L’IPO più grande della storia debutta oggi al Nasdaq. SpaceX arriva sul mercato con una valutazione di 1.770 miliardi di dollari (più di Tesla) e un prezzo fissato da Elon Musk a 135 dollari per azione. Sulla carta, con 1.000 dollari si comprano 7,4 azioni. Peccato che quel conto sia sbagliato in partenza: nessuno sa a quale prezzo avverrà il debutto.
Le azioni si comprano anche da Milano, su Euronext GEM, ordini aperti dalle 7:30. Ma i contratti si chiudono solo dopo il primo prezzo di Wall Street: chi entra stamattina, entra al buio.
Dai numeri del collocamento si possono però ricavare ipotesi precise. Ecco quanto costa davvero entrare oggi e quanto possono rendere 1.000 dollari investiti.
Quanto costa entrare nell’IPO di SpaceX il primo giorno
I 135 dollari fissati da Musk valgono per chi ha ricevuto un’assegnazione nel collocamento: istituzioni, grandi clienti delle banche del consorzio, una quota di dipendenti, il 30% riservato al retail.
Chi compra a mercato paga il prezzo di apertura. Le premesse per pagarlo caro ci sono tutte, con una domanda che ha superato di quasi quattro volte l’offerta su un flottante fermo al 4% del capitale, il riparto ha lasciato a secco la maggioranza degli aderenti. Oggi quella domanda si riversa sul book.
Di solito funziona al contrario. Le banche fissano una forchetta indicativa, raccolgono gli ordini e, se la domanda abbonda, alzano il prezzo. Con richieste quadruple il collocamento sarebbe finito ben oltre i 135 dollari (e quel rialzo nelle casse di SpaceX). Musk invece ha bloccato il prezzo prima ancora del roadshow. La pressione che il collocamento non ha assorbito si scarica tutta all’avvio degli scambi.
La storia delle grandi IPO dgli ultimi quindici anni può dare un’idea dell’esito. Alibaba ha fatto un prezzo di apertura superiore del +36% rispetto al prezzo di collocamento, Rivian +37%, Meta +11%. Uber, l’unica eccezione, -7%.
Applicando questi precedenti ai 135 dollari di SpaceX, la forchetta di apertura plausibile va da 126 a 184 dollari. Il conto delle azioni cambia di conseguenza:
- apertura a 126 dollari: 1.000 dollari comprano 7,95 azioni
- apertura a 145 dollari: 6,9 azioni
- apertura a 160 dollari: 6,25 azioni
- apertura a 184 dollari: 5,4 azioni
Nell’ultimo caso sono due azioni di differenza rispetto al calcolo teorico. Su 1.000 dollari significa partire con uno svantaggio del 27% e il titolo deve salire di un terzo solo per riportare l’investimento al valore che avrebbe avuto con l’assegnazione a 135.
Dove possono arrivare i 1.000 dollari, secondo gli analisti
Da 63 a 190 dollari. I target price circolati tra i desk distano 127 dollari l’uno dall’altro, su un titolo con prezzo di collocamento a 135: gli analisti non stanno valutando SpaceX, stanno facendo una scommessa. Conviene prendere sul serio entrambi gli estremi.
- Scenario alto, 190 dollari. Chi entra a 135 porta i suoi 1.000 dollari a 1.407: +41%. Chi entra a mercato con prezzo a 160, si ferma a 1.187: +19%. Chi entra a 184, guadagna il 3%.
- Scenario basso, 63 dollari. Da 135, i 1.000 dollari diventano 467. Da 160, 394. Da 184, 342. Perdite tra il 53% e il 66%, a seconda di quanto entusiasmo si è pagato all’ingresso.
Lo scenario basso arriva da Morningstar ed è una stima che concede fiducia: presuppone uno Starship rapidamente riutilizzabile, capace di più lanci a settimana, e data center spaziali commercializzati con successo. Traguardi che dipendono da problemi ingegneristici non ancora risolti e che secondo Morningstar non lo saranno prima del 2028. La valutazione da 1.770 miliardi, però, li tratta come cose fatte: chi compra oggi sta pagando in anticipo, a prezzo pieno, l’azienda che potrebbe esistere tra qualche anno. I 63 dollari sono lo scenario in cui va quasi tutto bene, solo più tardi del previsto.
Cosa succede dopo il debutto?
Il flottante è il punto debole dell’intera costruzione. Oggi sul mercato gira appena il 4% del capitale, ed è questa scarsità a sostenere il prezzo. Tra circa sei mesi scadono però i lock-up che tengono ferme le azioni di dipendenti e soci della prima ora: miliardi di titoli oggi congelati diventeranno vendibili nello stesso momento.
È il copione già visto con Rivian, che aveva debuttato con un +37% sul collocamento e nei dodici mesi successivi ha perso circa il 70%, anche sotto quel peso. La scarsità che gonfia il prezzo all’apertura è la stessa che lo sgonfia quando finisce.
Sul lato opposto spinge il possibile ingresso di Space X nel Nasdaq100, che obbligherebbe i fondi passivi a comprare un titolo dal flottante minuscolo, aggiungendo domanda forzata mentre l’offerta può aumentare. Chi investe 1.000 dollari oggi si trova in mezzo a queste due correnti, senza sapere quale prevarrà per prima.
Il calcolo, alla fine, restituisce un rendimento possibile tra +41% e -66%, appeso a due soli numeri: il prezzo a cui si entra oggi e quello che il mercato deciderà essere il valore vero di SpaceX. Il primo si conosce tra poche ore. Per il secondo, l’appuntamento è per il 2028.
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