è iniziata una flessione dei volumi di birra messi in commercio nel nostro Paese. Nel 2022 erano stati oltre 22,5 milioni gli ettolitri commercializzati in Italia, scesi poi a 21,9 milioni nel 2023 e a quasi 21,5 milioni nel 2024, anno più recente di cui è disponibile il report Assobirra.
Le quote di mercato
Come anticipato, Heineken risulta il leader della birra in Italia, con una quota di mercato del 31,1% nel 2024, seguita da Peroni al 18% e da AB InBev al 9,9%. Il mercato è fortemente rappresentato da questi tre nomi, che valgono quasi il 60% della birra che beviamo abitualmente (basti pensare che al gruppo Heineken appartengono, tra gli altri, i marchi Birra Moretti e Ichnusa). Nonostante la leadership rimanga salda, rispetto a qualche anno fa Heineken ha ridotto la propria quota: nel 2020 valeva esattamente un terzo del mercato (33%), mentre Peroni ha mantenuto stabile la propria.
La crescita dei piccoli birrifici
Oltre ai grossi nomi dell’industria, quelli che è facilmente possibile trovare sugli scaffali della grande distribuzione, c’è naturalmente un vasto sottobosco di etichette meno conosciute, rappresentate dai birrifici artigianali (che utilizzano metodi tradizionali e ingredienti di prima qualità) o dalle cosiddette microbirrerie (a capacità produttiva ridotta). Sono proprio queste realtà a essere cresciute maggiormente negli ultimi cinque anni. Nel report vengono ricondotte sotto la voce “altri” (aziende non associate, comprese le microbirrerie): nel 2020 rappresentavano una quota di mercato del 5,5%, passata al 9% nel 2024. In Italia i birrifici artigianali sono oltre 1.300.
La produzione di birra in Italia
Eurostat segnala che nel 2024 i Paesi dell’Ue hanno prodotto 327 milioni di ettolitri di birra (contenenti almeno lo 0,5% di alcol). Come indicato dal grafico, la patria dell’Oktoberfest primeggia. La Germania in fatto di volumi rappresenta il 22,2% del totale europeo, seguita da Spagna (12,3%), Polonia (10,6%), Paesi Bassi (6,8%) e Belgio (6,3%), mentre l’Italia vale circa il 5,3%.
Produzione birra in Europa
Quote della produzione di birra nei principali Paesi europei produttori
I consumi di birra
Nonostante l’indiscussa rilevanza del mercato, i consumi di birra in Italia sono decisamente bassi se messi a paragone con il resto d’Europa. Esistono stime indicative sui consumi pro capite e vedono l’Italia sempre molto in fondo alle graduatorie. Nel 2015 si stimava un consumo annuo pro capite di poco più di 30 litri di birra, costantemente cresciuto negli anni successivi. Secondo i dati più recenti in Italia si bevono circa 37 litri di birra pro capite all’anno: circa la metà rispetto al consumo stimato negli Stati Uniti e un terzo rispetto a quelli di altri Paesi europei, come la Germania. Eppure, anche qui qualcosa sta cambiando. Perfino i tedeschi, per i quali la birra è un simbolo indiscusso, negli ultimi decenni stanno bevendo meno: si stima che negli ultimi trent’anni il consumo di birra in Germania sia crollato del 30%, portando alla chiusura di storici birrifici. Ora c’è qualche incognita pure per l’Italia, che oltre a non aver mai sfondato la quota simbolica dei 40 litri pro capite (che sembrava possibile fino a qualche anno fa), tra la crescita delle birre analcoliche e i nuovi gusti dei consumatori potrebbe ulteriormente ridurre i consumi.
Il «caso» Heineken
In questo senso, ha destato molta attenzione il comunicato di Heineken, con cui pochi giorni fa è stato annunciato il taglio di circa 5mila-6mila posti di lavoro nei prossimi due anni, per contenere i costi, dopo aver registrato nel 2025 una flessione dell’1,2% dei suoi volumi di vendita. La riduzione del personale toccherà i dipendenti al di fuori dei Paesi Bassi, dove il Gruppo ha il proprio quartier generale e impiega circa 3.700 persone. Per questo l’interesse è alto sulle possibili conseguenze per gli stabilimenti italiani.