Hamtramck è nella Wayne County, in Michigan. Ha solo 28 mila abitanti, ma simboleggia l’estrema difficoltà di Harris nella corsa alla Casa Bianca in questo decisivo Stato swing. Nel 2016 il Michigan era andato a Trump, e poi nel 2020 a Biden, ma in entrambi i casi per poche decine di migliaia di voti di distacco.
In dettaglio, nel 2016, l’86% dei 6.148 votanti di Hamtramck per i due candidati avevano dato l’86% a Hillary Clinton e il 12% a Trump. Anche nel 2020 il democratico Biden aveva superato il repubblicano nella cittadina, raccogliendo il 68% dei voti nell’intera Wayne County, roccaforte democratica.
L’allarme l’ha suonato una giornalista, Katie Glueck, inviata del New York Times, che ha condotto un’inchiesta sul voto nella regione del sud-est del Michigan. Pubblicata il 7 ottobre, è basata su una quarantina di interviste a elettori, politici con cariche pubbliche, leader religiosi e attivisti delle comunità arabe, musulmane ed ebraiche. “Molti di questi votanti sono indignati e offesi dal sostegno dell’amministrazione Biden-Harris ad Israele nella sua guerra a Gaza e ora in Libano”, ha scritto Glueck. “Questo sentimento si sta intensificando con l’allargarsi del conflitto nel Medio Oriente quando manca meno di un mese al voto di novembre, ed è un segnale di allarme per Harris in uno Stato tanto diviso”.
Dal 2013 Hamtramck ha una maggioranza di musulmani, immigrati in questo secolo specialmente dal Bangladesh, dallo Yemen e dal Pakistan. Queste nuove comunità hanno ridotto con la forza dei numeri il peso politico dei polacchi, prima prevalenti, e ora hanno eletto un sindaco islamico, il primo della cittadina che ha pure tutti i sei consiglieri municipali della stessa religione. La notizia che deve preoccupare Kamala, in uno Stato che conta circa 300 mila tra arabi e nordafricani, non è però questa: tradizionalmente, queste etnie sono sempre state più vicine ai Democratici. E per di più Trump nel gennaio del 2017, appena entrato alla Casa Bianca, s’era fatto la fama di islamofobico per aver chiuso con un ordine esecutivo le frontiere a chi arrivava da sette paesi musulmani, al fine di tenere fuori il rischio di infiltrazioni terroristiche.
Dove è, allora, il pericolo per Harris? È nel fatto, invero sorprendente, che il sindaco di Hamtramck, Amer Ghalib, il primo arabo-americano e il primo musulmano a guidare la città, ha dato l’endorsment a Donald Trump.
L’annuncio è avvenuto su Facebook, e l’ex presidente l’ha ripreso e diffuso attraverso il suo social mediaTruth Social. In un comunicato su Free Press, Ghalib ha poi confermato di aver incontrato per 20 minuti Trump a Flint (la città natale dell’anti Trump per antonomasia Michael Moore, che non l’avrà certamente presa bene) e ha spiegato perché ha deciso di appoggiarlo pubblicamente: “Io e Trump possiamo non essere d’accordo su tutto, ma so che lui è un uomo di principi. Credo che lui sia la scelta giusta in questo tempo critico. Non mi pento di questa decisione qualsiasi possa essere l’esito, e sono pronto ad affrontare le conseguenze”. In un’intervista a Breibart, a sua volta Trump ha detto che Ghalib lo ha scelto “perché non ci sono state guerre quando c’ero io, a parte con l’Isis, un conflitto che io avevo ereditato”.
Molti arabi-americani sono contrari al presidente Biden, e alla sua vice, per le politiche del governo USA a Gaza, nel Libano e nello Yemen. È un’ostilità che era emersa durante le primarie del partito Democratico, quando tra gli arabi-americani con la tessera democratica si erano costituiti gruppi di attivisti anti Israele che avevano dato l’indicazione di votare “Uncommitted” (Non Impegnato). La mossa voleva dare a Biden un avvertimento forte: se l’America fosse restata fedele ad Israele, e avesse continuato a dare sostegno finanziario e armamenti a Gerusalemme, gli “Uncommitted” non avrebbero votato DEM. In molti avevano ubbidito all’invito: circa 750 mila tra musulmani arabi-americani e liberal pro palestinesi avevano votato “Uncommitted”, in Michigan e in qualche altro Stato. Con i loro voti da dissidenti erano riusciti a portare alla convention di Chicago una rappresentanza di 36 delegati DEM anti Biden, diventati ora anti Harris.
“Personalmente non conosco nessuno intenzionato a votare per Harris”, ha detto al New York Times l’imam Hassan Qazwini, che ha fondato l’Islamic Institute of America in Dearborn Heights e ha annunciato che voterà per un terzo candidato, né Kamala né Trump, dopo aver votato Biden quattro anni fa. “La maggior parte della gente che frequento è per un terzo candidato come sono io, oppure per Trump”, ha detto Fatima Klait, 25 anni, infermiera, che nel 2020 aveva pure lei votato per Biden.
Un raffreddamento verso il ticket DEM è più che probabile anche tra gli ebrei, a livello nazionale ma anche nel Michigan, come è emerso dall’inchiesta del New York Times. “Il 7 ottobre (la strage compiuta daHamas di un anno fa, NDR) ha risvegliato la comunità ebraica sul tema dell’odio per gli ebrei e il crescente antisemitismo, e ha molto indurito le posizioni della gente”, ha detto la deputata democratica Haley Stevens del distretto attorno a Detroit, che comprende una larga comunità di ebrei. Stevens si aspetta che una maggioranza di ebrei appoggerà Harris, ma ha ammesso: “So da amici con giovani famiglie che hanno sempre, tradizionalmente, votato DEM che si avverte una certa divisione”.
In Michigan il conflitto mediorientale scontenta insomma tutti, e tra i litiganti potrebbe godere Trump. L’ex presidente è stato ancora oggi, giovedì 10, nel cruciale Stato del Midwest per tenervi l’ennesimo comizio. Vuole battere il ferro finché è caldo, visto che il sondaggio della Quinnipiac University tenuto tra il 3 e l’8 ottobre lo dà in vantaggio su Harris per 50 a 47.