Le discussioni sull’ipotetica fine del ciclo economico, alimentate dalla continua spinta rialzista nei mercati finanziari, evocano ricordi di passate fasi di eccesso di fiducia. Tuttavia, la storia insegna che proclamare prematuramente la fine dei cicli economici può rivelarsi una mossa azzardata.
Gli anni successivi al 2020 sono stati straordinari, caratterizzati da modelli di domanda e offerta distorti dalla pandemia e da una serie di shock geopolitici e megatrend tecnologici ed energetici. In Occidente, l’inflazione ha registrato il picco più alto degli ultimi 40 anni, portando le banche centrali a rispondere con la stretta creditizia più brutale da decenni.
Nonostante la contrazione economica profonda ma breve del 2020, gli Stati Uniti hanno evitato una vera recessione, e pochi esperti prevedono che ne avverrà una nel 2025. BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, sostiene che il contesto attuale sia semplicemente diverso: “Non siamo in un ciclo economico tradizionale. Le tendenze storiche si stanno rompendo in tempo reale grazie a forze come l’intelligenza artificiale, che trasformano le economie”.
Questa affermazione audace ignora segnali di allarme tradizionali, come l’inversione della curva dei rendimenti o la regola di Sahm (che lega l’aumento della disoccupazione a una possibile recessione), i quali non hanno avuto il consueto impatto negli ultimi anni. Il PIL reale statunitense, infatti, continua a crescere sopra la media storica, con un tasso superiore al 3% alla fine del 2024, sostenuto da tassi d’interesse più bassi e da tagli fiscali previsti per il prossimo anno.
Nonostante il consenso ottimistico, le analogie con la fine degli anni ‘90 dovrebbero far riflettere. All’epoca, l’euforia per la tecnologia statunitense e la crescita economica sembravano invincibili, ma si conclusero con lo scoppio della bolla tecnologica del 2000. Gli investitori che si concentrarono su aziende tecnologiche sostenibili ottennero grandi profitti nel lungo termine, ma il ciclo economico e degli investimenti non era affatto terminato.
Oggi, l’S&P 500 si avvia verso il secondo anno consecutivo di guadagni superiori al 25%, trainato da un ristretto gruppo di giganti tecnologici. Tuttavia, ciò ricorda pericolosamente il periodo antecedente al crollo del 2000, quando tagli dei tassi della Federal Reserve prolungarono l’espansione, ma finirono per gonfiare una bolla destinata a esplodere.
Sebbene le prospettive per il 2025 appaiano positive, con un’economia statunitense che sembra un’“oasi di prosperità”, esistono rischi significativi. Le tensioni commerciali con Cina, Europa e vicini come Canada e Messico potrebbero compromettere la domanda globale o aumentare i prezzi interni, costringendo la Fed a rivedere la sua politica monetaria espansiva. Inoltre, tassi di interesse a lungo termine eccessivamente bassi potrebbero surriscaldare l’economia, alimentando bolle speculative.
Secondo BlackRock, l’attenzione dovrebbe restare su temi di lungo periodo, come l’intelligenza artificiale e l’energia verde. Tuttavia, il pericolo di distorsioni finanziarie, alimentate da una politica monetaria globale sempre più espansiva, non è da sottovalutare.
Proclamare la fine del ciclo economico potrebbe rivelarsi una valutazione prematura. Sebbene i progressi tecnologici e le dinamiche economiche attuali stiano ridefinendo i parametri tradizionali, i mercati finanziari dovrebbero mantenere una sana dose di prudenza, consapevoli che anche i periodi di crescita più solidi possono nascondere fragilità strutturali.