Imprese e digitale: in Italia mancano le eccellenze

Alberto De Pasquale

09/09/2024

Stando al Digital Intensity Index le aziende italiane dimostrano competenze informatiche di base sopra la media, ma appena il 3% raggiunge i livelli più alti.

Imprese e digitale: in Italia mancano le eccellenze

Bruxelles ha un programma chiamato Digital Decade 2030, che mira alla trasformazione digitale dell’Unione Europea, con obiettivi ambiziosi da ottenere entro pochi anni. Il piano vuole favorire la diffusione di competenze digitali, che dovrebbero raggiungere almeno l’80% della popolazione europea, potenziare la connettività e digitalizzare i servizi pubblici, in particolare quelli legati alla sanità e all’identità digitale. Una parte importante riguarda però anche le imprese: mentre quelle di grandi dimensioni fanno già un uso più o meno spinto di Intelligenza Artificiale e Big Data, l’attenzione del piano ricade soprattutto sulle piccole imprese, che dovranno dimostrare di aver acquisito competenze digitali almeno sufficienti. L’appuntamento è tra pochi anni e vale quindi la pena capire come sono messe le imprese europee e in particolare quelle italiane.

A fare il punto ci pensa Eurostat attraverso il Digital Intensity Index (DII), uno dei principali indicatori per misurare l’avanzamento del piano e che esprime il grado di digitalizzazione delle aziende all’interno dei confini del’Ue. La Commissione vuole che nel 2030 oltre il 90% delle piccole e medie imprese europee debba raggiungere almeno un livello base di «intensità digitale». Siamo ancora ben lontani dall’obiettivo.

I parametri presi in considerazione sono 12: dalla presenza di oltre il 50% di addetti connessi all’impiego di software per effettuare riunioni a distanza, fino all’utilizzo di robot e di molteplici misure di sicurezza o all’affidamento consistente all’e-commerce. Alcune sono competenze basilari, mentre altre sono più avanzate. Eppure, ai fini della valutazione dell’intensità, poco importa: se si posseggono fino a 3 attività il livello è molto basso e da 4 a 6 è basso, mentre tra 7 e 9 è ritenuto alto e da 10 a 12 molto alto. La sufficienza consiste nel raggiungere almeno 4 competenze su 12.

Nel 2023 le imprese europee che hanno ottenuto almeno il livello base di intensità digitale sono state il 59% del totale. Tra le piccole e medie imprese il dato è leggermente inferiore, al 58% (i punti percentuali da colmare sono quindi 32), mentre tra quelle di grandi dimensioni è naturalmente più alto, al 91%. In Italia i risultati, sempre riferiti allo scorso anno, sono stati leggermente superiori alla media europea: oltre il 61% di imprese italiane totali ha raggiunto il livello base, più del 60% tra le piccole e medie e il 91% tra le grandi (ossia con più di 250 lavoratori).

Tuttavia, il dato italiano risulta superiore a una media fortemente influenzata dagli scarsi risultati di molti paesi dell’Est europeo, come Romania, Bulgaria, Grecia, Slovacchia e Lettonia, dove le competenze digitali di base sono molto meno diffuse. Per capirlo basta citare uno dei casi più virtuosi, quello della Finlandia, dove le imprese che raggiungono il livello base di intensità digitale sono già l’86%.

Le imprese italiane possono considerarsi sufficientemente preparate in fatto di digitale sulle competenze minime: «solo» il 39% delle aziende italiane ha competenze digitali considerate molto basse, mentre la media europea è del 41% e in Germania, prima economia dell’Ue, sono comunque il 37%. La situazione cambia se ci si riferisce all’intensità digitale di livello alto e molto alto, ossia a partire da 7 competenze del DII. In fatto di eccellenze, infatti, il nostro Paese è indietro: meno di un’impresa italiana su cinque (19%) è in possesso di competenze digitali considerate elevate (da 7 a 9) e appena il 3% rientra ai massimi livelli di digitalizzazione (da 10 a 12 attività). Altrove in Europa, invece, i picchi di eccellenza sono più diffusi: la media europea è del 20% di imprese con competenze «alte» e del 5% per quelle «molto alte». In altri termini, mentre per le competenze digitali di base l’Italia fa leggermente meglio del contesto europeo nel suo complesso, quando si parla di digitalizzazione avanzata le imprese italiane sono più indietro, risultando in linea con i fanalini di coda del processo europeo di digitalizzazione e ben lontana dalle solite eccellenze nordiche.