Investire 30.000 euro in oro o azioni 50 anni fa: quale sarebbe stata la scelta più redditizia? Questa domanda assume una rilevanza particolare alla luce dei recenti sviluppi del mercato, dove il metallo giallo ha toccato nuovi record, superando i 2.570 dollari per oncia. Chi avesse investito in oro un anno fa, avrebbe ottenuto un guadagno superiore al 33%, beneficiando delle aspettative di taglio dei tassi di interesse negli Stati Uniti.
Ma cosa sarebbe successo se, 50 anni fa, un investitore avesse deciso di puntare su oro o azioni, investendo una somma equivalente a 30.000 euro?
Questo articolo si propone di analizzare come ciascun investimento avrebbe performato in mezzo secolo, tenendo conto dei tassi di crescita, dell’inflazione e delle variazioni di cambio. Scopriremo che, sebbene l’oro sia stato un rifugio sicuro contro l’instabilità economica, le azioni si sono dimostrate un veicolo di crescita più robusto per il capitale.
Investire 30.000€ in oro
Investire in oro è tradizionalmente considerato un rifugio sicuro in tempi di incertezza economica e instabilità dei mercati finanziari. Un investimento in oro nel 1974 sarebbe stato motivato principalmente dalla necessità di proteggere il capitale contro la svalutazione monetaria. In quell’anno, l’inflazione in Italia era esplosa, superando il 20% a seguito della crisi petrolifera, e l’oro sembrava l’unica risorsa in grado di mantenere il potere d’acquisto.
All’epoca, un’oncia d’oro costava circa 190 dollari, con un tasso di cambio di 660 lire per dollaro. Supponendo che un investitore avesse acquistato un lingotto d’oro da 1 kg, equivalente a 32 once, il costo totale sarebbe stato di oltre 4 milioni di lire, una somma considerevole se rapportata al reddito medio dell’epoca.
Grafico oro dal 1974 al 2024
Fonte Reuters
A distanza di 50 anni, questo investimento si sarebbe trasformato in un valore di oltre 81.100 euro, ovvero 157 milioni di lire. In termini di rendimento annuo, ciò equivale a un tasso composto (CAGR) del 7,4%. Tuttavia, non basta osservare il guadagno nominale per valutare l’efficacia dell’investimento. Bisogna considerare l’effetto dell’inflazione, che ha aumentato i prezzi al consumo in Italia di 14,08 volte nello stesso periodo.
Se il prezzo dell’oro fosse cresciuto esattamente in linea con l’inflazione, oggi un’oncia d’oro dovrebbe valere circa 910 dollari. In realtà, il prezzo è superiore, attestandosi oltre i 2.500 dollari, segno che il metallo ha non solo preservato ma anche incrementato il potere d’acquisto del capitale investito. Tuttavia, quando si considera la performance in dollari, l’oro ha registrato un aumento di prezzo di 13,42 volte, inferiore all’inflazione cumulata italiana, ma la svalutazione della lira nei confronti del dollaro ha contribuito a migliorare il rendimento reale per un investitore italiano, contribuendo a un guadagno reale medio del 2% annuo.
Effetto dell’inflazione nel tempo
Fonte JPMorgan
Investire 30.000€ in azioni
Mentre l’oro offre protezione dall’inflazione, le azioni sono generalmente considerate un motore di crescita economica, in grado di generare rendimenti significativi nel lungo termine. Se un investitore avesse scelto di destinare i propri 30.000 euro in un portafoglio diversificato di azioni, ad esempio replicando l’indice MSCI World, avrebbe potuto beneficiare di un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 10,19% negli ultimi 50 anni.
Grafico iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc)
Fonte Curvo
Questo tasso di crescita rappresenta un significativo vantaggio rispetto al rendimento dell’oro. Infatti, un investimento di 30.000 euro in azioni, con un tasso composto del 10,19%, avrebbe oggi un valore di oltre 3,4 milioni di euro. Questo risultato è dovuto alla natura delle azioni, che non solo generano guadagni attraverso l’apprezzamento del capitale, ma anche attraverso il reinvestimento dei dividendi, creando un effetto compounding particolarmente potente nel lungo periodo.
Anche in questo caso, l’inflazione gioca un ruolo cruciale. Tuttavia, rispetto all’oro, le azioni hanno un rendimento reale nettamente superiore, anche tenendo conto dell’aumento dei prezzi al consumo.
Il guadagno medio annuo del 10,19% supera di gran lunga il tasso di inflazione, garantendo un incremento significativo del potere d’acquisto per chi ha investito in azioni rispetto all’oro.
Inoltre, mentre l’oro non genera reddito passivo, le azioni forniscono dividendi che possono essere reinvestiti, ulteriormente incrementando il rendimento complessivo.
Oro o azioni: chi ha reso di più?
Dopo aver analizzato separatamente i rendimenti dell’oro e delle azioni, la domanda chiave è: quale investimento ha reso di più negli ultimi 50 anni? I numeri parlano chiaro. Sebbene l’oro abbia fornito una protezione efficace contro l’inflazione e abbia mantenuto il potere d’acquisto del capitale, le azioni hanno decisamente superato l’oro in termini di rendimento complessivo.
Gold vs S&P 500
Fonte Seekingalpha
Con un rendimento annuale composto del 10,19%, le azioni rappresentate dall’MSCI World hanno trasformato un investimento di 30.000€ in una somma superiore a 2 milioni di euro, un risultato impareggiabile rispetto all’oro, che ha sì mantenuto il suo valore, ma non ha offerto la stessa crescita esponenziale.
Questo non significa che l’oro sia stato un cattivo investimento; anzi, in periodi di crisi economica, l’oro ha dimostrato di essere un’ancora di salvezza per molti investitori. Tuttavia, se l’obiettivo è la crescita del capitale a lungo termine, le azioni hanno chiaramente offerto un vantaggio competitivo.
È importante considerare che ogni investitore ha obiettivi e tolleranza al rischio differenti. Mentre alcuni potrebbero preferire la stabilità dell’oro, altri potrebbero essere più attratti dal potenziale di crescita delle azioni.
In definitiva, sia l’oro che le azioni hanno dimostrato di essere strumenti validi per la crescita e la protezione del capitale, ma la loro efficacia dipende da una gestione attenta e da una chiara comprensione dei rischi e delle opportunità che ciascun asset comporta.
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