A breve si voterà per la riforma della giustizia in Italia, ovvero la dibattuta separazione delle carriere. Ecco la spiegazione completa su come si vota e cosa succede se vince il sì o il no
È tempo di prepararsi, di iniziare ad informarsi. Il referedum giustizia 2026 sta per arrivare e sempre più persone si chiedono cosa succede se vince il Sì e cosa succede se vince il No.
Domenica 22 e lunedì 23 marzo si vota in Italia per un referendum costituzionale sulla giustizia. Un appuntamento molto atteso quanto discusso, che arriva dopo anni di dibattiti sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Poiché si tratta di un referendum costituzionale, ci sono regole diverse rispetto a quelli a cui siamo stati abituati negli ultimi anni: la più importante è che non serve il quorum.
La redazione di Money.it ha sviluppato una guida semplice e completa su tutto ciò che c’è da sapere sul referendum giustizia 2026.
| In una puntata di Money Talks, il podcast di Money.it, abbiamo intervistato due magistrati, uno a favore del Sì e uno per il No. Puoi recuperarla di seguito. |
In questo articolo avremo modo di vedere anche le posizioni di due magistrati, uno
Il referendum giustizia 2026, in breve
Il referendum riguarda la cosiddetta «Riforma Nordio-Meloni», una legge di revisione costituzionale approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025. La riforma modifica diversi articoli della Costituzione (dal 104 al 110) per cambiare radicalmente l’ordinamento della magistratura italiana.
Il Parlamento ha approvato la legge a maggioranza assoluta, ma non con la maggioranza dei due terzi: per questo motivo la Costituzione prevede che si possa chiedere un referendum confermativo per lasciare l’ultima parola ai cittadini.
Se la riforma dovesse passare, il sistema giudiziario italiano cambierebbe in quattro punti principali:
1) La separazione delle carriere
Oggi i magistrati entrano in servizio tramite un unico concorso e possono passare (anche se con limiti molto severi introdotti dalla precedente riforma Cartabia) dal ruolo di pubblico ministero (chi accusa) a quello di giudice (chi decide) e viceversa. Con la riforma, le carriere diventerebbero due: chi sceglie di fare il PM non potrà mai fare il giudice, e viceversa.
2) Due CSM invece di uno
Attualmente esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura che governa tutti i magistrati. La riforma ne creerebbe due distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi sarebbero comunque presieduti dal Presidente della Repubblica.
3) Il sorteggio dei membri
Questa è la parte più controversa. Per evitare lo strapotere delle «correnti» (i gruppi politici interni alla magistratura), i membri dei due CSM non verrebbero più eletti dai magistrati stessi, ma estratti a sorte.
4) L’Alta Corte Disciplinare
Verrebbe istituito un nuovo tribunale speciale incaricato di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, togliendo questa competenza al CSM.
I parere degli esperti sul referendum giustizia 2026
Nei giorni scorsi su Money.it abbiamo intervistato due ospiti autorevoli a parlare del tema: i magistrati Nicola De Marinis e Valerio de Gioia.
Qui il link alla puntata completa di money Talks sul referendum:
Lo status quo e i precedenti
In Italia, l’unità della magistratura è stata finora considerata un pilastro per garantire che il pubblico ministero sia indipendente dal potere politico tanto quanto il giudice.
Negli ultimi vent’anni ci sono stati molti tentativi di cambiare queste regole. Il più recente è stato il referendum del 2022, promosso da Lega e Radicali. In quel caso si trattava di un referendum abrogativo (per cancellare leggi esistenti) e fallì perché non fu raggiunto il quorum: andò a votare solo il 20,9% degli elettori.
Questa volta è diverso: essendo un referendum confermativo, la legge passerà o sarà bocciata a prescindere da quante persone andranno ai seggi.
Cosa succede se vince il SÌ
Se la maggioranza dei votanti sceglie il «SÌ», la riforma entra in vigore e lo Stato dovrà dividere i concorsi e organizzare i due nuovi CSM. I sostenitori del SÌ dicono che il sorteggio pulirà la magistratura dai giochi di potere interni. E’ bene sottolineare come indipendenza da influenze politiche non significhi indipendenza tout-court: il caso Palamara, risalente a pochi anni fa, ha mostrato chiaramente e in modo documentato come dinamiche del genere siano già presenti. (per approfondire, vedi questa intervista sul canale Youtube di Money.it)
Decondo i sostenitori del sì, l’argomento principale del governo è che il cittadino avrà un giudice «più imparziale» perché non sarà più un collega di carriera della pubblica accusa.
Cosa succede se vince il NO
Se vince il «NO», la riforma viene cancellata e tutto resta come adesso: la magistratura resta un corpo unico. Il CSM rimane l’unico organo di governo e i suoi membri continueranno a essere eletti.
Molti critici della riforma (tra cui l’Associazione Nazionale Magistrati e diversi partiti di opposizione) temono che separare il PM dai giudici sia il primo passo per metterlo sotto il controllo del governo, come accade in altri paesi. Vincendo il NO, questo rischio verrebbe scongiurato secondo i contrari.
Come si vota
Si vota mettendo una croce sul «SÌ» se si vuole che la riforma entri in vigore, o sul «NO» se si vuole bocciarla e mantenere la Costituzione così com’è. Il quesito è stato recentemente riformulato dalla Cassazione per essere più chiaro e riporta l’elenco degli articoli della Costituzione che verrebbero modificati.
Ricorda: non c’è bisogno di raggiungere il 50% più uno degli elettori. Chi ha più voti vince, punto.
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