Il NASDAQ di oggi copia alla perfezione quello del 1998. Come andrà a finire?

Tommaso Scarpellini

5 Giugno 2026 - 11:38

Il NASDAQ 2026 e il NASDAQ 1998 si somigliano in modo inquietante. Un distance score da brividi e un pattern che nessuno vuole ammettere.

 Il NASDAQ di oggi copia alla perfezione quello del 1998. Come andrà a finire?

C’è un grafico che gira tra i desk dei gestori più attenti e che nessuno ha voglia di commentare ad alta voce. Due curve distanti trent’anni si sovrappongono con una precisione statistica rarissima: e se il mercato stesse ricalcando esattamente lo stesso copione?Quello che arrivò dopo quel momento storico cambiò per sempre il patrimonio di milioni di investitori.

Un Distance Score di 7.2 non è un dettaglio tecnico da ignorare. Questo indicatore, solitamente viene utilizzato per misurare la vicinanza statistica tra due sequenze di prezzo nel tempo: più il valore si avvicina allo zero, più la somiglianza è perfetta. Sotto 10 viene considerata una corrispondenza storica significativa, il tipo di pattern che giustifica una riflessione approfondita sulle implicazioni future.

Questo indicatore in sostanza sovrappone due traiettorie del NASDAQ Composite. La prima parte dall’ottobre 1994 e si chiude a maggio 1998. La seconda inizia nell’ottobre 2022 e arriva fino a giugno 2026. Le due curve si inseguono con una fedeltà quasi inquietante. Se la sovrapposizione reggesse, e nessuno può dirlo con certezza, il modello storico suggerisce che il percorso del 1994-1998 non terminò lì. Ciò che arrivò dopo fu il rally più violento e irrazionale che i mercati azionari americani avessero mai visto. Seguito da quello che tutti conoscono.

Cosa accadde davvero dopo il 1998

Dal 1995 il NASDAQ era aumentato di oltre il 570%, con una crescita dell’85% registrata nel solo 1999. Poi, a marzo 2000, i bilanci di diverse aziende mostrarono risultati deludenti. L’indice perse in tre soli giorni quasi il 9%. Nel corso del 2001 molte dot-com companies chiusero i battenti. Nel 2004 solo il 50% delle società quotate nel 2000 erano ancora attive, a quotazioni infinitesimali rispetto ai loro massimi. Chi aveva investito al picco dovette aspettare oltre quindici anni per rivedere quei livelli.
Quello fu la distruzione sistematica di capitale accumulato da milioni di investitori retail che avevano creduto che «stavolta fosse diverso».

Il segnale che Burry sta mandando

Michael Burry, il gestore reso celebre per aver anticipato il collasso del mercato immobiliare nel 2008 e immortalato nel film «The Big Short», ha assunto posizioni short sul settore dei semiconduttori americani, uno dei cuori pulsanti del rally tecnologico degli ultimi anni.

Il 24 aprile ha rivelato l’acquisto di un numero significativo di opzioni put sull’iShares Semiconductor ETF con scadenza gennaio 2027 e prezzo di esercizio a $330. Al momento dell’operazione, i semiconduttori stavano già scambiando a un livello fortemente esteso: il 43% al di sopra della loro media mobile a 200 giorni.

Burry ha inoltre sottolineato come alcuni titoli del NASDAQ 100 stiano superando i guadagni astronomici registrati durante il picco della bolla delle dot-com. SanDisk Corp. ha registrato un’impennata del 3.960% tra il maggio 2025 e il maggio 2026, eclissando il record storico di Qualcomm che durante il boom tecnologico degli anni ’90 aveva segnato un rendimento del 2.620% su base annua.

Burry ha commentato con due parole: «la storia si ripete».

IA contro dot-com: davvero diverso stavolta?

La domanda che molti analisti si pongono è se il rally attuale, alimentato dall’intelligenza artificiale, sia davvero paragonabile a quello di Internet. Le opinioni divergono in modo netto.

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 gli investitori allocarono ingenti capitali in società internet che spesso non avevano alcun fatturato né utili. In molti casi era sufficiente avere «.com» nel nome dell’azienda per far salire il prezzo delle azioni. Quando la bolla scoppiò, l’indice NASDAQ perse oltre il 75%.

Oggi le grandi aziende tecnologiche producono utili reali e hanno bilanci solidi. Ma le valutazioni raccontano una storia più complessa. NVIDIA ha raggiunto una capitalizzazione record di oltre $5.000 miliardi, diventando l’azienda più grande al mondo, con un percorso che ricalca in parte quello di Cisco Systems al picco del 2000. Cisco perse poi oltre l’80% del suo valore.

Il confronto non implica necessariamente che la storia si ripeta. Ma chi ignora certi precedenti storici, storicamente, paga un prezzo elevato per quella distrazione.

Cosa potrebbe significare per il tuo portafoglio

Per chi oggi detiene esposizione ai mercati azionari americani, anche solo indirettamente attraverso fondi o ETF globali, questo tipo di analisi non dovrebbe essere archiviata come una curiosità da esperti.

Il grafico NDR non è una previsione. È uno specchio. Mostra che i mercati tendono a ripetere strutture comportamentali nel tempo, non perché esista una legge fisica che lo imponga, ma perché gli esseri umani continuano a rispondere alle stesse emozioni: euforia, avidità, paura del ritardo e poi panico.

Chi ha vissuto il 2000 sa che il problema non fu non avere le informazioni. Il problema fu non volerle leggere quando erano ancora in tempo.

Nessuno può sapere se e quando un eventuale rovesciamento potrebbe materializzarsi. Ma capire il contesto in cui ci si trova è probabilmente la forma più sottovalutata di protezione del capitale.

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