La Cina chiama, la Turchia risponde presente. Negli ultimi giorni sono in corso trattative avanzate tra due tra i principali produttori cinesi di veicoli elettrici cinesi, ovvero BYD e Chery, e Ankara per la costruzione di stabilimenti sul territorio turco, in un passo che potrebbe aiutare le società asiatiche ad aumentare le vendite in Europa.
“Vorremmo completare i colloqui il prima possibile. Abbiamo fatto molta strada con entrambi (le aziende cinesi ndr)”, ha spiegato a Bloomberg il ministro turco dell’Industria e della Tecnologia, Fatih Kacir. Sono in corso anche trattative separate con SAIC Motor, che possiede MG, e Great Wall Motor, ha aggiunto l’alto funzionario.
La notizia non dovrebbe essere ignorata per almeno due ragioni. Innanzitutto perché i produttori automobilistici cinesi sperano di puntare sulla Turchia per ottenere un accesso facilitato al mercato dell’Ue, con la quale la Turchia ha un accordo di unione doganale.
In ogni caso, anche la Turchia stessa è un mercato importante, visto che qui i veicoli elettrici nel 2023 hanno costituito il 7,5% di tutte le vendite di auto. L’autorità nazionale di regolamentazione del mercato energetico prevede che il numero di EV nel Paese raggiungerà quota 180.000 unità da qui al 2025.
L’amministratore delegato di BYD Europe, Michael Shu, ha dichiarato la scorsa settimana di vedere spazio per un secondo stabilimento europeo nel 2025, oltre ad uno già in costruzione in Ungheria. E la Turchia è l’indiziato numero uno.
La seconda ragione per cui l’asse elettrico tra Ankara e Pechino è rilevante chiama in causa l’obiettivo di BYD e dei suoi rivali cinesi: evitare tariffe di ogni tipo, a maggior ragione nel caso in cui l’indagine di Ue sui sussidi statali nei confronti dei produttori cinesi di EV dovesse scatenare una guerra commerciale.
Cosa succede tra Turchia e Cina
Una decisione finale di investimento da parte di una delle due aziende cinesi in Turchia offrirebbe un vantaggio non da poco per Ankara, che ha cercato per anni di sfruttare la sua posizione di trait d’union tra Asia ed Europa per attirare capitali stranieri nel suo settore manifatturiero (finora con scarso successo).
L’ultimo precedente è però ancora una ferita aperta. Nel 2019, Volkswagen AG decise di abbandonare un investimento pianificato in una fabbrica dopo che l’azione militare del paese nel nord della Siria aveva suscitato la protesta internazionale. Adesso il governo turco spera di voltare pagina inaugurando un nuovo capitolo.
Come detto, la Turchia è una base ideale per consentire ai player cinesi di incrementare le esportazioni di veicoli nell’Ue. Il motivo? L’unione doganale con il blocco europeo e la sua sofisticata industria automobilistica. Lo scorso anno, tra l’altro, le automobili sono state tra le principali esportazioni della Turchia, con il Paese che ha venduto veicoli e pezzi di ricambio per un valore di 35,7 miliardi di dollari nel 2023 (rispetto ai 21,6 miliardi di dollari di dieci anni prima).
Qualsiasi decisione di aprire uno stabilimento automobilistico in Turchia offrirebbe alle aziende cinesi “opportunità privilegiate anche per investimenti nelle batterie”, ha chiarito Kacir, specificando che i colloqui potrebbero o meno sfociare in una decisione finale sull’investimento.
Le mosse della Cina
Gli investimenti cinesi potrebbero stimolare il settore dei veicoli elettrici in Turchia. Giusto per fare un esempio, il produttore turco di EV Togg ha aperto il suo primo stabilimento nel 2022 e ha lanciato le vendite lo scorso anno. Secondo l’agenzia Anadolu, lo scorso anno in Turchia sono stati venduti un totale di 65.562 veicoli completamente elettrici, con un aumento di oltre l’800% rispetto alle vendite del 2022.
La Turchia sta inoltre cercando di attrarre il colosso americano dei veicoli elettrici Tesla. Durante un incontro andato in scena lo scorso settembre a New York, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva invitato il CEO di Tesla, Elon Musk, a costruire una fabbrica nel Paese.
Tornando al dossier cinese, in generale è l’intero Medio Oriente ad esser finito nel mirino del Dragone. A febbraio, una filiale del produttore cinese di EV, Nio, ha firmato un accordo di licenza tecnologica con Forseven, una filiale di veicoli elettrici di CYVN Holdings con sede ad Abu Dhabi. A novembre, Bloomberg aveva scritto che il Fondo saudita per gli investimenti pubblici era in trattative per investire 250 milioni di dollari nella società cinese di veicoli elettrici Human Horizons Group. E questo potrebbe essere soltanto l’inizio.