Paura? È proprio questa la parola d’ordine nei mercati finanziari in questo inizio di 2025. A confermarlo non è solo l’andamento degli indici azionari, ma anche una lunga serie di segnali che provengono dal sentiment degli investitori, in netto deterioramento rispetto al passato.
Il CNN Fear & Greed Index, tra i più seguiti a Wall Street per misurare l’umore degli operatori, si trova attualmente in zona di “Extreme Fear”, una condizione che in passato ha spesso anticipato fasi turbolente per gli indici.
Ma non è l’unico campanello d’allarme. L’indice VIX, che misura la volatilità attesa sull’S&P 500, è schizzato ai massimi dell’anno, superando soglie psicologiche che non si vedevano da mesi. A questo si aggiungono i dati soft, come quelli sulla fiducia dei consumatori: secondo le ultime rilevazioni, la fiducia nel primo trimestre 2025 ha subito un crollo record da trimestre a trimestre, peggior performance degli ultimi dieci anni.
S&P 500, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice S&P 500. Fonte: baha.com
Insomma, doveva essere l’anno dei record, ma nessuno si sarebbe aspettato che lo sarebbe stato in questo senso. O forse sì, se pensiamo che qualcuno questo scenario l’aveva previsto: Warren Buffett, il leggendario “oracolo di Omaha”, che da mesi continua a mantenere un atteggiamento prudente, con una quota di liquidità in portafoglio tra le più alte della storia di Berkshire Hathaway.
L’oracolo resta liquido: ma perché?
Al 31 dicembre 2024, Berkshire Hathaway aveva in cassa oltre 325 miliardi di dollari. Una cifra impressionante, che Buffett continua a mantenere quasi intatta, a eccezione di qualche investimento mirato su grandi conglomerati giapponesi (come Mitsubishi, Mitsui e Itochu). Questi titoli, noti per il loro elevato rendimento da dividendo e per la stabilità dei loro modelli di business, sembrano rappresentare per Buffett una sorta di “rifugio di valore” in un mondo azionario che considera sopravvalutato.
Ma perché tanto pessimismo? La risposta sta in uno degli indicatori più famosi del guru americano: il Buffett Indicator, ovvero il rapporto tra la capitalizzazione di mercato totale e il PIL degli Stati Uniti (Market Cap / GDP).
Il Buffett Indicator: numeri da brividi
Attualmente, il Buffett Indicator si attesta su un valore di 193%, ben oltre la sua media storica del 126%. In termini statistici, siamo sopra le +2 deviazioni standard, una soglia che, secondo molti analisti, segnala un mercato ad alto rischio di correzione.
Per capirne l’importanza, basta guardare al passato:
- Nel 1968, Buffett si trovava in posizione molto liquida, mentre il Buffett Indicator segnava un picco. Poco dopo, arrivò un prolungato bear market. Stesso copione nel 1999, in piena bolla dot-com: Buffett restò fuori dai giochi, aspettando che i multipli rientrassero nella norma. E vinse la scommessa.
Il Buffett Indicator non è perfetto e non prevede il timing di mercato, ma è un termometro utile per capire quanto il mercato sia disallineato dai fondamentali macroeconomici.
Che fare ora?
Con un mercato spinto ancora da narrative e aspettative più che da utili sostenibili, Buffett sembra suggerire una sola strategia: pazienza e disciplina. L’investitore, con la sua holding, resta liquido in attesa di occasioni migliori, anche se può sembrare noioso. Ma la sua storia ha dimostrato che è proprio nei momenti di euforia e sopravvalutazione che si pongono le basi per i grandi errori… o per i grandi successi, se si sa aspettare.
E oggi, con l’indicatore di Buffett nuovamente su livelli di alert massimo, l’oracolo di Omaha pare averci detto tutto senza dire una parola: stay liquid, stay safe.