Quella dell’intelligenza artificiale è ormai apertamente una bolla, lo ammette senza problemi anche Jeff Bezos. Tuttavia le quotazioni nel settore tech sono ancora molto sostenute e imprenditori posizionati solo sull’AI, come Sam Altman di OpenAI (l’azienda dietro a ChatGPT), continuano a far girare il loro disco di vendita, pompando aria nella bolla fino all’ultimo giorno possibile.
Recentemente, rispondendo a una domanda dal pubblico, Altman ha dato una risposta che fa comprendere molto bene come sia stato possibile far partire questa ondata speculativa: l’AI è stata ed è venduta prima di tutto come il fronte tecnologico militare dell’era presente. Sappiamo bene come negli Stati Uniti siano sensibili a questo tipo di argomentazioni e come spesso accade nel tech, i mercati sono stati chiamati a contribuire al finanziamento di progetti che in ultima analisi hanno esigenza di essere finanziati dalle parte del Pentagono.
Ovviamente, come sempre, saranno gli ultimi ad entrare nell’arena quelli che pagheranno tutti i costi e chi ha avviato la speculazione otterrà lauti profitti.
Tornando ad Altman, gli è stato chiesto: «Quali sono le tue più grandi paure rispetto all’AI e come possiamo evitare di arrivare a scenari in cui si concretizzano?». Ed ecco la prima risposta:
Penso che ci siano tre categorie, diciamo, spaventose.
La prima è che un «cattivo» ottenga per primo la super intelligenza e ne abusi prima che il resto del mondo abbia una versione abbastanza potente per difendersi. Quindi, un avversario degli Stati Uniti dice: «Userò questa super intelligenza per progettare una bio-arma», «per far cadere la rete elettrica degli Stati Uniti» per, sai, «entrare nel sistema finanziario e prendere i soldi di tutti». Qualcosa che sarebbe semplicemente difficile da immaginare senza un’intelligenza significativamente superumana, ma con essa diventa molto possibile, e poiché noi non ce l’abbiamo, non possiamo difenderci. Questa è la prima categoria, la categoria ampia uno.
Appare chiaro come, in uno stile molto «americano», la narrazione commerciale sia impostata sul pericolo, sul rischio che un «nemico» arrivi prima e metta in pericolo la supremazia USA sul mondo.
I pericoli numero 2 e 3 per Altman sono perlomeno intrinseci all’AI stessa: perdita di controllo della tecnologia che inizia ad essere ostile e a operare contro gli umani e contro il proprio spegnimento e utilizzo passivo da parte della società che finisce per dipendere dall’AI per ogni cosa, perdendo ogni tipo di capacità decisionale autonoma e persino la capacità di interpretare il mondo. Vale la pena leggere la trascrizione della risposta:
Questa è la categoria in cui i modelli, in un certo senso, prendono accidentalmente il controllo del mondo. Non si ’svegliano’ mai, non fanno la cosa da film di fantascienza, ma diventano semplicemente così radicati nella società, e sono molto più intelligenti di noi, e noi non riusciamo davvero a capire cosa stiano facendo, ma dobbiamo in qualche modo fare affidamento su di loro.
E anche senza una goccia di malevolenza da parte di nessuno, la società può semplicemente virare in una direzione strana. Ci sono giovani che dicono: ’Non riesco a prendere nessuna decisione nella mia vita senza dire a ChatGPT tutto quello che succede. Mi conosce, conosce i miei amici, farò qualsiasi cosa mi dica.’ Questo mi sembra davvero negativo. Ed è una cosa molto comune tra i giovani. Cosa succede se l’IA diventa così intelligente che il Presidente degli Stati Uniti non può fare di meglio che seguire la raccomandazione di ChatGPT 7, ma non riesce nemmeno a capirla?
E se non fossi in grado di prendere una decisione migliore su come gestire OpenAI e dicessi: ’Sai cosa? L’affido completamente. ChatGPT 7, sei tu al comando. Buona fortuna.’ Potrebbe essere la decisione giusta in ogni singolo caso, ma significa che la società ha come collettivamente trasferito una parte significativa del processo decisionale a questo sistema molto potente che sta imparando da noi, migliorando per noi, evolvendo con noi, ma in modi che non comprendiamo completamente. Quindi, questa è la terza categoria di come penso che le cose possano andare male."
Da notare come, nello scenario di Altman, il Presidente degli USA utilizza ChatGPT e non altre AI... siamo davvero al livello di un piazzista di strada. Al netto di questa nota di colore, preoccupa che uno scenario tutt’altro che ipotetico, catastrofico per l’umanità nel senso più profondo e che si sta già realizzando sia posizionato come terzo nella lista dei pericoli legati a questa tecnologia.
Colpisce ancora di più, ma qui siamo sempre al discorso del piazzista, come in nessuno degli scenari venga considerato come la tecnologia sia fallace e incline agli errori: tutti i problemi sono legati al fatto che l’AI è/sarà troppo potente e noi troppo stupidi, incapaci e sprovveduti per tenerle testa e governarla.
La cruda verità è che quanto poteva essere sviluppato a livello tecnologico sui modelli LLM è stato fatto e ciò che abbiamo davanti è solo perfezionamento. Al contempo, nessuna delle aziende AI fa ancora profitti e sembra sempre più improbabile che possano farne in futuro in misura sufficiente da ripagare gli enormi investimenti fin qui sostenuti, senza contare i costi energetici sempre necessari per far girare il tutto.
Quello che succederà è che tra non molto, il fatto che ne parli apertamente Bezos è un segnale da non trascurare, la bolla esploderà e molte aziende sulla cresta dell’onda falliranno o diventeranno aziende settoriali. La tecnologia rimarrà e sarà più costosa, poiché chi la utilizzerà dovrà pagare l’effettivo costo di sviluppo e di calcolo, dimenticatevi il gratis diffuso perché non ha un modello di business a sostegno. Persino Google potrebbe fare marcia indietro, e farebbe bene.
Aggiungiamo poi il fattore copyright e diventa davvero difficile immaginare un futuro sostenibile per queste tecnologie che, per quanto straordinarie, hanno certamente fatto più danni di quanto abbiano prodotto valore. Il tutto perché, in sostanza, l’AI è stata venduta come un’arma. E’ così che gira il mondo.