I toni accomodanti mantenuti da Powell dalla fine del 2023 hanno alimentato il cosiddetto «everything rally» nei mercati finanziari. Tuttavia, i recenti dati economici diffusi da vari enti statistici statunitensi hanno sollevato interrogativi sulle future politiche monetarie. In base a queste nuove aspettative, il mercato ha rallentato il proprio slancio: l’S&P 500 ha concluso la scorsa settimana in calo dopo una lunga serie di sessioni positive e ha avuto un avvio poco promettente nella settimana corrente.
È ragionevole aspettarsi una contrazione degli indici del mercato azionario statunitense? Uno sguardo all’S&P 500.
Cosa ha interrotto il trend rialzista dell’indice S&P500?
Il tasso di disoccupazione è sceso al 3,7%, l’inflazione del 2023 si conferma all’3,1%, al di sopra delle aspettative del 2,9% degli analisti e la produttività del Paese resta abbastanza in linea con l’anno passato. Di fronte a queste evidenze, il cosiddetto «everything rally» si è momentaneamente interrotto. Questo perché i dati mostrano un andamento più resiliente rispetto alle prospettive evidenziate dai vari enti statistici e dalla Federal Reserve.
Ed è così che l’S&P500 interrompe il record di 16 settimane in positivo, disegnando una prima, seppur piccola, candela rossa sul grafico a candele timeframe Weekly.
S&P500, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice S&P500. Fonte: teletrader.com
Qual’è il tasso neutrale dell’economia USA?
La questione del tasso neutrale dell’economia USA diventa quindi delicata, con ampio dibattito su quale sia effettivamente il tasso in grado di mantenere l’equilibrio economico.
Nel 2020, i responsabili delle politiche monetarie stimavano che il tasso neutrale, R-star, si collocasse tra lo 0,4% e lo 0,8%, considerando un obiettivo di inflazione del 2% da parte della Fed. Le proiezioni più recenti indicano un aumento, posizionando R-star tra lo 0,5% e l’1%, con tassi reali di almeno il 3,5%. Raphael Bostic, presidente della Fed di Atlanta, sostiene che «il tasso neutrale sia cresciuto tra il 2,5% e il 3%», inclusa un’inflazione del 2%.
Se ciò fosse vero, le aspettative di un massiccio taglio dei tassi sarebbero state erroneamente interpretate dal mercato.
È importante ricordare che, sebbene negli ultimi dieci anni i tassi abbiano continuato a ridursi progressivamente verso lo zero per stimolare l’economia, tale misura era considerata straordinaria e non la norma. Seguendo questa logica, l’andamento dei tassi potrebbe orientarsi più verso la ricerca di un equilibrio che verso l’azzeramento.
Le aziende dell’S&P500 riusciranno a sostenere i costi di rifinanziamento del debito?
Molti trader e investitori pensano che il 2025 sarà l’anno decisivo, poiché molte aziende, in particolare quelle più piccole dell’indice, dovranno rifinanziare il loro debito. Questo riguarda in particolare le società dei settori più dipendenti dal credito, come il Real Estate. Online si parla di queste aziende come di «zombie», poiché, se i tassi di interesse rimarranno invariati fino al 2025, molte di esse potrebbero trovarsi in difficoltà. Tuttavia, se la Federal Reserve raggiungerà un tasso considerato neutrale prima del 2025, queste preoccupazioni potrebbero rivelarsi infondate.
Nonostante i recenti dati economici abbiano portato il mercato a rivedere le proprie aspettative, ciò non si è ancora tradotto in una significativa contrazione dei prezzi. Anche sul mercato obbligazionario si osserva un graduale aumento dei rendimenti dei Treasury, accompagnato da forti ingressi di capitale, che hanno mitigato la discesa dei prezzi relativi.
Questa interruzione alimenterà le prese di profitto dei trader?
Il rischio di una presa di profitto generalizzata, che coinvolga anche l’S&P 500, non è escluso dalle considerazioni del mercato. Da un punto di vista tecnico, l’indice ha raggiunto un livello di ipercomprato importante, e molti indicatori di mercato segnalano una zona di massimo. L’indice di volatilità VIX mostra un lieve aumento, e i prezzi degli indici statunitensi si sono sensibilmente allontanati dalla loro media. Questi segnali potrebbero favorire le prese di profitto, causando un’interruzione del trend. Inoltre, l’indice FEAR & GREED inizia a segnalare livelli di euforia estrema, soprattutto spinto dall’impennata dei prezzi nei mercati più speculativi, come quello delle criptovalute.
Un primo momento di conferma potrebbe arrivare con la pubblicazione dei risultati trimestrali di Nvidia, vero grande protagonista della corsa degli indici USA. La conferma del trend di rialzo negli utili di Nvidia fornirebbe un’importante indicazione sull’andamento del settore tecnologico attuale e giustificherebbe, almeno in parte, la marcata impennata delle aspettative legate allo stesso S&P 500.
S&P500: uno sguardo al grafico
Da un punto di vista tecnico, ci troviamo in un territorio rialzista ormai dalla metà del 2023, momento in cui si è verificato il cosiddetto «Golden Cross» tra la media mobile a 200 periodi e quella a 50. Da allora, le medie mobili hanno proseguito la loro marcia in territorio rialzista, mantenendo un andamento sostanzialmente lineare. Attualmente, il grafico mostra molta forza, e le medie mobili non mostrano segni di cambio di direzione, rimanendo ben orientate verso l’alto, nonostante la presenza di due candele rosse su un timeframe settimanale.
Inoltre, modificando i periodi delle medie mobili su un timeframe giornaliero (50 e 25), non si rileva alcun segnale ribassista. Questo sottolinea come le ultime due settimane di contrattazioni non rappresentino, in realtà, un momento tecnico di rilevante importanza rispetto all’impennata registrata dalle azioni precedentemente. Pertanto, potrebbe essere ancora prematuro parlare con certezza di una correzione.