L’attacco di Bankitalia alle case degli italiani

Raphael Raduzzi

01/05/2024

Dopo i consigli non richiesti su patrimoniale e riforma del catasto, Banca d’Italia torna a prendersela con le case degli italiani.

L’attacco di Bankitalia alle case degli italiani

Banca d’Italia torna a far discutere di sé. E questa volta non le pessime decisioni nel campo bancario che hanno caratterizzato l’operato degli ultimi anni, bensì per dei consigli non richiesti alla politica.

Il tema riguarda l’efficientamento energetico degli edifici. Si è molto parlato in questo dell’entrata in vigore della direttiva cosiddetta case green della commissione europea, probabilmente con eccessive preoccupazioni sia da un fronte che dall’altro. In fondo, la direttiva delinea degli obiettivi in termini di efficientamento delle strutture pubbliche e private sicuramente ambiziosi e ponendo anche un cronoprogramma da seguire, tuttavia spetta ad ogni stato membro la scelta delle azioni da introdurre per raggiungere quegli obiettivi. E soprattutto non sono previsti automatismi, divieti, o peggio: sanzioni.

Detto ciò, proprio su questo Banca d’Italia si è premurata di pubblicare un rapporto intitolato: “l miglioramento dell’efficienza energetica delle abitazioni in Italia: lo stato dell’arte e alcune considerazioni per gli interventi pubblici” che sembra scritto esplicitamente per suggerire alla classe politica come raggiungere gli obbiettivi previsti dalla direttiva case green.

Una gran parte del report viene utilizzata, come ormai siamo abituati, per denigrare l’esperienza del Superbonus e soprattutto della circolazione dei crediti fiscali (vero nemico di Banca d’Italia). Abbiamo già detto su questa testata di come Banca d’Italia si sia sostanzialmente inventata un controfattuale fantastico stimando una crescita del settore delle costruzioni private pari alla metà di quello registrato anche senza Superbonus, senza che vi sia stato alcun precedente simile nella storia del paese o tantomeno un paese estero che potesse dimostrare questo strano assunto. Nel report appena pubblicato invece, i ‘tecnici’ di via Nazionale si spingono oltre, citando una audizione di un loro dipendente alla Camera dei Deputati di un paio di anni fa, secondo cui i benefici ambientali del Superbonus ripagherebbero i costi finanziari in circa 40 anni. Peccato che anche questa volta l’utilizzo dei dati sia più che capzioso, prendendo a riferimento i costi aggiornati ma le stime iniziali contenute nel PNRR nel 2021 sul numero di edifici che il Superbonus avrebbe consentito di efficientare, pari a 100.000 unità. I dati reali sugli edifici efficientati, aggiornati mensilmente, si trovano agevolmente sul portale ENEA e alla fine dello scorso mese contavano oltre 494.000 edifici. Altrochè 40 anni!

Chiuso questo capitolo, il report si concentra finalmente sulle azioni da intraprendere. E dopo qualche considerazione condivisibile sul fatto che i benefici andrebbero concentrati su coloro che banalmente sono incapienti o hanno redditi più bassi ecco che l’analisi si concentra sulle case in affitto. Benché in percentuale inferiore rispetto agli altri paesi, scrivono i tecnici di Banca d’Italia nelle abitazioni in affitto gli incentivi a effettuare gli investimenti per l’EE sono particolarmente ridotti sia per l’affittuario (…) sia per il proprietario. La soluzione? Se da un lato si propone di concedere degli incentivi fiscali rafforzati al raggiungimento di determinati livelli di EE, inclusa una tassazione ridotta sul canone, dall’altro ecco la bomba: in alternativa, (..), si potrebbe valutare di subordinare l’affitto al raggiungimento di standard energetici minimi. Ma non è finita qui perché in questo caso si propone anche di aumentare i controlli sugli affittuari perché, cattivoni, potrebbero con questa misura essere spinti a non dichiarare più la locazione.

Insomma, in via Nazionale sembra essersi insediata Greta Thunberg: se non spendi migliaia di euro per efficientare la tua abitazione (ed oltre il 30% delle case degli italiani sono in classe G) non la potrai mettere in affitto. E attento, perché ti aumentiamo anche i controlli. Una follia che neppure nei regimi totalitari esiste, un attacco totale alla libertà privata.
Sono davvero queste le proposte di Banca d’Italia? Demonizzare una misura che ha davvero efficientato mezzo milione di edifici privati nel giro di 3 anni per spingerci a divieti illiberali e costrizioni da stato di polizia?
Se questi sono i ‘tecnici’ teniamoci stretti i politici per i prossimi anni.