Trasformare l’India in un attore competitivo in grado di occupare uno spazio d’azione rilevante all’interno del settore globale dei chip. È questa l’ambizione del primo ministro Narendra Modi, il primo ministro del Paese più popoloso del mondo che, per riuscire nell’impresa, è pronto, da un lato, a mobilitare i campioni nazionali, e dall’altro ad attirare in patria quante più aziende straniere possibile.
L’ultima mossa rilevante effettuata dal governo indiano, a febbraio, è coincisa con l’approvazione di un piano di investimenti dal valore di 15,2 miliardi di dollari da utilizzare nella costruzione di impianti autoctoni di fabbricazione di semiconduttori. Nel progetto era prevista anche una proposta inviata al conglomerato Tata Group per realizzare il primo grande impianto di produzione di chip del Paese.
Da quanto sappiamo, la struttura dovrebbe essere allestita nello Stato natale di Modi, il Gujarat, e avere una capacità di produzione pari a 50mila wafer al mese entro la fine del 2026. L’investimento comprende anche unità di assemblaggio e uno stabilimento di imballaggio che saranno sviluppati in collaborazione con aziende provenienti da Giappone, Taiwan e Thailandia.
Dal canto suo, Tata Group ha spiegato che intende portare l’industria indiana dei semiconduttori a 110 miliardi di dollari entro il 2030, puntando a coprire il 10% della domanda globale. In prima linea nelle ambizioni indiane nel settore dei semiconduttori troviamo il ministro indiano dell’Elettronica e dell’Informatica, Ashwini Vaishnaw, secondo cui i citati investimenti fanno parte degli sforzi di Modi per «rendere l’India un grande polo manifatturiero e autosufficiente in alcuni settori».
L’India punta sui chip: utopia o realtà?
Vaishaw ha inoltre supervisionato un accordo da 2,75 miliardi di dollari con la società statunitense di semiconduttori Micron Technology, che a settembre ha avviato i lavori per una fabbrica destinata a produrre i primi microchip di fabbricazione nazionale in India entro l’inizio del 2025.
Gli esperti, ha scritto il South China Morning Post, affermano che queste approvazioni sono in linea con l’ambizioso piano dell’India di costruire un ecosistema nazionale end-to-end di semiconduttori, una priorità strategica guidata dalla pandemia che ha messo in luce l’eccessiva dipendenza di Delhi dalle catene di fornitura di chip globali.
Di pari passo, il gigante asiatico spera di trarre vantaggio dalle aziende straniere in cerca di hub produttivi alternativi alla Cina. Nel 2021, il governo indiano ha introdotto un programma di sovvenzioni da 10 miliardi di dollari per incentivare i produttori di chip, coprendo fino al 50% dei costi dei progetti approvati. Per la cronaca, sia Micron che Tata stanno beneficiando di questo programma per i rispettivi impianti di produzione in fase di sviluppo.
Lavori in corso
Gli esperti credono che al Paese servirà del tempo prima di poter toccare con mano risultati concreti. Tuttavia, secondo Anurag Awasthi, vicepresidente dell’India Electronics and Semiconductor Association, i punti di forza dell’India nella produzione di semiconduttori includono l’elevata domanda interna, il dividendo demografico e le capacità di progettazione. “Questi tre aspetti sono e saranno i motori per attrarre investimenti nazionali e internazionali nel percorso per diventare un attore competitivo a livello globale”, ha affermato, aggiungendo che l’ambito della produzione di chip è vasto in India e viene opportunamente “affrontato a tutti i livelli dal governo, dall’industria e dal mondo accademico”.
Il Financial Times ha sottolineato come le autorità in India abbiano offerto incentivi alle aziende tecnologiche per creare di tutto: dalla produzione di componenti elettronici all’archiviazione dei dati. Delhi spera che un mercato tecnologico interno in rapida crescita e un vasto bacino di lavoratori qualificati possano rendere il Paese un consumatore ed esportatore principale di IA.
Nel frattempo, Microsoft ha impegnato circa 3,7 miliardi di dollari nello Stato meridionale indiano di Telangana per la costruzione di data center che aggiungerebbero 660 megawatt di capacità IT, equivalenti al fabbisogno annuale di elettricità di circa mezzo milione di famiglie europee. Amazon, intanto, prevede di investire circa 12,7 miliardi di dollari in infrastrutture cloud in India entro il 2030.
“L’India oggi è uno dei mercati più entusiasmanti al mondo per la tecnologia”, ha detto al FT Puneet Chandok, presidente di Microsoft per India e Asia meridionale. Il momento sembra essere favorevole e nessuno, a Delhi, intende fermarsi.