Investire in coppia o da soli, cosa conviene davvero?

Lorenzo Raffo

23 Giugno 2025 - 14:23

È un tema che interessa sia le coppie sposate sia quelle legate da un contratto di convivenza. Gli aspetti concreti e le difficoltà talvolta nel prendere le decisioni più opportune.

Investire in coppia o da soli, cosa conviene davvero?

Coppie non coniugate, etero o omosessuali: sono sempre più numerose. In base a uno studio dell’Università La Sapienza di Roma quelle appunto conviventi di fatto sono simili in modo crescente alle coppie sposate da un punto di vista della routine quotidiana. Entrambe si trovano a condividere l’acquisto di un’abitazione, a mettere in comune i loro redditi e a prendere decisioni attraverso una continua interazione e negoziazione tra i due partner. Se dal punto di vista giuridico quindi la via verso un’assimilazione deve ancora compiere alcuni passi avanti, sotto il profilo economico molto è stato fatto nella realtà di tutti i giorni.

I cittadini infatti sono più evoluti (come sempre) rispetto alla politica che deve legiferare! È pur vero che la legge 76/2016, nota come legge Cirinnà, ha disciplinato le convivenze di fatto, riconoscendo specifici diritti e doveri, e offerto la possibilità di formalizzare la relazione tramite un contratto di convivenza. È solo una parte però di un cammino più articolato.

Il percorso dei soldi in comune

L’aspetto solitamente più complesso è quello di come realizzare l’integrazione dei portafogli, piccoli o grandi che siano. La scelta infatti comporta delle decisioni che talvolta divergono per l’importo del reddito, per il tipo di lavoro svolto e per la ricchezza familiare. L’iter risulta in definitiva più macchinoso di quanto generalmente si creda. Ci sono però anche dei vantaggi non trascurabili. Vediamo allora punti forti e punti deboli dell’ipotesi di mettere assieme i risparmi accumulati o futuri. Naturalmente tutto inizia dalla volontà di fare un passo così importante, che dipende dalle percezioni dei componenti della coppia e dalle previsioni o meno che resterà disgiunta o si trasformerà in qualcosa di più stabile, ovvero in una famiglia con tutti i crismi dell’ufficialità.

La prima incertezza, la casa

Ne consegue che il tema principale è solitamente quello dell’abitazione. C’è una certa soggettività da questo punto di vista. Se talvolta è già difficile mettersi d’accordo in un nucleo familiare tradizionale fra marito e moglie, ciò può avvenire ancor più in una coppia non legata dal vincolo del matrimonio. Un esempio: c’è chi si oppone a comprare casa e chi invece lo ritiene fondamentale. Ne conseguono scelte radicali per chi non sia ricco: fare un mutuo? Se sì di quale importo? Prendere una piccola abitazione in attesa di evoluzioni future o più grande in una prospettiva a lungo termine? Questo è un aspetto che di solito anticipa tutto il resto. Il fondere il capitale immobiliare ha indubbi vantaggi: maggiore capacità di investimento; migliore forza per l’ottenimento del mutuo; possibilità di dividere le spese. Ci possono essere tuttavia degli svantaggi fiscali (per esempio, se si ha già una prima casa in un’altra località) o giuridici.

Diversità fra uomini e donne

Superato l’ostacolo casa, con tutto quello che comporta, ecco che occorre affrontare la comunione o la divisione di quanto eventualmente non si sia stato riservato a questa prima voce. Fondere i depositi o tenerli separati? I funzionari bancari con cui abbiamo parlato per questa indagine sostengono che solitamente si avverte una certa resistenza a unire i tradizionali conti correnti per le spese correnti, a causa di tanti motivi, che possono essere anche di riservatezza sui movimenti. Ciò avviene anche nelle famiglie tradizionali. Figurarsi in quelle conviventi. Altrettanto succede per la gestione dei risparmi, il che dipende però da motivi diversi. Non è più una questione di riservatezza ma spesso di concezione finanziaria differente. Gli uomini sono talvolta convinti che il fai-da-te sia meglio e ciò si avverte soprattutto fra i giovani, che si affidano magari a percorsi parzialmente pilotati, strutturati sugli ETF. Le donne hanno una visione più classica, con conti deposito, titoli di Stato, qualche fondo e – nel caso di patrimoni rilevanti – gestioni patrimoniali totalmente affidate all’intermediario bancario. E qui si nota una certa divergenza: il sesso maschile è meno propenso a utilizzare consulenti professionali, mentre il sesso femminile va prevalentemente in questa direzione.

Punti forti e punti deboli

Che fare allora? Unirsi o dividersi? I punti forti della fusione patrimoniale sono certamente quelli di possibili minori costi bancari, di un maggiore potere contrattuale con l’intermediario, di una semplificazione operativa e magari di disporre di importi più rilevanti per investimenti significativi. I punti deboli sono soprattutto di ordine psicologico: bisogna mettersi d’accordo, non dividersi in caso di risultati insoddisfacenti e accettare assieme fasi negative dei mercati. I punti deboli appunto non sono così semplici come magari si crede.

Un problema, la fiducia

Può capitare che uno dei due partner abbia magari una buona conoscenza della finanza. In tal caso talora nascono dei problemi. La fiducia deve essere infatti salda da parte del partner con scarsa esperienza. D’altra parte se due persone decidono di vivere assieme è preferibile che ciò avvenga anche nella gestione del denaro, salvo che già in partenza si sia individuata una strada diversa. Consigliabile allora stabilire obiettivi comuni, rischiosità massima e ipotesi di redditività, tanto più se le risorse non sono elevate. Opportuno inoltre evitare di parlare con terzi di questi aspetti, perché non c’è niente di meno consolidante che il sollevare magari invidie su un argomento così complesso quale quello della gestione finanziaria. Il che può avvenire anche a causa di gelosie familiari!

Il consulente serve

La sintesi di tutto quanto si è visto porta certamente a una conclusione: l’utilizzo di una figura terza, che venga dal mondo della consulenza finanziaria, si rivela molto utile per superare gli eventuali ostacoli che il fondere le proprie risorse può provocare. Anche perché disporre di strumenti professionali semplifica l’analisi dei risultati, l’esame dei prodotti finanziari, la pianificazione previdenziale e vari altri aspetti. Mettere a rischio una convivenza (così come un matrimonio) per questioni di soldi non ha senso ma purtroppo avviene. Meglio evitarlo e cercare già in partenza il compromesso adatto a evitare guai. Il che – sia chiaro – riguarda chi non ha problemi economici ma ancor più chi ha invece difficoltà economiche. Che proprio su questi temi deve definire con precisione i propri margini di azione. Lo dice l’esperienza professionale di chi segue la gestione del denaro familiare.