Italia, record negativo europeo. Così corruzione e inefficienza pubblica frenano investimenti e crescita

Alberto De Pasquale

11/07/2026

Da Nord a Sud la fiducia è quasi ovunque più bassa rispetto a quella del resto d’Europa: stima minima per i partiti, ma qualche eccezione c’è.

Italia, record negativo europeo. Così corruzione e inefficienza pubblica frenano investimenti e crescita

Corruzione, scarsa competenza, poca affidabilità. È lungo l’elenco delle variabili che possono danneggiare l’immagine dell’amministrazione pubblica e influenzare le percezioni dei cittadini sul funzionamento delle istituzioni. Si va dalla qualità di sanità, scuola e forze dell’ordine all’efficienza dei servizi, passando dalle esperienze dirette o indirette di corruzione negli enti locali e regionali.

Tutti aspetti sui quali l’Italia fa male a livello di qualità “percepita”. Come nel caso di molte altre statistiche, l’Europa risulta spaccata tra i paesi del Nord, solitamente più virtuosi, e quelli del Sud, con più punti critici: dinamica simile a ciò che si osserva limitando il campo all’Italia, nel confronto tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. In questo caso però il nostro paese si pone ben al di sotto degli standard europei in modo consistente e abbastanza omogeneo da Nord a Sud, eccetto poche eccezioni.

Il quadro emerge dall’EQI, l’European Quality of government Index, l’indicatore elaborato dal Quality of Government Institute dell’Università di Göteborg sulla base interviste di telefoniche condotte in 206 regioni dei 27 paesi Ue. Secondo l’ultimo aggiornamento del 2024, che ha seguito altri quattro realizzati tra il 2010 e il 2021 (rispetto ai quali però non si possono fare confronti, a causa dei differenti campioni utilizzati), le regioni italiane sono nettamente sotto la media in fatto di percezione della qualità dei servizi pubblici, di sanità, istruzione, polizia, amministrazione e imparzialità delle istituzioni.

Le regioni più sfiduciate

Escludendo il Friuli-Venezia Giulia, le province autonome di Bolzano e Trento e la Liguria, ogni altra regione italiana fa peggio rispetto al livello medio europeo, ossia ottiene un EQI score negativo. Il punteggio è espresso da valori sopra lo zero quando la governance è percepita come migliore nel confronto con la media europea, mentre è sotto lo zero quando viene percepita peggiore. Osservando il grafico il colpo d’occhio va subito sull’Europa del Sud e in particolare sull’Italia. Il rosso intenso, che esprime i valori più bassi, spicca soprattutto in Sicilia, la regione italiana che nell’ultima edizione si è distinta per la più scarsa percezione della qualità dell’amministrazione, con uno score di -2,059 punti. Male anche il Molise a quota -1.938 e in generale un po’ tutto il Sud, come nel caso di Calabria (-1.278), Puglia (-1.266) e Campania (-1.215). Livelli scarsi anche per Emilia-Romagna (-1.102) e Lazio (-1.068), mentre in media le percezioni cambiano in meglio nelle regioni del Nord, restando tuttavia sempre su valori negativi, a parte le poche eccezioni di cui si accennava.

Gli europei e la qualità di governo Gli europei e la qualità di governo Indagine sui cittadini su discriminazione, corruzione e qualità dell'amministrazione (valori positivi o negativi espressi in rapporto alla media europea)

In nessun altro dei principali paesi dell’Unione Europea i cittadini esprimono un malcontento paragonabile a quello degli italiani. Non in Germania, dove le regioni colorate di azzurro segnalano una soddisfazione molto più alta della media, ma nemmeno in Francia, sebbene a livelli più bassi di quelli tedeschi. L’indagine non è considerarsi valida in senso assoluto: c’è chi sostiene non sia sostenuta da letteratura scientifica e sottolinea come potrebbe essere influenzata da bias mediatici, aspettative o contesti troppo locali. Non si tratta quindi di un indicatore “oggettivo” assoluto, tuttavia viene continuamente raffinato e rimane a oggi uno strumento unico per effettuare confronti regionali, preso a riferimento anche dalla Commissione europea.

La bassa fiducia nei partiti

Per approfondire l’insoddisfazione italiana allora viene in aiuto l’indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana”, che descrive l’evoluzione della fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni nell’ultimo decennio. Gli unici a godere di stima e appoggio almeno sufficienti da parte degli italiani sono i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e il presidente della Repubblica. All’apposto, ossia i meno stimati in assoluto, sono i partiti politici: ben oltre il 20% degli italiani non nutre per loro alcuna fiducia. È invece il 15% dei cittadini ad avere zero fiducia nei confronti del governo e circa il 12-13% nel caso del parlamento europeo e del parlamento italiano. Poco più del 10% non crede nel sistema giudiziario, mentre la sfiducia totale diminuisce, sotto il 10%, nel caso delle amministrazioni comunali, complice probabilmente un “potere” e una politica che possono essere percepiti come meno distanti e più effettivi sul territorio.

Anche Istat conferma un livello di soddisfazione più alto nelle regioni del Nord in fatto di istituzioni locali: rispetto a quelle del Sud, la quota di cittadini che considerano la propria amministrazione comunale almeno sufficiente è in media più alta di circa dieci punti percentuali. Inoltre, la fiducia sale nelle realtà di piccole dimensioni, mentre cala nelle grandi città. Quando si parla di queste rilevazioni un aspetto importante e che spesso sposta gli equilibri è il titolo di studio. Di solito la fiducia nei confronti di alcune istituzioni, soprattutto nel caso del presidente della Repubblica e del parlamento europeo, è più alta tra i laureati, mentre risulta mediamente più bassa tra chi è meno istruito. Al contrario, per governo e partiti la fiducia cresce tra le persone con titoli di studio inferiori. Tradizionalmente è stato così in passato, anche se dal 2021 in avanti è stata osservata una novità: la fiducia espressa dai laureati verso la politica nazionale ha cominciato a ridursi progressivamente.

Fonte:

European Quality of government Index e Istat