Spesso le chiamano “popolo”, a sottolinearne la numerosità e le difficoltà condivise nel lavorare in proprio. E in effetti in Italia le partite Iva sono tante e stanno lentamente tornando a crescere. Anche se, se si guarda alla situazione di dieci anni fa, ne mancano all’appello quasi 150 mila.
Numeri non trascurabili, soprattutto in alcune regioni del Centro-Sud, che hanno subìto flessioni importanti, mentre Lombardia e Lazio risultano le uniche ad aver fatto registrare un aumento. Stando agli ultimi dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, riferiti alle dichiarazioni fiscali del 2023 (su redditi del 2022), in Italia le persone fisiche titolari di una partita Iva sono 3,75 milioni. Nel 2013, per le dichiarazioni riferite al 2012, erano invece 3,9 milioni: dopo un decennio sono quindi il 4% in meno.
Lo scenario, comunque, è in ripresa se si guarda a cosa sta accadendo quest’anno. Nel primo trimestre del 2024 sono state aperte 184.395 nuove partite Iva, in crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2023. Un risultato positivo che è stato riconfermato anche ad aprile, maggio e giugno, con altre 121.542 nuove aperture, sempre in aumento (del 2,5%) sul secondo trimestre del 2023.
C’è una costante: la regione capofila del lavoro autonomo è la Lombardia. Lo era dieci anni fa, con una quota di partite Iva pari al 15,2% del totale nazionale e lo è anche nell’ultimo aggiornamento del Mef del 2023, in misura ancora maggiore (16,6%). In seconda posizione c’è il Lazio, dove oggi risiede circa il 10% delle persone fisiche titolari di una partita Iva in Italia. Da soli, però, questi numeri dicono poco, per il semplice fatto che la Lombardia è la regione più popolosa del Paese, seguita proprio dal Lazio. Per questo, è più interessante mettere in relazione il numero delle partite Iva con quello dei contribuenti totali, per analizzare in quali regioni è più diffuso il lavoro autonomo.
Considerando che nel 2023 i contribuenti in Italia sono stati poco più di 42 milioni, risulta che le partite Iva ne rappresentano circa il 9%, mentre nel 2013 il rapporto era al 10%. Il Molise è la prima regione italiana per quota di partite Iva sul totale dei contribuenti, con oltre il 10%, seguito da Calabria e Puglia (9,8%). In questo caso la Lombardia, che in termini assoluti è prima per numero di lavoratori autonomi, risulta in realtà sotto la media nazionale, a circa l’8,4% di partite Iva sul totale dei contribuenti in regione.
Molise e Abruzzo sono tra le regioni italiane nelle quali è più diffuso il lavoro autonomo, ma sono anche tra quelle che hanno fatto registrare il maggior numero di chiusure di partite Iva negli ultimi dieci anni. Rispetto al 2013, nel 2023 il Molise ha avuto quasi il 15% di partite Iva in meno, mentre l’Abruzzo quasi il 12%. Tuttavia, la principale morìa di lavoratori autonomi nell’ultimo decennio è toccata alla Basilicata, che ne ha perso oltre il 16%.
Sempre secondo i dati del Mef, risulta che il profilo medio della partita Iva in Italia è quello di un uomo sulla cinquantina: due terzi delle persone fisiche titolari di partita Iva sono uomini, circa 2,4 milioni. La maggior parte ha tra i 45 e i 64 anni: oltre la metà dei lavoratori autonomi in Italia rientra in questa fascia d’età. L’ambito lavorativo più diffuso, nel 26% dei casi, riguarda le attività professionali, scientifiche e tecniche, nel quale rientrano numerose categorie come avvocati, ingegneri, architetti e commercialisti. A livello di classi di reddito, nel 2023 il 20% delle partite Iva ha dichiarato redditi a zero, mentre oltre il 14% non ha superato i mille euro.