«Iran? Con l’attacco di Hamas non c’entra nulla»

Andrea Muratore

17/10/2023

Eyal Zisser (Università di Tel Aviv), decano degli studiosi mediorientali d’Israele, invita Israele a cercare una soluzione politica a Gaza e nega il ruolo dell’Iran il 7 ottobre.

«Iran? Con l’attacco di Hamas non c’entra nulla»

Una lezione di complessità quella del professor Eyal Zisser, decano degli studiosi israeliani sulla storia e la geopolitica del Medio Oriente contemporaneo, riguardo la partita aperta dai brutali attacchi di Hamas a Israele nella giornata del 7 ottobre e dalla conseguente risposta del governo di Tel Aviv.

Zisser è vicerettore dell’Università di Tel Aviv e titolare della cattedra Yona e Dina Ettinger in Storia contemporanea del Medio Oriente. È stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia della medesima dal 2010 al 2015 e Direttore del Centro Moshe Dayan per gli Studi sul Medio Oriente e sull’Africa dal 2007 al 2010. Autore di diverse pubblicazioni sulla Siria e il Libano contemporanei, voce razionale ed esponente della miglior tradizione culturale israeliana di analisi e comprensione degli scenari politici mediorientali, Zisser parlando con Money.it dà una lettura dei fatti di queste settimane che certamente è diversa da quella del governo interventista di Benjamin Netanyahu.

Dopo la brutale aggressione di Hamas a Israele, si è aperto un grande dibattito sulle possibili carenze di sicurezza e di intelligence che hanno portato agli attentati del 7 ottobre. Cosa potrebbe aver causato questa violazione del sistema di sicurezza israeliano?

Credo che la causa sia stata una combinazione di diversi fattori. Innanzitutto, l’arroganza e il disprezzo per il nemico. Questa combinazione ha portato Israele a ignorare i preparativi di Hamas per l’attacco. In secondo luogo, l’adesione all’ideologia secondo cui l’obiettivo di Hamas è quello di stabilire il proprio dominio nella Striscia, e quindi in cambio di aiuti finanziari sarà pronto a mantenere la pace lungo il confine. Questo è stato ovviamente un errore perché Hamas rimane un’organizzazione radicale che dà priorità alla jihad rispetto alla stabilità a Gaza. E naturalmente ci sono stati fallimenti tattici: non c’erano abbastanza forze e le forze non erano abbastanza vigili.

La risposta di Israele è inizialmente emersa attraverso una serie di bombardamenti e raid contro le strutture militari di Hamas nella Striscia di Gaza. Quale potrebbe essere il prossimo passo per Israele?

Credo che prima o poi Israele procederà a quanto si sta parlando in queste settimane: un’Invasione della Striscia di Gaza e il tentativo di occupare territori e di eliminare la presenza di Hamas in quella regione.

Molti analisti ritengono che l’opportunità di un’offensiva terrestre sulla Striscia di Gaza senza una chiara strategia politica per affrontare Hamas e il futuro della Palestina potrebbe comportare ulteriori problemi per l’IDF e Israele. Qual è la sua opinione su questo scenario?

Tendo ad essere d’accordo. Inviare l’esercito senza un obiettivo chiaro non è una buona idea, e anche se Israele occupasse Gaza sconfiggendo Hamas, lo sforzo militare dovrebbe essere necessariamente seguito da uno diplomatico. La sconfitta di Hamas deve essere la premessa perché Israele possa muoversi per trovare una soluzione politica. Che potrebbe passare attraverso la decisione di riportare l’Autorità nazionale palestinese a Gaza come legittimo interlocutore.

Il conflitto è emerso anche con ricadute regionali. Come giudica il comportamento di attori come Hezbollah?

Hezbollah è ancora scoraggiato e non è interessato a una guerra – ma deve dimostrare che sta facendo qualcosa per i palestinesi, quindi effettua attacchi limitati lungo il confine. Tutte azioni che Israele può affrontare o contenere senza grandi difficoltà. La mia sensazione, in sostanza, è che sul piano regionale nessuno voglia una guerra su vasta scala e ci sia l’obiettivo di circoscrivere il conflitto.

Crede che l’offensiva di Hamas e il risveglio di Hezbollah in Libano siano la conseguenza di una strategia esterna, magari guidata dall’Iran?

L’Iran è ovviamente un attore negativo, capace di operare in forma destabilizzante per la regione, e questo è un problema. Riguardo al caso degli attacchi di Hamas, tuttavia, non penso che Teheran sapesse dell’iniziativa del 7 ottobre o fosse dietro gli attacchi dei jihadisti. Il fatto che Teheran fornisca sostegno politico a queste organizzazioni non significa necessariamente che le comandi.

Molti osservatori hanno affermato che un altro problema relativo all’attuale crisi di Gaza è il fatto che avrà un forte impatto sul futuro dell’Accordo di Abramo. Qual è il suo punto di vista?

Non la penso così. L’attacco è stato pianificato anni fa prima che iniziassimo a parlare di normalizzazione con l’Arabia Saudita, forse addirittura prima che si concludessero gli Accordi di Abramo originari, quindi non penso che dovremmo stabilire un collegamento tra i fatti del 7 ottobre e gli Accordi di Abramo.