Iperammortamento e Concordato preventivo biennale incompatibili, attenzione al rinnovo

Nadia Pascale

6 Febbraio 2026 - 11:46

Se stai pensando di effettuare investimenti per la tua impresa avvalendoti dell’iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026, attenzione al Concordato preventivo biennale. Ecco perché.

Iperammortamento e Concordato preventivo biennale incompatibili, attenzione al rinnovo

Iperammortamento e Concordato preventivo biennale sono incompatibili, ecco a cosa devono fare attenzione le imprese chiamate al rinnovo dell’opzione o che decidono per la prima volta di aderire. La Legge di Bilancio 2026 concentra gli aiuti per le imprese soprattutto sull’iperammortamento, che si traduce in una maxi deduzione fiscale in favore delle imprese che effettuano investimenti.

Ecco a cosa prestare attenzione se si vuole rinnovare il Concordato preventivo biennale o aderire per la prima volta all’accordo e si stanno progettando investimenti agevolabili con l’iperammortamento previsto nella legge di Bilancio 2026.

Concordato preventivo biennale: base imponibile non beneficia dell’iperammortamento

Il Concordato preventivo biennale è disciplinato dal Decreto Legislativo 13 del 2024, prevede un accordo tra Fisco e Contribuenti/partite Iva, soggetti ISA ( sono esclusi i forfettari) avente ad oggetto la base imponibile delle imposte sui redditi e Irap per due anni.

Il calcolo della base imponibile è determinato da diversi fattori, in primo luogo il complesso di ricavi e compensi registrati in passato, il punteggio ISA, l’andamento economico.
L’accordo ha l’obiettivo di ridurre il rischio di evasione fiscale (in genere la base imponibile è maggiore rispetto a quella maturata negli anni precedenti) e prevede che nel caso in cui effettivamente l’impresa/partita Iva guadagni di più rispetto alla base imponibile oggetto di accordo, comunque non siano richieste maggiori imposte. Nel caso guadagni meno, comunque paga le imposte concordate.

Sorge però un problema di compatibilità con l’iperammortamento previsto nella Legge di Bilancio 2026. L’art. 16 del D.Lgs. 13/2024 non include questa maggiorazione tra le componenti che rettificano il reddito concordato (a differenza di perdite straordinarie e plusvalenze). Se le norme del concordato non vengono sottoposte a modifica, i contribuenti aderenti al CPB potrebbero trovarsi nell’impossibilità di dedurre il beneficio fiscale.

Rinnovo opzione Concordato preventivo biennale, attenti alla perdita dell’iperammortamento

A questo vuoto normativo devono fare attenzione tutti coloro che vogliono effettuare investimenti nel 2026 sperando nell’iperammortamento e che nel frattempo hanno già aderito al Concordato preventivo biennale 2024-2025 (si tratta di 460.000 partite Iva; nel 2025 le adesioni sono state molte meno).
Attenzione deve essere posta anche a coloro che vogliono aderire nel 2026. In questo secondo caso si tratta di soggetti che non hanno aderito in passato o che, avendo aderito nel 2024 per il biennio 2024-2025 si trovano a dover affrontare la scelta di un eventuale rinnovo.

Il consiglio per chi ha aderito nel 2025 e si trova vincolato anche nel 2026 è quello di valutare l’impatto di eventuali investimenti da effettuare nel 2026.
Per chi, invece, ancora non è vincolato o dal 2026 potrebbe essere svincolato dall’accordo, il consiglio è di attendere l’inserimento di un’eventuale modifica normativa che consenta di agire sulla base imponibile concordata facendo valore la riduzione dovuta all’iperammoratamento.
Per le nuove adesioni e per il rinnovo c’è comunque tempo fino al 30 settembre 2026. Si ricorda che chi aderisce ora resta vincolato per 2 anni di imposta, quindi, gli investimenti che potrebbero non beneficiare della maxi deduzione sono quelli del 2026 e 2027.

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