L’energia nucleare non riduce le emissioni di anidride carbonica. Il caso dell’Australia

Redazione Money Premium

07/01/2025

Il nucleare è considerato come un’opzione per ridurre le emissioni di carbonio. Tuttavia, nonostante la promessa di abbattere le emissioni, la proposta potrebbe avere effetti contrari.

L’energia nucleare non riduce le emissioni di anidride carbonica. Il caso dell’Australia

L’Australia si trova di fronte a una delle sfide più complesse e urgenti in termini di politica energetica e cambiamento climatico.

In vista delle elezioni federali del 2025, l’opposizione di destra, composta dalla coalizione di Liberali e Nazionali, ha presentato una proposta controversa che prevede la costruzione di sette centrali nucleari, con l’idea di ridurre i costi per la decarbonizzazione del paese.

Secondo il piano, l’aggiunta di queste centrali nucleari al sistema elettrico nazionale permetterebbe di ridurre le emissioni di carbonio a costi notevolmente inferiori rispetto all’approccio favorito dal governo di centro-sinistra, che punta principalmente su energie rinnovabili. Il piano dell’opposizione stima infatti che il nucleare potrebbe decarbonizzare il sistema elettrico a un costo di circa 263 miliardi di dollari australiani (167 miliardi di dollari USA), un 44% in meno rispetto a una rete basata in gran parte su eolico e solare. Tuttavia, una valutazione più approfondita dei dati rivela che questa proposta potrebbe essere molto più dannosa di quanto sembri, sia dal punto di vista economico che ambientale.

Il cuore della proposta nucleare dell’opposizione è un piano che prevede un lungo ritardo nella transizione verso una rete elettrica a basse emissioni. Nonostante l’intenzione di ridurre le emissioni di carbonio, il piano propone un rinvio della dismissione delle centrali a carbone fino al 2040 o anche oltre, con l’aspettativa che le centrali nucleari inizino a funzionare solo nel 2036. Le altre centrali nucleari previste nel piano dovrebbero entrare in funzione tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’40. Questo rallentamento dei progressi verso una rete energetica pulita potrebbe risultare molto dannoso per gli obiettivi climatici a lungo termine dell’Australia.

In effetti, la proposta dell’opposizione potrebbe portare a uno stallo nelle investimenti in energie rinnovabili. La necessità di concentrare risorse significative nella costruzione delle centrali nucleari rallenterebbe la costruzione di impianti eolici e solari, che sono più rapidi da realizzare e decisamente più economici. Le stime suggeriscono che l’Australia potrebbe perdere circa 15 anni di progressi nella transizione energetica se il piano nucleare venisse attuato, un periodo di tempo che potrebbe rivelarsi fatale per i suoi impegni climatici.

Uno dei principali problemi del piano nucleare è l’enorme incertezza economica che circonda la costruzione di impianti nucleari. La realizzazione di impianti nucleari, infatti, è un processo lungo e costoso. Secondo le stime di Bent Flyvbjerg, professore di Ingegneria presso l’Università di Oxford, i progetti nucleari in Occidente impiegano in media circa 15 anni per essere completati, ma i costi spesso superano il budget iniziale di almeno il 120%. Un esempio di questa tendenza è rappresentato dal progetto della centrale nucleare Hinkley Point C nel Regno Unito, che ha visto il suo costo salire fino a tre volte rispetto alla cifra iniziale, pari a 10 miliardi di dollari per gigawatt. Se si applicano queste stime al piano nucleare dell’Australia, i costi previsti per la costruzione delle centrali potrebbero aumentare drasticamente, vanificando i presunti vantaggi economici del piano.

Inoltre, l’Australia affronta un altro ostacolo significativo: la moratoria sul nucleare, che è stata in vigore nel paese per anni. Sebbene il parlamento australiano possa eventualmente revocarla, il processo per ottenere l’approvazione politica per la costruzione di centrali nucleari potrebbe essere lungo e complesso. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate alla gestione dei rifiuti nucleari e ai rischi legati alla sicurezza, che potrebbero ulteriormente complicare l’attuazione del piano.

Uno degli argomenti principali a favore del nucleare è che potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di carbonio, sostituendo la produzione di energia a base di carbone con quella nucleare. Tuttavia, una valutazione più dettagliata del piano rivela che, nonostante la promessa di ridurre le emissioni, questa proposta rischia di avere effetti contrari.

Come evidenziato dagli esperti Simon Holmes à Court del Superpower Institute e Dylan McConnell dell’Università del New South Wales, la proposta nucleare comporterebbe un abbassamento del 40% nella capacità totale di generazione di energia rispetto al piano alternativo del governo, che privilegia le energie rinnovabili. Questo significa che la rete elettrica australiana potrebbe non essere in grado di supportare una domanda crescente di energia, inclusa l’energia necessaria per alimentare i veicoli elettrici, una componente fondamentale della transizione verso un’economia a basse emissioni. La riduzione della capacità di generazione energetica combinata con il rallentamento della transizione verso il nucleare, porterebbe probabilmente all’uso maggiore di carbone, petrolio e gas per colmare il vuoto energetico. Secondo le stime, questo aumenterebbe le emissioni di carbonio di circa 1,7 miliardi di tonnellate, che corrispondono a circa quattro anni delle attuali emissioni totali di carbonio dell’Australia. Questo rappresenterebbe un colpo devastante agli obiettivi climatici del paese.

Anche se il nucleare potrebbe avere un ruolo in alcuni scenari di decarbonizzazione, la proposta dell’opposizione australiana rischia di essere una mossa sbagliata. Non solo rallenterebbe la transizione energetica, ma potrebbe anche incrementare le emissioni di carbonio, spingendo il paese ulteriormente indietro rispetto agli impegni climatici. La costruzione di impianti nucleari richiede tempi lunghi e costi enormi, mentre le energie rinnovabili sono in grado di offrire soluzioni più rapide, economiche e sostenibili.