L’austerità nei piani del governo

Raphael Raduzzi

20 Aprile 2024 - 07:15

Il nuovo DEF del governo Meloni non presenta le cosiddette stime programmatiche, eppure le scelte di austerità fiscale sono evidenti.

L’austerità nei piani del governo

Il recente Documento di Economia e Finanza pubblicato dal governo sta ancora facendo discutere. In particolare, per la scelta inusuale di non pubblicare le previsioni programmatiche di bilancio.

Infatti, il DEF, che viene deciso ogni anno dal governo entro ogni 30 aprile, ha sempre previsto al suo interno – oltre ad una stima su come si evolverebbero le principali variabili macroeconomiche nel contesto vigente – una parte programmatica in cui esprimeva già le proprie intenzioni in termini di saldo di bilancio per gli anni successivi, considerando la futura legge di bilancio. E allora perché il governo ha optato per un’omissione palese dei saldi programmatici?

La motivazione (o scusante) ufficiale contenuta nello stesso documento sarebbe che a causa della revisione del Patto di Stabilità e Crescita da parte dell’Unione Europea, questa fase sarebbe da considerarsi transitoria e non essendoci una traiettoria di bilancio concordata avrebbe poco senso pubblicare ora le stime programmatiche. Un ragionamento che sembra stridere da un lato con la propaganda fatta dal governo su di un nuovo Patto di Stabilità migliorativo (se è davvero migliorativo perché non mostrare subito dei numeri migliori?) e dall’altro con la palese realtà: dopo le europee vi sarà un probabile assestamento per rimanere in linea con i numeri prefissati.

Già, perché se la scusa del Superbonus che affossa i conti pubblici non potrà più essere usata, data la fine sostanziale della misura e la riclassificazione di quei crediti come pagabili (dunque appostati come spese tra il 2020 ed il 2023), come spesso accade il governo ha rimpolpato le stime di crescita ben al di là delle previsioni delle altre istituzioni. Infatti, nel Documento di Economia e Finanza appena approvato la crescita prevista è dell’1% per quest’anno e dell’1,2% per il prossimo.

Peccato che il Fondo Monetario Internazionale abbia appena pubblicato le sue stime di primavera e per l’Italia prevedono quanto segue: un aumento del PIL di quest’anno dello 0,7% identico a quello previsto per il 2025. Insomma, una discrepanza rispettivamente dello 0,3% del pil e dello 0,5%, in soldoni si tratta di decine di miliardi.
Miliardi che appunto dovranno essere trovati piuttosto in fretta dato che implicitamente è la stesso DEF a confermare le indiscrezioni su di una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Nelle simulazioni sull’evoluzione del debito pubblico – parametro principale nel prossimo Patto di Stabilità – si ipotizza una riduzione del deficit tale da ‘assicurare il rispetto sia della correzione minima annua del saldo di bilancio strutturale che sarebbe richiesta in caso di apertura di una Procedura per Deficit Eccessivi’.

Insomma, anche senza una parte programmatica questo DEF ci dice un paio di cose: che l’austerità sta tornando con il nuovo Patto di stabilità (l’intonazione della politica di bilancio dell’area euro nel suo complesso è tornata a essere moderatamente restrittiva nel 2023, ed è prevista esserlo in maggior misura nel 2024), che le stime di crescita sono come al solito gonfiate e che, a prescindere dal Superbonus, sono previsti tagli all’orizzonte (totale spese amministrazioni pubbliche dal 55% del PIL dello scorso anno al 51,1% di quest’anno). Ed in questo quadro, rimandare l’impatto con la realtà a dopo le europee servirà a poco.