Il Regno Unito e le elezioni: i temi al centro dello scontro politico

Roberto Vivaldelli

31/05/2024

Tories verso la sconfitta dopo 14 anni di governo: anche se le tensioni interne potrebbero pesare sulla portata della vittoria (quasi) sicura dei Labour.

Il Regno Unito e le elezioni: i temi al centro dello scontro politico

Come annunciato recentemente dal primo ministro britannico conservatore Rishi Sunak, le elezioni politiche nel Regno Unito si terranno il 4 luglio di quest’anno. Dopo 14 anni di governo ininterrotto dei tories (in cui si sono succeduti David Cameron, Theresa May, Boris Johnson e lo stesso Sunak), il partito laburista di Keir Starmer gode di un considerevole vantaggio, almeno secondo i sondaggi.

Secondo l’ultima rilevazione del Guardian, infatti, Starmer sarebbe in testa con il 44% dei consensi contro 23% del premier uscente. Il partito euroscettico e nazionalista fondato da Nigel Farage è dato all’11%, mentre i liberal-democratici si fermerebbero al 9%, rincorsi dai verdi al 6% e dal Scottish National party (3%). Dati in linea con tutti gli altri giornali, dalla BBC al Telegraph e che dovrebbero essere abbastanza verosimili, su cui pesa però un’incognita: quella rappresentata dal Partito dei Lavoratori di George Galloway, che ha trionfato a sorpresa nelle elezioni suppletive di Rochdale.

Lo scontro politico nel Regno Unito

I conservatori sono in grande difficoltà. Innanzitutto perché Sunak è un leader impopolare e molti colleghi di partito non hanno affatto gradito il suo recente annuncio. Come riporta lo Spectator, infatti, un ministro del governo avrebbe dichiarato alla testata vicina ai conservatori che quella del premier è un’iniziativa “assolutamente folle” mentre la maggior parte dei tories sostiene che la campagna elettorale sia partita malissimo - se non in maniera disastrosa - con l’annuncio di Sunak sotto la sua pioggia, fino alla sua visita al Titanic Quarter di Belfast. A peggiorare la situazione, la promessa del primo ministro di riportare il servizio di leva se il partito conservatore dovesse vincere le elezioni, dichiarazioni che hanno innescato un vivace dibattito a livello nazionale su una politica che la Gran Bretagna ha abbandonato più di 60 anni fa.

Non si tratta, in realtà, della coscrizione obbligatoria, in cui le persone sono legalmente vincolate ad arruolarsi nell’esercito per un periodo di tempo: il programma di Sunak offre invece ai giovani la possibilità di scegliere se iscriversi a un programma di addestramento militare della durata di un anno o se svolgere il servizio civile un fine settimana al mese per lo stesso periodo di tempo. “Insieme al servizio di leva per i giovani, sono state proposte agevolazioni fiscali per i pensionati. Solo a questo punto è emerso uno schema coerente ma preoccupante: si tratta certamente di una strategia, ma non è finalizzata alla vittoria” nota lo Spectator, attaccando il primo ministro.

Starmer epura la sinistra del partito

Tensioni interne si registrano anche sul fronte laburista. Come riportato dal Financial Times, infatti, il leader Starmer avrebbe messo in un angolo i potenziali competitor fedeli all’ex segretario e deputato della sinistra del partito, Jeremy Corbyn - il quale ha lanciato la sua candidatura da indipendente nella circoscrizione di Islington Nord, di cui è stato il rappresentante laburista dal 1983 - a favore di una serie di candidati di centro e della destra del partito, indirizzati verso dei seggi sicuri. Alcune ore dopo che la veterana deputata Diane Abbott ha dichiarato di essere stata cacciata dal partito, il Labour ha ritirato il suo sostegno a due candidati di sinistra, come Faiza Shaheen, economista e attivista per le disuguaglianze, che è stata informata dal comitato esecutivo nazionale del partito che non sarà più la candidata per Chingford e Woodford Green, seggio occupato dall’ex leader dei Tory Iain Duncan Smith.

“Invece di unirsi per battere Iain Duncan Smith e conquistare il seggio per i laburisti, la squadra di Starmer sembra più interessata a epurare una donna musulmana”, ha dichiarato il gruppo di sinistra Momentum. Ad animare lo scontro interno è l’economia ma soprattutto la politica estera e il sostegno del Regno Unito all’operazione militare di Israele: Corbyn, infatti, è un noto critico della politica estera di Tel Aviv, e in passato è stato ripetutamente accusato di «antisemitismo», mentre Starmer ha una posizione decisamente più «tiepida» sull’argomento poco apprezzata dalla sinistra. La domanda giusta, esaminando le figure di Starmer e Sunak, è questa: qualcuno dei leader del partito è pronto per diventare Primo Ministro?