Il record del debito globale: quando si fermerà l’ascesa?

Andrea Muratore

8 Ottobre 2023 - 07:03

Oltre l’80% dell’incremento della quota globale di debito pubblico e privato è stato dato dal contributo dei Paesi più ricchi. Quanto reggerà alla prova dell’aumento dei tassi?

Il record del debito globale: quando si fermerà l’ascesa?

I dati dell’Institute of International Finance sul debito globale sono allarmanti e notevoli: il prestigioso think tank economico anglosassone ha sottolineato che a fine giugno il debito globale del pianeta, sommando le passività di Stati, imprese, cittadini, ha raggiunto l’esorbitante quota di 307 trilioni di dollari, un valore quasi tre volte e mezzo superiore a quello del Pil del pianeta.

Debito, sempre più debito

L’Iif nota guardando i dati del 30 giugno 2023 che il debito globale in termini di dollari è aumentato di 10 trilioni di dollari nella prima metà del 2023 e di 100 trilioni di dollari negli ultimi dieci anni, assecondando un trend capace di prevaricare qualsiasi tendenza macroeconomica, espansiva o recessiva che fosse, del sistema-mondo.

L’ultimo boom è stato dettato dalla necessità degli Stati di rispondere alla fragilità del sistema energetico, dalla sfida delle imprese di fronte ai tassi alti e dall’aumento dei costi di servizio al debito per tutti gli operatori nel mondo dopo la fine dell’era dei quantitative easing. La svolta ha portato il rapporto debito/Pil del pianeta al 336%. Prima del 2023, il rapporto debito/Pil era calato consecutivamente per ben sette trimestri sulla scia del rimbalzo economico post-Coronavirus.

Cosa spinge il boom

L’improvviso aumento dell’inflazione è stato il fattore principale dietro il forte calo del rapporto debito/Pil negli ultimi due anni”, ha affermato l’Iif in un report, aggiungendo che sul fronte del rapporto tra debiti pubblici e privati oltre l’80% dell’incremento della quota globale di debito pubblico e privato è stato dato dal contributo dei Paesi più ricchi. In termini relativi Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna e Francia tra i Paesi occidentali e Cina, India e Brasile nel contesto dei Brics hanno aggiunto quote notevoli di debito.

Nei Paesi più sviluppati l’attenzione è tutta sui debiti pubblici, come nota l’Iif: “Poiché tassi più alti e livelli di debito più elevati spingono più in alto le spese per interessi pubblici, le tensioni sul debito interno sono destinate ad aumentare”. Il tasso del debito italiano decennale è sopra il 5% e anche la curva dei Treasury Usa e dei Bund tedeschi segna livelli notevoli. Ma al contempo va notato che la “mina” capace di esplodere è quella del debito privato. Quella, cioè, del “debitalismo” costruito in un decennio di soldi facili creati con il denaro a costo zero delle banche centrali, buyback azionari, scommesse borsistiche e via dicendo.

Il crocevia del “debitalismo”

Gli ultimi anni sono stati dunque contraddistinti da una fase di creazione debitoria da ogni fronte. Recessioni, guerre, tempeste energetiche, politiche di sviluppo (nel caso della Cina) hanno spinto all’emissione di quantità oceaniche di debito pubblico.
Ma non dimentichiamo che due terzi del debito mondiale afferisce al settore privato. Valanghe di debiti sono state accumulate a seguito del “liberi tutti” dettato dal quantitative easing globale prima e dalla sua coda pandemica poi. Cosa ci troviamo oggi a affrontare? Una situazione in cui il debito si è accumulato nelle gore morte della speculazione da un lato e si è trovato schiacciato sotto il peso dei rincari dei tassi e le difficoltà di crescita dei Paesi dall’altro. Vale per i Paesi ad economia tradizionalmente avanzata ma anche per la Cina che si trova in affanno sulla crescita.

Oggi il sistema capitalistico globale si trova a un bivio nella gestione del debito. Procederà all’accumulazione continua di passività, tali da far impallidire il livello annuo del Pil del mondo a fronte di indebitamenti non “acquistabili” con un anno di lavoro di tutta l’economia della Terra? Oppure si inizierà una corsa verso un “atterraggio” morbido? Alcuni investitori stanno iniziando a scaricare molte obbligazioni pubbliche e private acquistate durante l’era del Qe globale e della pandemia. Se quegli investimenti sbloccati andranno in economia reale, crescita e prodotti reali si potrà ridimensionare l’inflazione, rispondere alle sfide del presente, rilanciare la crescita. Se si aspetterà un nuovo giro di giostra dei mercati per perseguire un guadagno facile, invece, sarà un grande problema. E prima o poi il sistema rischierà di chiedere, definitivamente, conto a Stati e privati del boom debitorio creato negli anni. Con conseguenze recessive facilmente immaginabili. Siamo ancora in tempo a fermare la ruota dell’iper-accumulazione di debito prima che esca dalla traiettoria entro cui gira.