Cos’è l’imposta di successione e come si calcola

Patrizia Del Pidio

30 Gennaio 2026 - 08:33

Chi deve pagare l’imposta di successione e come viene calcolata? Vediamo come funziona l’imposta che deve pagare chi riceve beni mobili e immobili in eredità.

Cos’è l’imposta di successione e come si calcola

L’imposta di successione è quella tassa dovuta da chi riceve in eredità o in donazione beni mobili e immobili. Cos’è e come funziona, come si calcola e quando si paga?

L’imposta di successione non è uguale per tutti e l’importo da pagare varia in base al fatto che chi riceve l’eredità (o la donazione) sia un familiare del defunto. A determinare le aliquote per il calcolo e le franchigie è anche il grado di parentela che legava l’erede al de cuius.

Quando viene a mancare un congiunto, gli eredi sono chiamati ad aprire la successione presentando la relativa dichiarazione e provvedendo con il versamento dell’imposta.

A differenza di quello che si può pensare, visto che in Italia le tasse e le imposte sono abbastanza elevate, l’imposta di successione ha un peso che, nella maggior parte dei casi, è quasi irrisorio grazie alle elevate franchigie previste dalla normativa. A dover pagare l’imposta di successione o donazione, infatti, sono solo coloro che ereditano importi molto alti o chi non è legato da parentela con il defunto.

Vediamo in quali casi si è tenuti al pagamento, e come varia l’importo in base al grado di parentela tra beneficiario e donante/defunto.

Di seguito tutto quello che c’è da sapere dell’imposta in questione.

Cos’è l’imposta di successione e donazione

L’imposta di successione e donazione è un tributo dovuto per il trasferimento della proprietà di immobili o di altri diritti qualora un soggetto benefici di un arricchimento patrimoniale mortis causa (in caso di eredità) o a titolo di liberalità (per effetto di una donazione). Le franchigie ed il sistema ad aliquote differenziate in ragione del soggetto beneficiario dell’eredità, influenzano il calcolo della tassa dovuta.

Tale imposta è disciplinata dal D.Lgs n. 346 del 31 ottobre 1990, fu soppressa nel 2001 e poi reintrodotta nel 2006 dalla Legge 286 con successive modifiche.

L’imposta di successione (e donazione) si applica:

  • su tutto il patrimonio lasciato dal defunto;
  • sui trasferimenti a titolo gratuito, comprese le liberalità;
  • sulle costituzioni di vincoli di destinazione di beni.

Imposta di successione, come funziona

La prima legge in materia di tassazione dei beni ereditari fu emanata nel 1862, subito dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Prima dell’unificazione, in ogni provincia era previsto un sistema specifico: era prevista l’esenzione totale al Sud mentre, ad esempio, la tassa di successione era particolarmente rigorosa in Piemonte e Lombardia.

A introdurre l’imposta sulle successioni e sulle donazioni così come la conosciamo oggi è stato il DPR n. 637 del 26 ottobre 1972, poi sostituito dal Testo Unico approvato dal Decreto Legislativo n. 346 del 31 ottobre 1990.

Abrogata dal Governo Berlusconi con la legge n. 383/2001 e successivamente introdotta dal Governo Prodi, l’attuale impianto della tassa sulle successioni è quello disegnato dai commi da 47 a 51 dell’articolo 2 del decreto legge n. 262 del 2006, che ha introdotto il sistema di aliquote e franchigie a oggi applicato.

Ma cos’è la tassa di successione di cui tanto si parla? Si tratta di un’imposta che colpisce i trasferimenti di beni e diritti per successione a causa di morte. Si tratta, semplificando, della “tassa sull’eredità”.

Novità 2026

A partire dal 1° gennaio 2026 l’imposta di successione e donazione subisce un cambiamento che comporterà il versamento minore dell’imposta. Viene eliminato, infatti, il coacervo ereditario, la norma che voleva una sommatoria automatica delle donazioni ricevute in vita con l’eredità ai fini del calcolo delle tasse di successione.

Dal 1° gennaio 2026, quindi, le franchigie previste per l’imposta di successione nel calcolo, devono essere considerate separatamente per le donazioni e per le successioni, senza più l’obbligo di sommare le due voci. Se, quindi, per i figli c’è la franchigia fino a 1.000.000 di euro questa prevede che non si paghi l’imposta fino:

  • a 1 milione di euro per le donazioni;
  • a 1 milione di euro per le successioni.

Novità in vigore dal 1° gennaio 2025

Nella Gazzetta Ufficiale 231 del 2 ottobre 2024 è stato pubblicato il D.Lgs 139 del 18 settembre che razionalizza le imposte di registro, di successione e di donazione.
Il decreto legislativo non solo semplifica calcolo e liquidazione delle imposte in questione, ma prevede anche delle sostanziali modifiche per la gestione dei trasferimenti di azienda in ambito familiare e nella tassazione dei trust.

Nelle modifiche previste anche delle agevolazioni per gli eredi più giovani di età: per chi non supera i 26 anni è stata prevista la possibilità di versare imposte di bollo, catastali e ipotecarie utilizzando le somme giacenti che fanno parte dell’attivo ereditario per fare in modo che le somme siano liberate immediatamente dagli istituti di credito affinché i giovani possano versare le imposte.

Imposta di successione fai da te

Per l’imposta di successione, ma anche per quella di registro, la parola d’ordine diventa “fai da te”. Nelle successioni il decreto conferma quanto previsto inizialmente affermando che l’imposta debba essere liquidata in autonomia entro 90 giorni dal termine della dichiarazione di successione. L’imposta autoliquidata, in questo modo, diventa quella principale, rendendo qualsiasi intervento di rettifica come una sorta di imposta complementare.

La novità principale non riguarda solo la liquidazione dell’imposta, ma anche la modalità di presentazione delle dichiarazioni di successione: l’unico canale per l’invio è quello telematico con presentazione entro i 12 mesi dall’apertura di successione. Unica alternativa a questa tipologia di invio è quella che prevede la spedizione tramite posta raccomandata che, però, può essere utilizzata solo dai soggetti che non risiedono in Italia.

Semplificazioni anche nella compilazione delle dichiarazione di successione

Per quel che riguarda la compilazione della dichiarazione di successione intervengono novità abbastanza importanti che prevedono non sia più necessario andare a indicare gli atti di alienazione degli ultimi sei mesi (con eventuali corrispettivi).
Viene meno anche l’obbligo di allegare gli estratti catastali degli immobili oggetto della successione e il certificato dei pubblici registri per quel che riguarda navi e aeromobili (per l’individuazione).

Novità nei trasferimenti d’azienda

L’intervento riguarda anche i trasferimenti aziendali in ambito familiare. Se quote societarie o azioni di società devono essere trasferite al coniuge o ai discendenti, è prevista l’esclusione dalla tassazione qualora il trasferimento stesso permetta di acquisire il controllo di diritto o nel caso che il controllo stesso sia già in essere.

L’agevolazione prevista che permette di escludere le quote dalla tassazione è vincolata al mantenimento del controllo per un periodo che non sia inferiore ai 5 anni.

Chiarimenti anche per quel che riguarda i trust: l’imposta deve essere applicata solo al momento in cui i beni e i diritti sono trasferiti ai beneficiari, ma può essere previsto un prelievo anche anticipato al momento della presentazione della dichiarazione di successione o a quello in cui in beni vengono conferiti nel trust. In questi casi, avendo una tassazione anticipata, quando i beni saranno effettivamente trasferiti non ci sarà tassazione.

Quando si paga l’imposta di successione

L’imposta di successione sugli immobili è dovuta per qualsiasi tipologia di abitazione: quindi appartamenti, terreni, fabbricati strumentali e così via.

Mentre l’imposta sui beni mobili si applica su automobili, barche, aeromobili e anche su gioielli, opere d’arte, azioni, obbligazioni, titoli di Stato (tassati soltanto nel caso di donazione), crediti e quote di appartenenza a società. Va ricordato che l’imposta di applica soltanto sulla quota di valore eccedente quanto previsto dalle franchigie, come vedremo a breve.

Aliquote imposte successione e franchigie

Precisiamo che le imposte di successione e donazioni si applicano con aliquote e franchigie diverse a seconda del grado di parentela. Per quanto riguarda gli immobili a uso abitativo, le percentuali sono queste:

  • per coniuge, figli, genitori e nipoti è pari al 4% del valore dell’eredità, sulla parte che supera 1.000.000 di euro;
  • per fratelli/sorelle l’imposta di successione è pari al 6%, sul valore dell’eredità che supera 100.000 euro;
  • per gli altri parenti (fino al 4° grado), gli affini in linea retta e gli affini in linea correlata entro il 3° grado è pari al 6% del valore dell’eredità;
  • per altri soggetti non legati da vincoli di parentela, l’imposta di successione è dell’8% del valore dell’eredità, senza franchigie.

Oltre alle franchigie di 100.000 euro e di 1 milione di euro, vi è una ulteriore franchigia, pari ad 1,5 milioni di euro, per i trasferimenti effettuati in favore di soggetti portatori di handicap, riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992.

Il sistema costruito comporta, quindi, che non sempre si paga l’imposta sull’eredità ricevuta, soprattutto in caso di trasferimenti tra coniuge, figli, fratelli o sorelle.

Calcolo ed esempi di calcolo

Come si calcola la tassa di successione? Nella seguente tabella riepiloghiamo i criteri di calcolo dell’imposta di successione:

Aliquota Franchigia Grado di parentela
4% sull’importo eccedente la franchigia di 1.000.000 di euro per coniuge, figli e altri parenti in linea retta
6% sull’importo eccedente la franchigia di 100.000 euro per fratelli e sorelle
6% senza franchigia per altri parenti fino al 4° grado
8% senza franchigia per altri soggetti estranei
4%, 6% o 8% sull’importo eccedente la franchigia di 1.500.000 di euro per persone portatrici di handicap grave ai sensi della Legge 104 (in base al grado di parentela)

Per calcolare l’importo dell’imposta è fondamentale tener conto della franchigia stabilita dalla legge. Questa si calcola sul valore della donazione o della massa ereditaria per ciascun beneficiario.

La franchigia, come abbiamo visto, dipende dal grado parentela e dalla presenza di una disabilità certificata dal medico.

Vediamo degli esempi di calcolo imposte di successione.

Un uomo muore lasciando in eredità 2 milioni di euro di patrimonio (tra immobili e depositi). A dividersi i beni sono la coniuge superstite e due figli in parti uguali (al coniuge superstite spetta una quota del 33,3% in presenza di due figli). La quota di patrimonio spettante per ognuno degli eredi è di 666.666 euro. L’importo non eccede la franchigia previste per figli e coniuge che, quindi, non dovranno versare nessuna imposta.

Se l’eredità fosse stata di 6 milioni di euro, però, a ognuno dei tre erediti sarebbe spettata una quota pari a 2 milioni di euro: la franchigia esclude dalla tassazione solo 1 milione di euro, pertanto sul milione di euro eccedente coniuge e figli avrebbero dovuto pagare il 4% (l’aliquota prevista per questi familiari), ovvero 80.000 euro per ogni erede.

Supponiamo che un ricco signore nel testamento lasci 150.000 euro a un amico. Per i non familiari non sono previste franchigie e, tra l’altro, l’aliquota è più alta. L’erede si trova a dover versare l’8% di quanto ricevuto, in questo caso 12.000 euro.

Calcolo imposta di successione autonomo dal 2025

Dal 2025 per pagare le imposte di successione si deve procedere al calcolo in autonomia e al pagamento. L’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione, però, del contribuente un software all’interno della dichiarazione di successione (quadro EF). L’applicativo mette a disposizione un prospetto riepilogativo con l’ammontare dell’imposta ripartita per ogni erede.

Dal 1° gennaio dello scorso anno, infatti, il tributo deve essere calcolato dagli obbligati e non più dall’Ufficio territoriale delle Entrate.

L’imposta va versata tramite il Modello F24 - che è allegato alla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate - e si può pagare presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, in banca o alle Poste.

Si può pagare a rate?

La risposta è sì, l’imposta di successione e donazione si può pagare a rate secondo queste modalità:

  • almeno il 20% dell’importo deve essere versato nel termine di 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione;
  • la restante parte va versata in 8 rate trimestrali (che salgono a 12 per importi superiori a 20.000 euro), sulle quali sono dovuti gli interessi calcolati dal 1° giorno successivo al pagamento della tranche iniziale. Le rate scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre.

La rateizzazione è possibile soltanto se l’imposta supera i 1.000 euro.

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