La marcata crescita della disoccupazione tra i neolaureati è stata una delle tendenze economiche più discusse dell’ultimo anno. La mancanza di lavoro tra i giovani altamente istruiti, dagli Stati Uniti al Regno Unito e oltre, ha superato per la prima volta nella storia il tasso generale di disoccupazione, sollevando interrogativi su tutto: dal valore dell’istruzione universitaria al ruolo dell’intelligenza artificiale.
Tuttavia, questa tendenza generale nasconde importanti sfumature che, se analizzate, offrono una visione più chiara della realtà dietro queste narrative così ampie.
Esaminando i dettagliati dati mensili sull’occupazione negli Stati Uniti, emerge subito un dato chiave: l’aumento della disoccupazione tra i laureati si concentra quasi esclusivamente tra i giovani uomini americani.
Il tasso di disoccupazione per i neolaureati uomini è salito bruscamente da meno del 5% al 7% negli ultimi 12 mesi. Per le giovani donne laureate, la disoccupazione è rimasta stabile, se non in leggera diminuzione.
Ancora più sorprendente, i giovani uomini appena laureati ora sono disoccupati alla stessa frequenza dei loro coetanei senza laurea, cancellando completamente il “premio occupazionale della laurea”.
Cosa sta succedendo?
A prima vista, questo sembrerebbe confermare l’idea che siamo di fronte all’inizio di una nuova ondata di perdita di posti di lavoro causata dall’IA generativa. Il rapido entusiasmo del settore tech nell’adottare queste tecnologie ha reso i giovani laureati in informatica particolarmente vulnerabili — ci si aspetterebbe quindi che il colpo iniziale dell’IA colpisca proprio loro.
Ma analizzando l’occupazione nei singoli settori, i dati non sembrano supportare questo racconto. Il tanto citato calo nelle assunzioni di programmatori e sviluppatori entry-level negli Stati Uniti si è bruscamente invertito negli ultimi mesi. Anzi, rispetto al periodo pre-IA generativa, l’occupazione per chi è all’inizio della carriera nel settore tech è oggi in anticipo rispetto al resto dell’economia.
Questo suggerisce che la contrazione nelle assunzioni nel tech nel periodo 2023-2024 non sia stata un semplice effetto dell’IA, ma piuttosto il contraccolpo dopo il boom di assunzioni post-pandemia. Ora, le assunzioni di sviluppatori junior stanno tornando a crescere. Questo non vuol dire che l’IA non stia sostituendo posti di lavoro nel coding: ma potrebbe stare anche creando nuove opportunità allo stesso ritmo con cui elimina quelle vecchie.
Se dunque l’“apocalisse lavorativa” causata dall’IA per i laureati in informatica non spiega il disagio dei giovani uomini laureati, allora cosa lo spiega?
Guardando a tutti i settori, emerge un vecchio schema: le donne scelgono in misura molto maggiore il settore della sanità, dove l’occupazione continua a crescere rapidamente, apparentemente immune alle fluttuazioni cicliche che colpiscono invece i settori a prevalenza maschile, anche a livello di laureati.
Quasi 50.000 dei 135.000 nuovi posti di lavoro occupati da giovani donne laureate nell’ultimo anno erano nel settore sanitario americano — più del doppio del numero totale di nuovi impieghi ottenuti dagli uomini laureati nello stesso periodo. L’aumento della domanda dovuto all’invecchiamento della popolazione, unito alla resistenza all’automazione, sembra rendere il settore della cura una nave stabile in acque agitate. Forse “impara a prenderti cura” potrebbe sostituire “impara a programmare” come consiglio professionale per la prossima generazione.
Ma anche se le giovani donne sembrano sapersi orientare meglio in questo periodo turbolento per il mercato del lavoro dei laureati, non c’è motivo di pensare che questa situazione durerà.
Ricerche recenti negli Stati Uniti indicano che le donne, se possibile, sono leggermente più a rischio degli uomini di perdere il lavoro a causa dell’IA generativa. Se l’IA inizierà a sostituire in massa i ruoli impiegatizi junior, la maggiore presenza femminile nell’istruzione superiore potrebbe renderle particolarmente vulnerabili. I partner negli studi legali e di consulenza possono essere ancora in prevalenza uomini, ma i ruoli junior sono per lo più occupati da donne. E se i ruoli sanitari pratici sembrano al sicuro dall’automazione, non si può dire lo stesso per quelli amministrativi.
Oggi, l’erosione del vantaggio occupazionale della laurea sembra colpire in modo particolare gli uomini. Ma invece di considerarlo un problema di genere, sarebbe saggio che i responsabili politici valutassero le implicazioni più ampie di questo fenomeno.
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