L’indice S&P 500 ha chiuso per la prima volta sopra i 5.000 venerdì scorso, a 5.027 punti. L’indice di riferimento statunitense è salito finora del 5,4% nel 2024, dopo un rally del 24,2% nel 2023. È raddoppiato dal minimo pandemico di marzo 2020 ed è passato da 4.000 a 5.000 in meno di tre anni.
Come è potuto succedere?
Il fatto è che gli investitori continuano a scommettere sulla resilienza dell’economia statunitense e sul piano della Federal Reserve di iniziare a tagliare i tassi di interesse entro la fine dell’anno.
Ma ciò che mi colpisce di più è la velocità di questo rally e la sua intensità. Guardiamo un attimo alla storia recente dell’indice. Sono andato ad analizzare il grafico Bloomberg che vedete di seguito, con l’andamento da gen. 2022 a feb. 2024. E poi sono andato molto indietro nel tempo, per osservare i ritmi dei precedenti rally nella storia della borsa americana.
SP500 DA GEN. 2022 A FEB. 2024 CON MEDIE MOBILI A 200GG, 100GG E 50GG
Fonte: Bloomberg
Ci sono volute 719 sessioni perché l’indice raggiungesse il suo ultimo traguardo di crescita degli ultimi 1.000 punti, con un guadagno del 25%. Secondo i dati compilati da Bloomberg, l’avanzamento del 50% da 2.000 a 3.000 ha richiesto 1.227 giorni di negoziazione, dal 2014 al 2019. Per raddoppiare dal livello di 1.000 del 1998, sono servite invece ben 4.168 sessioni per arrivare a 2.000 nel 2014.
Perché l’S&P 500 sta salendo?
Il grande fattore trainante del rally è la consapevolezza che difficilmente l’economia statunitense vacillerà nel 2024 nel modo che era stato previsto da quel “pronostico” che circolava negli ambienti finanziari fino all’estate del 2023, quando la maggior parte degli analisti e degli economisti prefigurava per il 2024 una recessione negli USA, indotta dalla severa politica monetaria della Fed.
Ora invece si sta affacciando uno scenario di un’economia migliore del previsto, profitti “sani” perché basati soprattutto su una crescita del fatturato (e non solo su tagli occupazionali e/o dismissioni) e un’inflazione più bassa, due fattori che stanno sicuramente fornendo il carburante per questo rally.
Il rapporto sull’occupazione di gennaio è stato l’ultimo di una serie di dati che hanno superato le previsioni, con la creazione di 353.000 posti di lavoro, che ha superato anche le previsioni più ottimistiche degli economisti intervistati da Bloomberg. Ciò ha fatto seguito alla pubblicazione dei dati sul PIL che mostravano una crescita annualizzata del 3,3% nel quarto trimestre del 2023, ben al di sopra delle previsioni di consenso del 2%.
Il mercato azionario aveva “subodorato” tutto ciò, e per questo ha registrato un andamento straordinario da novembre, con l’S&P 500 in rialzo in 14 delle ultime 15 settimane, qualcosa che - sempre secondo Bloomberg - non accadeva dal 1972.
Certo, trattasi di un rally “concentrato” su pochi nomi. La maggior parte proviene dalle cosiddette società tecnologiche dei “Magnificent Seven”: Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla.
Meta, ad esempio, ha registrato un rally di oltre il 400% da novembre 2022 grazie a un boom dei profitti alimentato dalla riduzione dei costi e alla febbre dell’intelligenza artificiale.
L’unico “peso morto” del gruppo è stato Tesla, che è sceso del 15% nello stesso arco di tempo. Solo a gennaio, ha cancellato quasi 200 miliardi di dollari di valore di mercato dopo aver avvertito che il suo tasso di espansione sarà “notevolmente inferiore” quest’anno.
Ma tutto sommato, secondo alcuni calcoli, si prevede che i Magnifici Sette registreranno una crescita combinata degli utili di circa il +55% nel quarto trimestre 2023, rispetto al 4° trimestre 2022. Numeri da far paura.
E anche per l’anno in corso si prevede che gli utili delle sette maggiori società dell’S&P 500 sono destinati ad aumentare di oltre il +20%, oltre il doppio della crescita degli utili prevista, sempre per il 2024, dell’intero paniere delle società dell’S&P 500 (ci sono stime che vanno da +8% a +9% per l’indice S&P 500).
Ecco spiegato il fattore di trascinamento “reale” (ricavi e profitti) che hanno svolto nel rally dell’S&P 500proprio queste sette società. Non c’è nessuna bolla speculativa.
Quanto può durare ancora il rally dell’S&P 500?
Quanto può durare dunque questo rally? È possibile che arrivi un consolidamento, un ribasso che può arrivare fino alla media mobile di brevissimo periodo (MM 50GG, linea viola del grafico) attualmente posta a 4770. Ma ricordatevi che non siamo in un’euforia irrazionale. Le società aumentano i ricavi, con un debito sostanzialmente sotto controllo e una Fed che abbasserà i tassi nella seconda metà del 2024.
Anche se le azioni statunitensi stanno già scontando tutte le buone notizie, ritengo che il rally sia stato fino ad ora ben supportato dalla fontana di utili prodotta dalle aziende. C’è ancora un potenziale per ulteriori guadagni nel 2024 perché siamo nella cosiddetta economia dei “Goldilocks”, come la chiamano negli USA, nella quale la crescita degli Stati Uniti è più forte del previsto e il contenimento dell’inflazione consente alla Federal Reserve di tagliare i tassi in modo aggressivo. Crescita più alta del previsto con inflazione più bassa del previsto. Che altro volete di meglio per i mercati azionari?
Un fattore di forte “speranza” per l’economia americana infatti sono proprio i consumi. Costituiscono, se non ricordo male, oltre il 67% del PIL americano. Una ricerca del Dipartimento del Tesoro ha indicato che il potere di spesa reale annuo medio del consumatore statunitense è ora - a fine dicembre 2023 - di circa 1.400 dollari maggiore rispetto alla spesa reale media annua di prima della pandemia di COVID-19, nonostante l’esplosione di un’inflazione elevata negli anni successivi al 2020.
Tali dati hanno aumentato la possibilità che la crescita possa rimanere vicina, o addirittura superiore, al tasso tendenziale annuo del PIL del biennio 2018-2019 (cioè circa 3,3 – 3,5%).
E poi non possiamo sottovalutare un altro importantissimo fattore: l’inflazione non fa più paura. I dati recenti sono coerenti con l’ipotesi che l’inflazione stia tornando verso l’obiettivo della Fed. L’indice principale della spesa per consumi personali, (il PCE deflator) l’indicatore dei prezzi preferito dalla Fed, si è attestato al 2% annualizzato nel quarto trimestre.
In conclusione: forse sta per arrivare uno storno sui mercati, una fisiologica presa di profitto, ma sarà una boccata d’ossigeno, un’occasione di ingresso, non una scusa per attuare la fuga dal mercato.
I recenti dati economici hanno evidenziato il potenziale per un periodo di continua crescita, di inflazione contenuta e di un più rapido allentamento monetario. In questo caso, alcuni ritengono che l’indice S&P 500 abbia il potenziale per salire a circa 5.200- 5.300 quest’anno (come Goldman Sachs e UBS).
E potrebbe anche essere l’anno delle società appartenenti all’indice Russel 2000, cioè di quelle società a bassa capitalizzazione. Ritengo che questo trend disinflazionistico e di allentamento monetario sarebbe un risultato particolarmente a supporto dei titoli a piccola capitalizzazione, che beneficiano maggiormente dell’allentamento della Fed data la loro maggiore dipendenza dal debito a tasso variabile rispetto al debito a tasso fisso.
Due fra gli ETF con maggior patrimonio, che coprono proprio l’indice delle piccole società USA (il Russel 2000 appunto) e che potreste usare per cavalcare il rally americano per il 2024 (ma senza vendere le società a grande capitalizzazione) sono:
- SPDR Russell 2000 US Small Cap UCITS ETF (Isin: IE00BJ38QD84), con oltre 2,2mld di euro di dimensioni
- Xtrackers Russell 2000 UCITS ETF 1C (Isin: IE00BJZ2DD79), con oltre 1mld di euro di dimensioni.
Ma, come dicevo, non abbandonate l’S&P 500: valutate di proseguire ad investire (soprattutto durante le fasi di ripiegamento dei mercati) su due altri ETF che rappresentano l’intero SP500:
- iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc) (Isin: IE00B5BMR087), con più di 70 mld di euro di patrimonio in gestione
- Vanguard S&P 500 UCITS ETF (Isin: IE00B3XXRP09), con circa 36 mld di euro di fondi gestiti, che ha anche la particolarità di essere a distribuzione dei proventi.
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