Interpelli fiscali a pagamento, ecco come funzionerà il nuovo contributo (e i nodi ancora da sciogliere)

Patrizia Del Pidio

19 Agosto 2026 - 12:46

In arrivo le tariffe per gli interpelli fiscali complessi. Scopri quali risposte restano gratis, come si calcolano i costi e cosa ha chiesto il Consiglio di Stato.

Interpelli fiscali a pagamento, ecco come funzionerà il nuovo contributo (e i nodi ancora da sciogliere)

Prende forma il nuovo meccanismo che prevede gli interpelli a pagamento qualora le domande fiscali poste siano particolarmente complesse. L’importo che i contribuenti dovranno pagare non sarà fisso, bensì verrà calcolato sulla base di tre fattori principali:

  • la tipologia del contribuente;
  • la sua dimensione economica;
  • la categoria dell’interpello presentato.

Lo schema di regolamento è stato messo a punto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla base di quanto già previsto dalla riforma dello Statuto del Contribuente ed ha già incassato il via libera dal Consiglio di Stato. Palazzo Spada, però, ha chiesto alcune correzioni, una delle quali riguarda la gradualità delle fasce di reddito.

Interpelli, quali restano gratuiti?

Il nuovo regolamento prevede il pagamento solo quando l’istruttoria è particolarmente complessa. Di conseguenza restano gratuiti gli interpelli

  • ordinari;
  • interpretativi;
  • qualificatori che sono meno onerosi nell’analisi dei dati.

Diventeranno, invece, a pagamento quelli che richiedono una valutazione documentale o probatoria più complessa. È il caso degli interpelli antiabuso, quelli disapplicativi e quelli probatori (in cui rientrano anche quelli per i nuovi investimenti e quelli per il regime dei nuovi residenti).

In ogni caso le pubbliche amministrazioni e le imprese che aderiscono all’adempimento collaborativo non saranno tenute a pagare alcun contributo, anche se l’interpello è complicato.

Come si calcola il costo dell’interpello?

Il costo dell’interpello, come abbiamo detto, varia in base a determinati parametri, come il valore più elevato dei compensi dichiarati, volume d’affari rilevabile dall’ultima dichiarazione dei redditi. Per chi non esercita attività di impresa o lavoro autonomo è prevista una tariffa minima.

Le persone fisiche, quindi, saranno chiamate a pagare una tariffa più bassa, mentre imprese e professionisti avranno un costo commisurato al valore più alto tra ricavi e volume di affari.

Per i neo-residenti e per i nuovi investimenti, invece, è prevista una tariffa a misura fissa. Per le nuove società, che non hanno ancora presentato una dichiarazione dei redditi, sarà applicata di default la tariffa minima; in caso di dichiarazione omessa o ritardata sarà applicata automaticamente la tariffa massima. Per i non residenti il calcolo si baserà sulle dichiarazioni dei redditi estere, che dovranno essere allegate.

Per gli interpelli cumulativi nella stessa istanza, il contributo che si dovrà pagare sarà pari alla somma delle tariffe previste per ogni tipologia di quesito. Per gli interpelli congiunti, quelli presentati da più contribuenti insieme, si applica un unico importo, quello più elevato tra quelli dovuti dai singoli richiedenti.

Lo schema presentato dal Ministero, però, attualmente prevede solo due fasce dimensionali:

  • fino a 100 milioni di euro;
  • oltre i 100 milioni di euro.
    Il Consiglio di Stato, a tal riguardo, ha giudicato la suddivisione troppo rigida e ha chiesto di introdurre una maggiore progressività negli scaglioni.

Come si pagherà?

Il contributo deve essere versato dal richiedente prima di presentare la domanda di interpello. L’interpello sarà esaminato solo se accompagnato da una ricevuta di versamento. Anche se la risposta ha un esito negativo, in ogni caso, il contributo non verrà rimborsato e non potrà essere compensato con altri crediti.