“Le cose stanno finalmente migliorando per la più grande economia africana”. È questo il titolo di uno degli ultimi articoli pubblicati da Bloomberg sul Sud Africa. Gli ultimi dati pubblicati da Stats SA, il servizio statistico nazionale, sono incoraggianti. Riguardano il secondo trimestre dell’anno, certo, ma lasciano intendere che Johannesburg potrebbe finalmente aver imboccato la giusta strada.
Anche perché i numeri parlano di un aumento del pil dello 0,4% dopo una crescita dello stesso pari a 0% nel primo trimestre, di un taglio del tasso repo di 25 punti base da parte della Reserve Bank (è arrivato all’8%) e della diminuzione del prezzo del carburante (ora oscillante tra R1,06 e R1,14).
La sfida che abbiamo dovuto affrontare è stata l’elevatissimo costo della vita, quindi questi sviluppi, sebbene marginali, sono certamente un sollievo per le famiglie. Il taglio del tasso repo, ad esempio, offre un po’ di respiro alle famiglie con prestiti, che si tratti di una casa, di un’auto o di un prestito personale, riducendo gli interessi che sono tenuti a pagare,” ha dichiarato Nomonde Mnukwa, direttore generale ad interim del Government Communication and Information System.
Segnalati anche i consumi in aumento e una modesta crescita dell’occupazione con 42.000 (+0,4%) nuovi posti di lavoro creati nel settore formale non agricolo (il livello di occupazione totale ha toccato quota 10,7 milioni). Per le autorità questo è il segnale del fatto che le politiche del governo guidato da Cyril Ramaphosa starebbero finalmente iniziando a stabilizzare l’economia del Paese.
Cosa succede in Sud Africa
Dopo un decennio di crisi il Sud Africa inizia dunque a vedere una piccola luce in fondo al tunnel. Ci sono tanti piccoli aspetti da evidenziare, come i sette mesi consecutivi di elettricità ininterrotta di cui hanno goduto imprese e famiglie - che erano sottoposte a blackout a rotazione dal 2008 - e riforme che consentono ai cittadini di accedere anticipatamente a una parte dei propri risparmi pensionistici (insieme a tassi di interesse più bassi, questo dovrebbe incrementare la spesa).
Nel frattempo il ministro delle Finanze, Enoch Godongwana, è pronto a presentare una linea di credito di garanzia destinata ad attrarre il capitale privato necessario per modernizzare ed espandere le reti di approvvigionamento energetico, ferroviario, portuale e idrico. Nelle intenzioni di Ramaphosa, del resto, c’è quella di trasformare il Sud Africa in un cantiere aperto, caratterizzato da riforme e lavori in corso.
Di pari passo, la banca centrale del Paese ha individuato in un incremento sostenuto degli investimenti netti reali la chiave per invertire la tendenza di un’economia cresciuta in media meno dell’1% all’anno negli ultimi 10, e per affrontare un tasso di disoccupazione del 33%.
Kenny Fihla, vicedirettore generale della Standard Bank, la più grande banca del Paese, ha dichiarato che la sua banca ha calcolato che il miglioramento dell’affidabilità dell’elettricità e della logistica nei porti e nelle ferrovie potrebbe aggiungere l’1,5% al Pil del Sudafrica. E questo, insieme ai nuovi investimenti nelle infrastrutture, potrebbe spingere la crescita a oltre il 3%. Il punto è che tutto ciò non accadrà dall’oggi al domani...
Riforme e investimenti
Sono due gli strumenti che Ramaphosa intende utilizzare per risvegliare il colosso africano: le riforme e gli investimenti. In merito a quest’ultimo punto, non è un caso che alcuni dei principali dirigenti del Sud Africa, insieme a diversi ministri del governo, si siano recentemente recati a New York per il roadshow SA Tomorrow, con l’obiettivo di promuovere il loro Paese come destinazione di investimento per le aziende statunitensi.
Qualche settimana fa, poi, Ramaphosa assicurava che i progressi economici registrati dopo la formazione della nuova coalizione, a giugno, avrebbero potuto far sì che la crescita annuale del pil nazionale potesse triplicare fino a toccare il 3%. L’entusiasmo è tornato a contagiare Johannesburg ma resta ancora un Everest da scalare.
Godongwana, per esempio, ha dichiarato che il Sud Africa avrebbe raccolto R22,3 miliardi in meno di tasse per l’anno finanziario fino a marzo rispetto a quanto previsto a febbraio, e avvertito che nel prossimo anno finanziario il debito pubblico sarebbe salito a R6tn, ovvero il 75,5% del pil, rispetto ai R5,6tn di quest’anno.
“Questo bilancio mostra quanto sia difficile l’economia del Sud Africa, e la speranza e l’entusiasmo non sono sufficienti a cambiare la situazione. Il paese deve fare delle scelte difficili prima di poter anche solo pensare di raggiungere quel tasso di crescita del 3%”, ha tasgliato corto Ann Bernstein, direttrice del Centre for Development & Enterprise di Johannesburg.