Si potrebbero fare tantissime ipotesi sul motivo per cui l’S&P 500 è crollato. Se si chiedesse a dieci analisti diversi il motivo, probabilmente riceveremmo dieci risposte differenti. È naturale: alla fine, quante pessime notizie sono emerse durante questi ribassi?
Moltissime. Trump, dazi, recessioni, guerra mondiale. Sarebbe stato strano se non fosse stato così, perché le brutte notizie si diffondono rapidamente quando il mercato cade, così come il sentiment di chi le legge.
Su una cosa, però, non si può discutere: i numeri. In borsa, i numeri si trasformano in valutazioni, ed una fra le più utilizzate è il rapporto prezzo/utili (P/E). Prima del crollo, l’S&P 500 scambiava a rapporti P/E superiori al 90% dei suoi valori storici (quel 10% era la bolla dot-com e altre situazioni estreme). Insomma, faceva paura. Possiamo dire che c’è stato un forte sell-off semplicemente perché l’S&P 500 (anche forward) aveva multipli troppo alti? Potrebbe. Se così fosse, come sono cambiate queste valutazioni nel corso di questo ribasso? E più che altro, l’S&P 500 è tornato finalmente a valutazioni eque? Ecco una risposta concreta.
La contrazione del P/E dell’S&P 500
Ho questa cattiva abitudine di voler salvare ogni mia analisi passata, anche per avere un’idea di come si evolvono le valutazioni nel tempo. Ed è interessante notare come, rispetto a un mese fa, l’S&P 500 abbia ridotto il proprio P/E da 23x a 20x. Può sembrare una contrazione marginale, ma in realtà, in termini relativi, può fare la differenza.
Distribuendo in percentili la distribuzione dei P/E storici dell’S&P 500, è facile rendersi conto che 23x rappresentava un valore superiore al 90° percentile per l’indice (91), quindi un valore superiore al 91% dei P/E passati; elemento che poteva destare preoccupazione nel mercato. Questa contrazione del prezzo ha portato l’S&P 500 invece al 66° percentile, più vicino alla media a 10 anni. Questo significa che l’indice ora si trova in una valutazione rispetto agli utili superiore «solo» al 66% dei casi passati; letta in questo modo, la situazione è meno preoccupante, non trovate? Certo, è ancora superiore al 50° percentile, e quindi per molti rappresenta ancora un rischio, ma almeno non è più ai massimi storici.
S&P 500, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice S&P 500. Fonte: baha.com
Settori e valutazioni relative
Anche le valutazioni relative di molti settori che compongono l’indice sono scese. Pensare che il settore tecnologico sia passato da un P/E di 29x a 25x (superiore solo al 70% dei casi passati) può essere letto positivamente dal mercato, considerando che la tecnologia, grazie all’AI, sta vivendo uno dei momenti più espansivi della storia moderna. Interessante anche il discorso sui communication services, con un P/E di 18, che si trova solo al 24° percentile, mentre pochi mesi fa era al 72°. Oppure il consumer discretionary, che passa da 28x a 24x, esattamente a metà distribuzione (50%).
Settori difensivi in crescita
Non mancano, però, settori che si sono improvvisamente elevati, perché considerati difensivi e quindi beneficiando di un afflusso di capitali visto il pericolo in corso. Un’evidenza particolare è nel comparto industrial e consumer staples, che hanno ridotto gli earnings previsti ma aumentato relativamente il prezzo, risultando in P/E addirittura più alti di qualche mese fa.
L’S&P 500 è tornato a valori equi?
L’S&P 500 è tornato a valori equi? No. L’equità di un indice è un elemento molto complesso da valutare, e chi dice il contrario probabilmente mente. Il problema è che sui mercati, come in fisica, tutto è relativo. Un P/E di 20x è equo per i mercati? Potrebbe esserlo. E la conferma, tendenzialmente, arriva con la stagione degli utili. Se dai report emergono sorprese positive sugli EPS delle aziende che compongono l’S&P 500, le aspettative di crescita per il 2025 potrebbero salire e, con queste, i P/E forward potrebbero abbassarsi. Il mercato potrebbe reagire acquistando per colmare il gap delle valutazioni.
Insomma, il mercato è meno sopravvalutato rispetto a un mese fa, ma questo non significa necessariamente che sia a buon prezzo. Le prossime trimestrali ci diranno se questo livello di valutazione è sostenibile o se è solo una pausa prima di un ulteriore rialzo o ribasso.