Il nucleare può davvero tornare in Italia? Intervista a Luca Romano, l’Avvocato dell’Atomo

Redazione

27 Maggio 2026 - 15:54

Il governo Meloni ha appena varato un disegno di legge per il ritorno al nucleare. Ma l’Italia è pronta? Ne abbiamo parlato con Luca Romano, divulgatore scientifico noto come L’Avvocato dell’Atomo.

Il nucleare può davvero tornare in Italia? Intervista a Luca Romano, l’Avvocato dell’Atomo
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In un’Italia che nel 2025 ha registrato uno dei prezzi dell’elettricità più alti d’Europa e che punta alla neutralità climatica al 2050, il governo Meloni accelera sul ritorno del nucleare. Il disegno di legge delega (A.C. 2669) per il “nucleare sostenibile” è in fase avanzata alla Camera: nelle Commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive si è discusso centinaia di emendamenti, con audizioni di Confindustria, ENEA e altri stakeholder. A metà maggio 2026 la premier Giorgia Meloni ha annunciato in Senato che entro l’estate sarà approvata la legge delega e adottati i decreti attuativi, completando così il quadro normativo necessario.

Il provvedimento delega il Governo a emanare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi per disciplinare produzione di energia nucleare, gestione del ciclo del combustibile, rifiuti radioattivi, decommissioning, fusione e riorganizzazione delle competenze istituzionali. Al centro c’è il “Programma nazionale per il nucleare sostenibile”, allineato alla tassonomia UE, con focus su Small Modular Reactors (SMR) e tecnologie avanzate.

L’Italia non riparte da zero. Dispone di competenze industriali consolidate (Enel, Ansaldo Energia, Leonardo, ENEA) e di un know-how storico dagli anni ’60-’80. Il DDL punta a superare il vuoto regolatorio post-referendum 2011 (che abrogò norme specifiche ma non vietò per sempre il nucleare, come chiarito dalla Consulta). Prevede anche campagne informative (con fondi dedicati) per contrastare disinformazione e costruire consenso. Le tecnologie privilegiate sono gli SMR: reattori modulari da 100-300 MW, fabbricabili in serie, con sicurezza passiva (raffreddamento naturale, spegnimento automatico). Più adatti al territorio italiano rispetto ai grandi reattori tradizionali, possono integrarsi con le rinnovabili per garantire energia baseload stabile 24/7. L’obiettivo di lungo periodo citato in vari studi è arrivare a diversi GW di potenza installata entro il 2050, partendo da primi impianti pilota.

Per capire la fattibilità del progetto del Governo Meloni, abbiamo intervistato Luca Romano, divulgatore scientifico noto come L’Avvocato dell’Atomo.

Luca Romano

Luca Romano nasce a Torino nel 1988. Si diploma allo storico liceo scientifico Galileo Ferraris della sua città e si laurea in Fisica presso l’Università di Torino, con curriculum in Astrofisica e Fisica teorica. Consegue poi un Master in Giornalismo scientifico e Comunicazione della Scienza presso lo IUSS di Ferrara (o Università di Ferrara secondo alcune fonti). Ha anche un diploma in pianoforte presso il Conservatorio di Cuneo.
Prima di dedicarsi a tempo pieno alla divulgazione, ha lavorato come insegnante di matematica e fisica. Durante la pandemia del 2020, annoiato dal lockdown e dall’insegnamento a distanza, decide di canalizzare le sue conoscenze scientifiche e le sue doti di scrittore in un progetto di comunicazione sui social. Nasce così la pagina “L’Avvocato dell’Atomo” su Facebook, con l’obiettivo di combattere la disinformazione sull’energia nucleare e promuovere un ambientalismo basato sui dati e non sull’ideologia.

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